BEIRUT - Arsal: il simbolo del calvario infinito dei profughi siriani e, contemporaneamente, delle difficoltà crescenti delle comunità libanesi che li ospitano. In sintesi, il crocevia delle paure e della tensione che sale pericolosamente nel Paese dei Cedri. Arsal è una cittadina di 35.000 abitanti al confine con la Siria, nel nord-est del Libano, oggi accoglie circa 30.000 profughi siriani.
In fuga dalla battaglia per Damasco. La gran parte dei rifugiati di Arsal arrivano dal Qalamoun, una zona montuosa a nord di Damasco, vicina alla Valle della Bekaa, in Libano. In questa fase è uno dei fronti più caldi della guerra civile siriana. Le forze fedeli al presidente Bashar Assad hanno lanciato una grande offensiva con l'obiettivo di tagliare le linee di rifornimento dei ribelli che controllano alcune aree periferiche della capitale, Damasco.
I rifugiati sono più dei residenti. Secondo l'UNHCR nella cittadina ci sono più di 25.000 profughi regolarmente registrati. Arsal potrebbe vedere presto la popolazione di rifugiati superare quella dei residenti, se non è già accaduto. Infatti, le autorità locali assicurano che migliaia di profughi non si sono registrati. Molti temendo di essere catturati, perché parenti di ribelli o con familiari detenuti nelle carceri siriane. Tra questi invisibili anche membri dell'Esercito Siriano Libero, arrivati per curarsi, per riposare qualche giorno o vedere le famiglie prima di tornare a combattere.
Il rischio dello scontro tra poveri. La popolazione di Arsal, a forte maggioranza sunnita, sostiene apertamente la rivolta siriana e, anche per questo, finora non è mai venuta meno all'impegno umanitario. Ora, però, le tensioni stanno crescendo e potrebbero finire fuori controllo. Sempre di più gli abitanti delle città di confine del Libano sono preoccupati per la loro sicurezza, e la tensione sociale sale. Inoltre, la maggior parte dei rifugiati arriva nelle aree più povere del Paese, acuendo le croniche e pesanti insufficienze dei servizi e delle infrastrutture pubbliche.
Mancano acqua, cibo, alloggi ed elettricità. "Le strade, le piazze e le moschee sono piene di donne, uomini e bambini rifugiati di tutte le età", ha detto Merhi Khaled, operatore umanitario ad Arsal. "Per lo smisurato aumento della popolazione ci sono frequenti blackout di energia elettrica, continue perdite nel sistema fognario e manca l'acqua potabile. Sempre di più aumentano i diverbi e litigi tra i rifugiati e tra loro e i residenti. Si litiga per lo spazio dove piantare una tenda, per l'affitto elevato di una stanza, per la fila dell'acqua o per una razione alimentare, ma anche per un piccolo incidente stradale."
Con i profughi arriva la guerra. Anche muoversi ad Arsal è diventato un problema "I rifugiati hanno portato con loro centinaia di auto e di moto, che stanno soffocando le strade strette della nostra città. Sono aumentati anche i furti", dice Ahmad Fliti, vicesindaco di Arsal. Questo ha indotto il Consiglio comunale a emanare un'ordinanza che vieta ai profughi di guidare auto e moto in città. "Non è solo per il traffico e i furti, abbiamo anche paura delle autobomba", ha incalzato il vicesindaco. Le preoccupazioni per la sicurezza non sono limitate ad Arsal, ma ormai sono diffuse. Così, sono in crescita le cittadine libanesi che hanno imposto il coprifuoco nel tentativo di evitare furti e disordini nelle ore notturne. "I rifugiati portato con loro la guerra - dice Hujair, maestro in un villaggio del nord del Libano - per colpire i ribelli nascosti l'esercito siriano bombarda i quartieri delle città che li ospitano. Così sono morti due membri della mia famiglia".
Un confine difficile da controllare. Le paure maggiori sono soprattutto nelle zone di frontiera con la Siria. Zone diventate franche per il traffico di merci, di uomini e di armi. Sono anche le strade da cui passano le autobomba che arrivano in Libano. Diverse già intercettate dalle forze di sicurezza e qualcuna già espòosa per errore nei villaggi di Maqneh e Maamoura. Nel tentativo di contrastare questi traffici e di aumentare la sicurezza l'esercito libanese ha innalzato una barriera di 25 chilometri lungo il confine che si estende da Al-Qaa e Ras Baalbek verso Arsal.
