Mondo Solidale

L'ALLARME

Sinai, il mercato dei profughi continua
Segregati negli scantinati dei palazzi

La denuncia dell'Agenzia Habeshia, in continuo contatto telefonico con le persone oggetto di sequestri sistematici da parte dei predoni del deserto, ma anche della polizia egiziana. Un traffico di esseri umani che finanzia gruppi criminali, partiti politici, organizzazioni terroristiche

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ROMA - I predoni del Sinai, mercanti di esseri umani, continuano a tenere segregati circa 600 profughi africani, provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, negli scantinati delle palazzine di Rafah, città al valico di confine tra Egitto e Striscia di Gaza. La loro condizione ha dunque ancora i caratteri della tragedia umanitaria, nonostante continui a gravare un assurdo silenzio, mediatico e della cosiddetta "comunità internazionale", sulla sorte di migliaia di persone, "oggetti" e vittime di un mercato floridissimo, che arricchisce semplici organizzazioni criminali, finanzia partiti politici e gruppi terroristici.

Comprati e venduti più volte. Da un anno a questa parte, l'Agenzia Habeshia - diretta dal sacerdote eritreo don Moses Zerai - denuncia il sequestro dei profughi, in atto nel Sinai, che attraversano il deserto del Sinai dall'Egitto, a blocchi di 2-300 persone, assiepate nei container di trafficanti che non si fanno scrupolo di vendere il "carico" ad altri predoni, lungo il tragitto verso il confine con Israele. "Ma ora c'è anche un'altra emergenza - fa sapere Zerai -  le vittime del traffico di essere umani, che vengono presi dalla polizia di frontiera, in teoria sono tutelate dalla legge egiziana emanata un anno fa, in realtà tale legge non viene mai applicata: ad oggi, abbiamo centinaia di profughi, prima vittime dei trafficanti, e ora vittime dello stato nelle diverse stazioni di polizia, in alcuni casi nei campi militari. Molti di questi profughi in detenzione - aggiunge il direttore dell'Agenzia Habeshia - sono rifugiati riconosciuti dall'UNHCR, prima ancora del loro arrivo in Egitto: riconosciti quando sono transitati nei campi profughi in Sudan e in Etiopia".

Un massacro di innocenti in fuga.
"In questi 4 - 5 anni - dice Zerai - l'Egitto si è limitato a sparare sulle vittime dei trafficanti al confine con Israele; il mondo ha assistito passivamente a questo massacro di innocenti, la cui unica colpa è quella di cercare la libertà e una vita migliore. C'è una grave emergenza oggi nei centri di detenzione affollati dei profughi: diversi presentano ferite da arma da fuoco causate dalla polizia di frontiera. L'Egitto, firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951, avrebbe dovuto garantire l'acceso al diritto di asilo, invece non permette l'accesso all' UNHCR nei centri di detenzione, di conseguenza nega il diritto di asilo a queste persone".

Testimonianze al telefono.
Intanto arrivano testimonianze dirette al cellulare di Moses Zerai di gente, profughi e rifugiati detenuti,  che raccontano le condizioni di vita nelle varie stazioni della polizia egiziana, in alcuni casi pericolose per la loro salute. Da quelle voci al telefono arriva l'invito a tutti gli stati civili e a tutte le organizzazioni per i diritti umani di fare pressione sul governo egiziano, affinché permetta l'accesso agli operatori dell'UNHCR nelle seguenti stazioni di polizia: a Cair, Luxor stazione di polizia di Gurna dove sono detenuti 62 profughi di cui 5-6 bambini; Gharb a 9km da Aswan in cui ci sono 56 persone, nella città di Aswan in due stazioni di polizia ci sono 54 profughi; a Shallal nel campo militare ci sono 62 persone in pessime condizioni, così nelle diverse stazioni di polizia di Ismaillia, El Arish, sono centinaia i profughi che il governo egiziano trattiene senza dare loro la possibilità di accedere al diritto di asilo. Persone paralizzate a causa delle fucilate della polizia di frontiera egiziana, bambini donne in stato di gravidanza, tutt'ora trattenuti nelle stazioni di polizia. E' una chiara violazione dei diritti umani: profughi in fuga da dittature, guerre, fame vengono criminalizzati, trattenuti in condizioni pessime, mettendo a repentaglio la loro salute e la vita stessa.

Dove avviene tutto questo.
Tutto questo avviene a Rafah, circa 40 chilometri a sud di Gaza, città palestinese nella Striscia, proprio sul confine (l'unico confine ufficiale) con l'Egitto. È la più grande città di frontiera, con una popolazione di circa 96.000 abitanti, 44.000 dei quali vivono nei due campi profughi, il campo Canada, a nord, e il campo Rafah nel sud. In passato il valico era controllato dalle forze israeliane, trasferito poi all'Autorità Nazionale Palestinese dal settembre 2005. Una speciale commissione dell'Unione Europea monitorò il valico, in seguito alla richiesta israeliana, ma dall'aprile 2006 la Guardia Presidenziale del Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas, si assunse la responsabilità di quanto accade in quel luogo.