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Libano, laboratorio di difficili convivenze 
scosso dai profughi e dalla crisi siriana

Dialogo con Luca Renda, direttore italiano dell'UNDP (l'Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano) a Beirut. Ambiente e diritti umani, salute pubblica e dialogo tra le comunità, sviluppo economico locale e appoggio al processo elettorale. Sono molti i tavoli che vedono al lavoro l'Agenzia Onu. "Lavoriamo con molti enti locali: Regioni; Province; Comuni; Università e Istituti di ricerca"
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BEIRUT - Poco più di 10.000 km2.; quattro milioni di abitanti; diciotto confessioni religiose; circa 300.000 rifugiati palestinesi, che vivono qui dal 1948; al confine sud la conflittuale frontiera con Israele e al nord quella con la Siria, devastata dalla guerra civile, che ha portato nel Paese in pochi mesi un milione di profughi.
In una parola: Libano. Il Paese dei cedri e dei fenici, la cerniera tra l'occidente e il Medio Oriente. "Da un punto di vista sociopolitico il Libano è un vero e proprio laboratorio umano, dove continuamente si sperimentano le strade per una possibile convivenza tra culture, etnie e fedi diverse e spesso in forte contrasto".

"Sviluppo umano vuol dire... A presentare così il Paese è Luca Renda, italiano e Direttore di UNDP (Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano) in Libano. La storia recente del Libano e quella italiana si sono intrecciate spesso. Dalla partecipazione alla missione di pace del 1982, al 2…
BEIRUT - Poco più di 10.000 km2.; quattro milioni di abitanti; diciotto confessioni religiose; circa 300.000 rifugiati palestinesi, che vivono qui dal 1948; al confine sud la conflittuale frontiera con Israele e al nord quella con la Siria, devastata dalla guerra civile, che ha portato nel Paese in pochi mesi un milione di profughi.
In una parola: Libano. Il Paese dei cedri e dei fenici, la cerniera tra l'occidente e il Medio Oriente. "Da un punto di vista sociopolitico il Libano è un vero e proprio laboratorio umano, dove continuamente si sperimentano le strade per una possibile convivenza tra culture, etnie e fedi diverse e spesso in forte contrasto".

"Sviluppo umano vuol dire... A presentare così il Paese è Luca Renda, italiano e Direttore di UNDP (Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano) in Libano. La storia recente del Libano e quella italiana si sono intrecciate spesso. Dalla partecipazione alla missione di pace del 1982, al 2006 quando l'impegno del nostro Paese aprì la strada alla tregua che pose fine alla guerra con Israele. Il ruolo diplomatico e la responsabilità militare nella missione di pace ONU (UNIFIL), sono sempre stati accompagnati da un crescente impegno nella cooperazione. Impegno che negli anni passati ha portato l'Italia a essere il partner principale di UNDP in Libano. "Sviluppo umano vuol dire aumentare per ogni persona la possibilità di fare delle scelte, quindi di vivere in un ambiente sano, sicuro, di poter accedere a servizi di qualità nell'educazione e nella sanità. In una parola aumentare la libertà". "Questo sviluppo - dice Renda - è fondamentale per costruire la convivenza in un paese come il Libano".

Il doppio binario. UNDP è famosa per il Rapporto sullo Sviluppo Umano che stila ogni anno classificando i paesi in una graduatoria che valuta aspetti come l'accesso all'acqua, la parità di genere, l'alfabetizzazione o i servizi sanitari. In realtà non si limita a fotografare lo status quo, ma con i suoi programmi lavora per migliorare gli aspetti della vita quotidiana che poi valuta. "Il nostro impegno si sviluppa su un duplice binario. Da un lato lavoriamo con i governi per promuovere politiche in linea con il concetto di sviluppo umano e contemporaneamente realizzare, negli stessi settori, progetti che rappresentino delle buone pratiche".

I molti tavoli di lavoro.
Ambiente e diritti umani, salute pubblica e dialogo tra le comunità, sviluppo economico locale e appoggio al processo elettorale. Sono molti i tavoli che vedono al lavoro UNDP. "Negli anni passati - continua Luca Renda - l'Italia è stata in prima fila nel sostenere il nostro lavoro. Non mi riferisco solo ai finanziamenti, oggi decisamente diminuiti rispetto a prima. Penso alla collaborazione diretta e importante, specialmente nel campo dello sviluppo locale, con soggetti non tradizionale della cooperazione. Lavoriamo, infatti, con molti enti locali: Regioni; Province; Comuni; Università e Istituti di ricerca".

Un modo (toscano) di fare cooperazione.
Un modo capace di mettere in contatto realtà simili, persone che affrontano nella vita quotidiana gli stessi problemi. Così, senza investimenti rilevanti, nasce spesso un dialogo costruttivo, efficace ed efficiente. "Un esempio concreto è la nascita, grazie alla cooperazione con la Regione Toscana, in un comune del Governatorato di Beirut Sud del primo centro pubblico di salute di base, basato sul modello toscano. Un lavoro che è durato circa tre anni, perché il modello non u' stato replicato, ma trasformato e adattato a una realtà complessa come quella di Beirut Sud. Dove vive più di un milione di persone raccolti in tre municipi cristiani e quattro musulmani, che hanno lavorato insieme per questo obiettivo. Tutto questo è stato realizzato con cifre modeste e oggi quel centro è visto come un esempio da replicare".

La sfida imposta dai profughi siriani. Oggi, però, la cooperazione internazionale in Libano è chiamata ad affrontare una nuova sfida: quella di sostenere il Paese nel difficilissimo compito di accogliere un milione di profughi della guerra civile in Siria. Un numero che, visti i recenti sviluppi del conflitto, è destinato solo ad aumentare. Un numero impressionante per il piccolo Libano, pari al 25% della popolazione, come se in Italia nel giro di sei mesi arrivassero venti milioni di rifugiati. Fino ad oggi il Paese sembra riuscire a sostenere l'urto che questa umanità in fuga rappresenta per il sistema sociale ed economico. Le tensioni, però, non mancano, anche perché molti rifugiati sono concentrati nelle aree più marginali e povere del Libano.

Il sostegno ai libanesi ospitanti. "Tutto il sistema delle Nazioni Unite è impegnato su questo versante. In prima linea naturalmente - dice ancora Luca Renda - le agenzie deputate alla gestione delle emergenze come UNHCR o UNICEF. Anche UNDP è chiamata a fare la sua parte. Siamo impegnati nel sostenere le comunità libanesi che ospitano i rifugiati. Ad esempio in questa situazione i servizi di base, la sanità, l'acqua o la gestione dei rifiuti, già scarsi diventano una vera emergenza. Purtroppo, anche per questo mancano i fondi, ma sono ottimista e credo che l'Italia tornerà a essere un grande partner di UNDP".

La crisi siriana rischia di superare i confini. Mentre Luca Renda e i suoi colleghi di UNDP sono impegnati per uno sviluppo che mette l'uomo al centro e permette a uomini ed esperienze di incontrarsi e di crescere insieme la storia della regione sembra andare in una direzione opposta. La crisi siriana rischia di superare i confini, e i recenti bombardamenti israeliani sulla Siria hanno contribuito a innalzare pericolosamente la tensione in tutti i paesi della regione. "Lavorare per lo sviluppo umano - conclude Renda - significa costruire la pace e l'amicizia tra i popoli. Un obiettivo che oggi qui appare lontano, ma proprio per questo tutta la comunità internazionale deve impegnarsi a fondo".