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Libano, per chi fugge dalla Siria solo campi d'accoglienza "informale" dove l'inverno comincia a far paura

Solo teli di plastica fermati a terra da blocchi di cemento, materiale rimediato in qualche cantiere. Nella Valle della Bekaa, tende immerse nel fango provocato delle prime piogge. Il governo non si attiva per allestire veri e propri luoghi per accogliere i profughi dopo l'esperienza dei campi palestinesi aperti - e mai più richiusi - dal 1948. L'impegno dell'UNHCR e del World Food Program
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ZAHLE (Libano) - Tavole di legno chiaro reggono i teli di plastica fermati a terra da blocchi di cemento, materiale rimediato in qualche cantiere vicino. Tende immerse nel fango provocato delle prime piogge. "Mia figlia di sei anni la chiama casa, ma io non ci riesco proprio". Sabira Mahfouz da cinque mesi vive qui con la sua famiglia, in una delle tendopoli illegali di Dalhamieh, sobborgo di Zahle, nella valle della Bekaa, una cinquantina di chilometri ad Est di Beirut. In Libano non sono stati istituiti campi profughi per i rifugiati siriani, una scelta del governo, legata forse all'esperienza dei campi palestinesi aperti - e mai più richiusi - dal 1948. La maggior parte dei rifugiati è in qualche modo riuscita a trovare una sistemazione, ma non tutti. I più poveri o sfortunati, come Sabia - perché situazioni come queste la fortuna come, eccome - si sono dovuti arrangiare in questi accampamenti improvvisati, o "insediamenti informali" …
ZAHLE (Libano) - Tavole di legno chiaro reggono i teli di plastica fermati a terra da blocchi di cemento, materiale rimediato in qualche cantiere vicino. Tende immerse nel fango provocato delle prime piogge. "Mia figlia di sei anni la chiama casa, ma io non ci riesco proprio". Sabira Mahfouz da cinque mesi vive qui con la sua famiglia, in una delle tendopoli illegali di Dalhamieh, sobborgo di Zahle, nella valle della Bekaa, una cinquantina di chilometri ad Est di Beirut. In Libano non sono stati istituiti campi profughi per i rifugiati siriani, una scelta del governo, legata forse all'esperienza dei campi palestinesi aperti - e mai più richiusi - dal 1948. La maggior parte dei rifugiati è in qualche modo riuscita a trovare una sistemazione, ma non tutti. I più poveri o sfortunati, come Sabia - perché situazioni come queste la fortuna come, eccome - si sono dovuti arrangiare in questi accampamenti improvvisati, o "insediamenti informali" come vengono definiti dalle istituzioni.

La paura del freddo incombente. A Dalhamieh di campi per rifugiati ne sono sorti cinque. Il più grande accoglie 182 famiglie fuggite dalle violenze della Siria, la maggior parte da Homs. Ora devono affrontare un nuovo pericolo: l'inverno. Anche se siamo in Libano e ai più può apparire strano, su queste montagne il freddo è pungente e la neve tutt'altro che rara. "Siamo scappati senza avere il tempo per portare nulla e ora il freddo ci fa tanta paura". Sabira ha tre figli maschi e due femmine, tra i 7 e i 18 anni, piange quando ci porta a vedere la bambina più piccola. "Riesco a malapena a scaldare lei in quell'angolo. Abbiamo bisogno di un po' di caldo per nostri rifugi, ci servono nuovi teli di plastica per le tende, coperte, cibo..."

Affitto da usura e poca acqua a disposizione. Per le famiglie delle tendopoli i problemi non finiscono qui. Khaled Bazzazi, un rifugiato che funge da collegamento tra i rappresentanti dell'UNHCR locale (Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e l'insediamento, racconta che il proprietario del terreno ha aumentato l'affitto da cinque milioni di Lire Libanesi per un anno (3.350 dollari Usa), a trenta milioni (20.000 $). Il contratto scadrà a dicembre, proprio nel cuore dell'inverno. Bazzazi dice che l'UNHCR sta tentando di negoziare con il proprietario. "L'avidità ci sta uccidendo. Speriamo solo di sopravvivere". Per l'acqua e i servizi igienici, le 182 famiglie della più grande tendopoli di Dalhamieh si devono accontentare di 54 latrine, 60 filtri e 50 serbatoi per l'acqua, mentre la fonte d'acqua potabile più vicina si trova a 2,5 km. di distanza dal campo.

Risorse insufficienti per affrontare l'emergenza. Secondo l'UNHCR in Libano ci sono 380 "insediamenti informali", di cui 250 si trovano nella valle della Bekaa. L'Agenzia delle Nazioni Unite stima che circa il 20% degli oltre 800.000 rifugiati nel Paese, 160.000 persone, vivono in queste tendopoli. Sono tra i più vulnerabili e dovranno affrontare un inverno rigido, probabilmente ricco di pioggia e di neve. Tutti sono in attesa di ricevere aiuti per l'inverno dalle Nazioni Unite e dalle ONG, soprattutto chi vive nei campi sorti oltre i 500 metri di quota.
"L'obiettivo - dice Lisa Khaled, dell'UNHCR della Bekaa - è quello di fornire ad ognuno una coperta adatta all'inverno, ad ogni famiglia una stufa e ogni il combustibile per tenerla accesa. Ma servono anche grandi teli di plastica, chiodi, legno e materassi per rendere di nuovo utilizzabili le tende rovinate. Purtroppo, al momento le nostre risorse finanziare sono insufficienti".

100 dollari al mese a famiglia per difendersi dal freddo. Attualmente il programma di assistenza ai profughi prevede la consegna di 150 $ ad ogni nuova famiglia che si registra, un contributo una tantum da utilizzare per comprare vestiti invernali e stufe per il riscaldamento. Poi i rifugiati registrati riceveranno 150 $ nel mese di novembre e 100 $ nei mesi successivi, fino al marzo prossimo, per il combustibile. I rifugiati appena arrivati sono i più vulnerabili, spesso non sono riusciti a portare nulla con loro, per questo gli aiuti per i nuovi arrivati comprende anche materassi, coperte, cibo, kit per l'igiene e un set da cucina. Intanto, alcune ONG internazionali stanno cercando strade alternative per affrontare l'emergenza, come la realizzazione di rifugi collettivi. Vecchi edifici abbandonati si stanno rendendo abitabili isolandoli termicamente, per accogliere in modo dignitoso le famiglie.

Nuove tecnologie per ottimizzare gli aiuti.
Del sostegno alimentare per le Nazioni Unite si occupa World Food Program (WFP) che in questi giorni in Libano ha iniziato a sperimentare i voucher elettronici. Si tratta di una carta di credito precaricata da WFP e utilizzabile nei negozi libanesi che hanno aderito all'iniziativa e che sono in grado di accettare la moneta elettronica. L'avvio di questo piano sarà graduale e coinvolgerà inizialmente 300.000 rifugiati, fino alla fine del 2013. Secondo WFP questo consentirà ai rifugiati siriani di scegliere gli alimenti che desiderano, specie i prodotti freschi normalmente non inclusi nelle razioni alimentari tradizionali. Ogni mese sulla carta di famiglia saranno caricati 27 $ per persona. Finestre con doppi vetri e carte elettroniche per gli acquisti, cose che qui a Dalhamieh, tra i teli di plastica strappati dal vento e le stuoie inzuppate dalla pioggia, il popolo delle tende forse non riesce neppure a immaginare. Khaled Bazzazi guarda preoccupato il figlio che non lo abbandona mai.