ROMA - Migliaia di famiglie separate. Oltre un milione e mezzo di sfollati interni, 700 mila rifugiati fuori dai confini: sono questi le cifre approssimative dell'esodo somalo dal 1991, anno in cui la caduta del governo di Siad Barre gettò la Somalia nella guerra civile e in una spirale di crisi umanitarie ancora in corso. Migliaia sono le famiglie somale disperse in tutta l'Africa orientale, in Yemen e Arabia Saudita. Molti sono riusciti a mantenere un legame con i villaggi d'origine attraverso la rete della diaspora, ma molti altri hanno perso i contatti e vivono con la speranza di ricevere notizie e informazioni sui propri cari.
Registrazioni nei campi profughi. Come è accaduto a Nura. Sono passati vent'anni dall'ultima volta che la donna ha visto suo fratello Hassan. Nura ha raccontato al team Family Tracing di Intersos, in visita al campo sfollati di Howl-Wadaag nei pressi della capitale, di aver perso ogni traccia di Hassan quando ventenne lasciò Mogadiscio per fuggire dalla guerra civile e cercare una vita migliore negli Emirati Arabi. Intersos per ricongiungere le famiglie separate dalle violenze e dalla carestia nel 2011 ha dispiegato sul terreno 5 team mobili, dotati di motocicletta, telefoni satellitari WAP e laptop, che assicurano la loro presenza regolare in venti differenti campi per sfollati in Somalia per dedicarsi alla registrazione dei dispersi e di coloro che cercano informazioni sui loro cari.
Lo strumento web di ricerca dei dispersi. Nel caso di Ali, un ragazzo della regione del Basso Scebeli rifugiato a Mogadiscio per evitare il reclutamento forzato da parte del warlord locale, la ricerca sembrava senza speranze. La sua famiglia aveva perso i contatti da cinque anni: Ali aveva preferito mantenere il silenzio per timore di essere intercettato dalle milizie locali e, dopo aver vissuto qualche anno nella capitale somala, si è stabilito in Kenya, a Daadab, nel più grande campo profughi al mondo. La famiglia, dopo averlo cercato disperatamente ma senza successo, ha deciso di chiedere aiuto al team Family Tracing. Entrambi i profili di Ali e Hassan sono stati inseriti dagli operatori umanitari Intersos su una piattaforma web creata nel 2005 da una associazione danese per favorire i ricongiungimenti familiari. Ad ogni rifugiato o sfollato viene associato un profilo sulla piattaforma on line, le informazioni raccolte durante i colloqui e le indagini diventano utili per l'identificazione e per essere rintracciati dai propri cari.
Dalla fuga alla riunificazione. Refunite.org è un elemento chiave del progetto di protezione e sostegno dei più vulnerabili in Somalia. Grazie a questo strumento innovativo, insieme alle indispensabili ricerche nelle comunità di appartenenza dei due uomini a Mogadiscio, Intersos ha ricostruito la rete di passaggi e fughe fino a rintracciare i recapiti dei due dispersi a Dubai e a Daadab. Ma è fondamentale anche per chi ha smarrito una persona debole nella fuga disperata dal paese degli ultimi mesi. "Il progetto nasce dalla volontà di assistere concretamente la popolazione somala attraverso la ricostruzione del tessuto sociale che guerra e crisi alimentare hanno disgregato e indebolito. In ciascun campo in cui Intersos è arrivato, abbiamo ascoltato le storie ed i racconti di come ogni famiglia abbia lasciato indietro qualche bambino o persona cara negli spostamenti o ne abbia perso le tracce da mesì racconta ancora Marco Procaccini, operatore umanitario della Ong.
Ritrovare gli affetti e ricostruire il futuro. "Una vita trascorsa senza sapere dove si trovino i tuoi parenti più cari, i tuoi figli e le tue figlie è terribile" ha raccontato uno dei parenti di Hassan durante il processo di registrazione "e la speranza di riunirsi con i propri cari diviene l'obiettivo più importante della vita." Dopo vent'anni Hassan, ormai quarentenne, ha potuto parlare di nuovo con sua sorella Nura in Somalia, e ha iniziato a sostenere economicamente lei e i suoi parenti. Anche Ali, dopo cinque anni di silenzio, ha potuto ascoltare di nuovo la voce di suo fratello, con il quale mantiene da allora contatti regolari. Due storie finite bene, molte altre vite nei campi profughi ancora aspettano di essere riunite.
