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L'APPELLO

Gibuti, l'epidemia Tbc nel campo profughi
Militari eritrei "disertori" in 52 stipati in cella

La denuncia dell'Agenzia Habeshia che svolge attività di volontariato a favore dei richiedenti asilo. Ci sono anche alcune donne. La richiesta all'UNHCR di intervenire per trovare una soluzione in un'area dove vengono detenuti come criminali dei rifugiati 

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ROMA - Arrivano telefonate disperate di profughi eritrei chiusi in tre campi per rifugiati di Gibuti, al cellulare di padre Moses Zerai, direttore dell'agenzia eritrea Habeshia . Stanno peggiorando le loro condizioni e il trattamento riservato alle 315 persone che vi sono alloggiate. Ora ne sono arrivati altri 52, tutti militari, come del resto tutti gli altri, che hanno disertato e che ora si trovano chiusi in una sola cella, in condizione disumane. Ci sono anche 5 donne, alcune di queste sono state trattenute negli spazi della Gendarmeria, dove avvengono gli interrogatori. Si ignorano i metodi usati in questi casi, sta di fatto però - fa notare una nota dell'agenzia Habeshia -  che i profughi lamentano l'assenza di cure mediche, in un luogo dove si paventa il rischio di una epidemia di TBC nel campo, dove infatti ci sono già tre persone ammalate che non stanno ricevendo alcuna cura.

"Cosa fa l'UNHCR?" Ora - peosegue l'appello di padre Zerai - i profughi temeno di essere tutti rinchiusi in celle anguste, come sta già accadendo per i 52 profughi eritrei, aumentando così il rischio di contagio di malatie trasmissibili per via respiratoria. Queste persone sono tutti richiedentei asilo politico, l'UNHCR è a conoscenza della loro situazione, "ma cosa sta faccendo per trovare una soluzione?", si domanda Zerai. "Che almeno si faccia qualcosa rispetto la loro condizione di permanenza in un campo profughi, in modo che non rischino la vita a causa di malatie. Chiediamo al governo di Gibuti - dice il direttore dell'agenzia -  il rispetto della Convenzione di Ginevra 1951, e facciamo appello all'UNHCR di fare ogni sforzo possibile per trovare una soluzione per questi richiedenti asilo, per garantire loro una adeguata protezione e non il carcere, dove si trovano oggi. Sappiamo anche che ci sono prigioniari di guerra in altri centri di detenzione, chiediamo che la Croce Rossa internazionale intervenga, per verificare le loro condizioni e trovare una soluzione a questo caso.

Cos'è l'agenzia Habeshia. L'Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (AHCS) è stata istituita nel 2006 con l'obiettivo di svolgere attività di volontariato esclusivamente per fini di solidarietà in favore di richiedenti asilo, rifugiati, beneficiari di protezione umanitaria presenti in Italia, senza scopo di lucro e di remunerazione. L'Agenzia realizza iniziative sociali, culturali, ed educative volte a favorire l'integrazione degli immigrati sul territorio nazionale e attività di sostegno a progetti di rientro nel paese di origine. L'organizzazione assicura inoltre ai migranti, ai profughi e ai rifugiati assistenza amministrativa, legale, di formazione specialistica e servizi in sintonia con lo scopo associativo. L'Agenzia ha altresì lo scopo di sviluppare e partecipare ad attività di solidarietà, di lotta contro il razzismo, le discriminazioni e l'emarginazione sociale, a salvaguardia dei principi fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali, in particolare la Convenzione europea per i diritti umani e la salvaguardia delle libertà fondamentali.