ROMA - "Quando sei lì sotto quello che provi è paura, la paura di essere scoperto". Raccontano davanti alla telecamera cosa vuol dire arrivare in Italia nascosti sotto un tir. "Il cassone è molto piccolo, devi stare rannicchiato, c'è appena lo spazio per respirare. Tra un camion e l'altro dovevo strisciare perché sapevo che lì dentro è pieno di telecamere. Il pavimento della stiva era allagato, c'era acqua dappertutto, ero fradicio, congelato". Sono le testimonianze del video reportage Riammessi realizzato da Paolo Martino, fotografia di Kami Fares, a Patrasso tra i migranti che hanno vissuto l'esperienza del respingimento e tra coloro che sono in attesa di imbarcarsi per l'Italia. Il corto accompagna "Porti insicuri", il rapporto sulle riammissioni dai porti italiani alla Grecia e sulle violazioni dei diritti fondamentali dei migranti, realizzato da un team di Medici per i Diritti Umani (MEDU), in collaborazione con Asgi per la parte giuridica e con Zalab che ha prodotto il video, con il sostegno di Open Society Foundations.
LEGGI IL RAPPORTO
Riammessi, respinti, espulsi, rimpatriati. Questi termini non sono sinonimi, indicano situazioni diverse. Ma dietro il lessico burocratico del controllo delle frontiere ci sono storie agghiaccianti di esseri umani, famiglie, minori in fuga da guerre e persecuzioni che non riescono a vedere tutelato il loro diritto di asilo neanche quando transitano da Paesi che fanno parte dell'Unione europea, come l'Italia e la Grecia. Tanto che nel paese ellenico Medici per i diritti umani ha incontrato 15 minori rimandati indietro dai porti italiani, anche più volte, senza che ne fosse stata accertata l'età. Sette minori afgani avevano sul corpo i segni di violenze subite ad opera dei poliziotti greci e di gruppi razzisti, secondo quanto hanno dichiarato ai ricercatori.
Peggio di un respingimento. In mezzo c'è l'Adriatico e si parla di "riammissione" al posto del "respingimento" perché la frontiera è interna agli accordi di Schengen. Ma, denuncia il rapporto di Medu, questa parola è sempre più un eufemismo, perché in pratica i potenziali rifugiati vengono respinti alla frontiera dai porti di Ancona, Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Ciò avviene in virtù di un accordo siglato tra i due paesi nel 1999. Le riammissioni sono lampo. Vengono eseguite nell'80% dei casi nel giro di poche ore. Tanto che il migrante fa ritorno in Grecia sulla stessa nave con cui è arrivato, affidato al comandante. Questa procedura però non era prevista dall'accordo bilaterale e il respingimento alla frontiera non può avvenire fra due Paesi dell'aera Schengen. Secondo il rapporto, essere "riammessi" all'interno dell'Ue è peggio che essere respinti al di fuori. Ai migranti riammessi non è stato notificato alcun provvedimento formale di riammissione scritto, motivato e tradotto contro cui poter presentare ricorso. In questo senso le procedure di riammissione garantiscono minori tutele rispetto al respingimento.
La rotta adriatica lontana dall'attenzione pubblica. Le persone, soprattutto di nazionalità afghana e siriana, fra cui tanti minori soli, diventano vittime di un "ping-pong" fra le due sponde. Il viaggio è rischioso e degradante, sia all'andata nascosti nei camion, sia al ritorno a Patrasso o Igoumenitsa, dove molti denunciano di avere subito attacchi xenofobi. Dalla Grecia i rifugiati possono essere rimpatriati arbitrariamente nei loro paesi di origine, ad esempio Afghanistan, Siria, Sudan, Eritrea.
Le riammissioni sono "sommarie e violente". Lo si legge nell'indagine. Da aprile a settembre sono state raccolte le testimonianze dirette di 66 migranti (60 in Grecia e 6 in Italia) che hanno dichiarato di essere stati riammessi dall'Italia alla Grecia. Poiché alcuni sono stati respinti più volte, sono state documentate in totale 102 riammissioni (95 rilevate in Grecia e 7 in Italia), delle quali 49 nel 2013. I numeri in realtà sono molto più alti. Confrontando i dati ufficiali del ministero dell'Interno, Medu arriva a concludere che quasi il 90% degli stranieri rintracciati nei porti adriatici è stato rispedito in Grecia: 1.606 su 1809 nel 2012, 529 su 619 nel primo semestre 2013.
Una prassi sistematica. Si tratta dunque di una prassi "sistematica", spiega il dossier, che avviene spesso senza informazione legale e senza interprete. "Quando il traghetto è arrivato al porto di Bari e il camion dove eravamo nascosti è sbarcato, alcuni poliziotti ci hanno scoperto - racconta un siriano di 24 anni ad Atene- Siamo stati ammanettati e imbarcati subito nella stessa nave con cui avevamo viaggiato. Non ci guardavano nemmeno in faccia. Abbiamo provato a spiegare loro che eravamo siriani, ma non abbiamo avuto né il tempo né la possibilità di chiedere asilo in Italia".