Registrazioni nei campi profughi. Come è accaduto a Nura. Sono passati vent'anni dall'ultima volta che la donna ha visto suo fratello Hassan. Nura ha raccontato al team Family Tracing di Intersos, in visita al campo sfollati di Howl-Wadaag nei pressi della capitale, di aver perso ogni traccia di Hassan quando ventenne lasciò Mogadiscio per fuggire dalla guerra civile e cercare una vita migliore negli Emirati Arabi. Intersos per ricongiungere le famiglie separate dalle violenze e dalla carestia nel 2011 ha dispiegato sul terreno 5 team mobili, dotati di motocicletta, telefoni satellitari WAP e laptop, che assicurano la loro presenza regolare in venti differenti campi per sfollati in Somalia per dedicarsi alla registrazione dei dispersi e di coloro che cercano informazioni sui loro cari.
Lo strumento web di ricerca dei dispersi. Nel caso di Ali, un ragazzo della regione del Basso Scebeli rifugiato a Mogadiscio per evitare il reclutamento forzato da parte del warlord locale, la ricerca sembrava senza speranze. La sua famiglia aveva perso i contatti da cinque anni: Ali aveva preferito mantenere il silenzio per timore di essere intercettato dalle milizie locali e, dopo aver vissuto qualche anno nella capitale somala, si è stabilito in Kenya, a Daadab, nel più grande campo profughi al mondo. La famiglia, dopo averlo cercato disperatamente ma senza successo, ha deciso di chiedere aiuto al team Family Tracing. Entrambi i profili di Ali e Hassan sono stati inseriti dagli operatori umanitari Intersos su una piattaforma web creata nel 2005 da una associazione danese per favorire i ricongiungimenti familiari. Ad ogni rifugiato o sfollato viene associato un profilo sulla piattaforma on line, le informazioni raccolte durante i colloqui e le indagini diventano utili per l'identificazione e per essere rintracciati dai propri cari.
Dalla fuga alla riunificazione. Refunite.org è un elemento chiave del progetto di protezione e sostegno dei più vulnerabili in Somalia. Grazie a questo strumento innovativo, insieme alle indispensabili ricerche nelle comunità di appartenenza dei due uomini a Mogadiscio, Intersos ha ricostruito la rete di passaggi e fughe fino a rintracciare i recapiti dei due dispersi a Dubai e a Daadab. Ma è fondamentale anche per chi ha smarrito una persona debole nella fuga disperata dal paese degli ultimi mesi. "Il progetto nasce dalla volontà di assistere concretamente la popolazione somala attraverso la ricostruzione del tessuto sociale che guerra e crisi alimentare hanno disgregato e indebolito. In ciascun campo in cui Intersos è arrivato, abbiamo ascoltato le storie ed i racconti di come ogni famiglia abbia lasciato indietro qualche bambino o persona cara negli spostamenti o ne abbia perso le tracce da mesì racconta ancora Marco Procaccini, operatore umanitario della Ong.
Ritrovare gli affetti e ricostruire il futuro. "Una vita trascorsa senza sapere dove si trovino i tuoi parenti più cari, i tuoi figli e le tue figlie è terribile" ha raccontato uno dei parenti di Hassan durante il processo di registrazione "e la speranza di riunirsi con i propri cari diviene l'obiettivo più importante della vita." Dopo vent'anni Hassan, ormai quarentenne, ha potuto parlare di nuovo con sua sorella Nura in Somalia, e ha iniziato a sostenere economicamente lei e i suoi parenti. Anche Ali, dopo cinque anni di silenzio, ha potuto ascoltare di nuovo la voce di suo fratello, con il quale mantiene da allora contatti regolari. Due storie finite bene, molte altre vite nei campi profughi ancora aspettano di essere riunite.