Uno su 5 subisce percosse e abusi. In un caso su cinque i migranti riammessi hanno subito percosse e abusi. Le violenze sarebbero state messe in atto nel 60% dei casi dalla polizia italiana. Nel restante 40% dei casi dal personale di sicurezza delle navi, oppure dalla polizia greca al momento del ritorno. Medici per i Diritti Umani chiede al Governo italiano di cessare le riammissioni sommarie verso la Grecia e che a tutti i migranti venga assicurato l'accesso all'iter per la richiesta d'asilo.
LEGGI IL RAPPORTO
Riammessi, respinti, espulsi, rimpatriati. Questi termini non sono sinonimi, indicano situazioni diverse. Ma dietro il lessico burocratico del controllo delle frontiere ci sono storie agghiaccianti di esseri umani, famiglie, minori in fuga da guerre e persecuzioni che non riescono a vedere tutelato il loro diritto di asilo neanche quando transitano da Paesi che fanno parte dell'Unione europea, come l'Italia e la Grecia. Tanto che nel paese ellenico Medici per i diritti umani ha incontrato 15 minori rimandati indietro dai porti italiani, anche più volte, senza che ne fosse stata accertata l'età. Sette minori afgani avevano sul corpo i segni di violenze subite ad opera dei poliziotti greci e di gruppi razzisti, secondo quanto hanno dichiarato ai ricercatori.
Peggio di un respingimento. In mezzo c'è l'Adriatico e si parla di "riammissione" al posto del "respingimento" perché la frontiera è interna agli accordi di Schengen. Ma, denuncia il rapporto di Medu, questa parola è sempre più un eufemismo, perché in pratica i potenziali rifugiati vengono respinti alla frontiera dai porti di Ancona, Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Ciò avviene in virtù di un accordo siglato tra i due paesi nel 1999. Le riammissioni sono lampo. Vengono eseguite nell'80% dei casi nel giro di poche ore. Tanto che il migrante fa ritorno in Grecia sulla stessa nave con cui è arrivato, affidato al comandante. Questa procedura però non era prevista dall'accordo bilaterale e il respingimento alla frontiera non può avvenire fra due Paesi dell'aera Schengen. Secondo il rapporto, essere "riammessi" all'interno dell'Ue è peggio che essere respinti al di fuori. Ai migranti riammessi non è stato notificato alcun provvedimento formale di riammissione scritto, motivato e tradotto contro cui poter presentare ricorso. In questo senso le procedure di riammissione garantiscono minori tutele rispetto al respingimento.
La rotta adriatica lontana dall'attenzione pubblica. Le persone, soprattutto di nazionalità afghana e siriana, fra cui tanti minori soli, diventano vittime di un "ping-pong" fra le due sponde. Il viaggio è rischioso e degradante, sia all'andata nascosti nei camion, sia al ritorno a Patrasso o Igoumenitsa, dove molti denunciano di avere subito attacchi xenofobi. Dalla Grecia i rifugiati possono essere rimpatriati arbitrariamente nei loro paesi di origine, ad esempio Afghanistan, Siria, Sudan, Eritrea.
Le riammissioni sono "sommarie e violente". Lo si legge nell'indagine. Da aprile a settembre sono state raccolte le testimonianze dirette di 66 migranti (60 in Grecia e 6 in Italia) che hanno dichiarato di essere stati riammessi dall'Italia alla Grecia. Poiché alcuni sono stati respinti più volte, sono state documentate in totale 102 riammissioni (95 rilevate in Grecia e 7 in Italia), delle quali 49 nel 2013. I numeri in realtà sono molto più alti. Confrontando i dati ufficiali del ministero dell'Interno, Medu arriva a concludere che quasi il 90% degli stranieri rintracciati nei porti adriatici è stato rispedito in Grecia: 1.606 su 1809 nel 2012, 529 su 619 nel primo semestre 2013.
Una prassi sistematica. Si tratta dunque di una prassi "sistematica", spiega il dossier, che avviene spesso senza informazione legale e senza interprete. "Quando il traghetto è arrivato al porto di Bari e il camion dove eravamo nascosti è sbarcato, alcuni poliziotti ci hanno scoperto - racconta un siriano di 24 anni ad Atene- Siamo stati ammanettati e imbarcati subito nella stessa nave con cui avevamo viaggiato. Non ci guardavano nemmeno in faccia. Abbiamo provato a spiegare loro che eravamo siriani, ma non abbiamo avuto né il tempo né la possibilità di chiedere asilo in Italia".
Uno su 5 subisce percosse e abusi. In un caso su cinque i migranti riammessi hanno subito percosse e abusi. Le violenze sarebbero state messe in atto nel 60% dei casi dalla polizia italiana. Nel restante 40% dei casi dal personale di sicurezza delle navi, oppure dalla polizia greca al momento del ritorno. Medici per i Diritti Umani chiede al Governo italiano di cessare le riammissioni sommarie verso la Grecia e che a tutti i migranti venga assicurato l'accesso all'iter per la richiesta d'asilo.