L'unico desiderio tornare a casa. Alle paure e alle difficoltà dei libanesi fanno eco quelle dei profughi. Per i nuovi arrivati non c'è posto né in città né nelle tendopoli. Hanno dovuto fuggire all'improvviso e sono arrivati in Libano solo con i vestiti che avevano indosso. "Non ho bisogno del cibo dalle Nazioni Unite. Da loro voglio un intervento serio per fermare lo spargimento di sangue." Urla Mona, che da venti giorni è nonna e mostra il nipotino, sepolto sotto la coperta che stringe tra le braccia per cercare di proteggerlo dal freddo. "È possibile vedere un bambino vive in queste condizioni? Siamo pronti a compromessi per la fine della violenza. Sia l'una e l'altra parte (i ribelli e forze del governo ndr), causano solo sofferenza e dolore. Vogliamo solo tornare a casa e vivere in pace."
In fuga dalla battaglia per Damasco. La gran parte dei rifugiati di Arsal arrivano dal Qalamoun, una zona montuosa a nord di Damasco, vicina alla Valle della Bekaa, in Libano. In questa fase è uno dei fronti più caldi della guerra civile siriana. Le forze fedeli al presidente Bashar Assad hanno lanciato una grande offensiva con l'obiettivo di tagliare le linee di rifornimento dei ribelli che controllano alcune aree periferiche della capitale, Damasco.
I rifugiati sono più dei residenti. Secondo l'UNHCR nella cittadina ci sono più di 25.000 profughi regolarmente registrati. Arsal potrebbe vedere presto la popolazione di rifugiati superare quella dei residenti, se non è già accaduto. Infatti, le autorità locali assicurano che migliaia di profughi non si sono registrati. Molti temendo di essere catturati, perché parenti di ribelli o con familiari detenuti nelle carceri siriane. Tra questi invisibili anche membri dell'Esercito Siriano Libero, arrivati per curarsi, per riposare qualche giorno o vedere le famiglie prima di tornare a combattere.
Il rischio dello scontro tra poveri. La popolazione di Arsal, a forte maggioranza sunnita, sostiene apertamente la rivolta siriana e, anche per questo, finora non è mai venuta meno all'impegno umanitario. Ora, però, le tensioni stanno crescendo e potrebbero finire fuori controllo. Sempre di più gli abitanti delle città di confine del Libano sono preoccupati per la loro sicurezza, e la tensione sociale sale. Inoltre, la maggior parte dei rifugiati arriva nelle aree più povere del Paese, acuendo le croniche e pesanti insufficienze dei servizi e delle infrastrutture pubbliche.
Mancano acqua, cibo, alloggi ed elettricità. "Le strade, le piazze e le moschee sono piene di donne, uomini e bambini rifugiati di tutte le età", ha detto Merhi Khaled, operatore umanitario ad Arsal. "Per lo smisurato aumento della popolazione ci sono frequenti blackout di energia elettrica, continue perdite nel sistema fognario e manca l'acqua potabile. Sempre di più aumentano i diverbi e litigi tra i rifugiati e tra loro e i residenti. Si litiga per lo spazio dove piantare una tenda, per l'affitto elevato di una stanza, per la fila dell'acqua o per una razione alimentare, ma anche per un piccolo incidente stradale."
Con i profughi arriva la guerra. Anche muoversi ad Arsal è diventato un problema "I rifugiati hanno portato con loro centinaia di auto e di moto, che stanno soffocando le strade strette della nostra città. Sono aumentati anche i furti", dice Ahmad Fliti, vicesindaco di Arsal. Questo ha indotto il Consiglio comunale a emanare un'ordinanza che vieta ai profughi di guidare auto e moto in città. "Non è solo per il traffico e i furti, abbiamo anche paura delle autobomba", ha incalzato il vicesindaco. Le preoccupazioni per la sicurezza non sono limitate ad Arsal, ma ormai sono diffuse. Così, sono in crescita le cittadine libanesi che hanno imposto il coprifuoco nel tentativo di evitare furti e disordini nelle ore notturne. "I rifugiati portato con loro la guerra - dice Hujair, maestro in un villaggio del nord del Libano - per colpire i ribelli nascosti l'esercito siriano bombarda i quartieri delle città che li ospitano. Così sono morti due membri della mia famiglia".
Un confine difficile da controllare. Le paure maggiori sono soprattutto nelle zone di frontiera con la Siria. Zone diventate franche per il traffico di merci, di uomini e di armi. Sono anche le strade da cui passano le autobomba che arrivano in Libano. Diverse già intercettate dalle forze di sicurezza e qualcuna già espòosa per errore nei villaggi di Maqneh e Maamoura. Nel tentativo di contrastare questi traffici e di aumentare la sicurezza l'esercito libanese ha innalzato una barriera di 25 chilometri lungo il confine che si estende da Al-Qaa e Ras Baalbek verso Arsal.
L'unico desiderio tornare a casa. Alle paure e alle difficoltà dei libanesi fanno eco quelle dei profughi. Per i nuovi arrivati non c'è posto né in città né nelle tendopoli. Hanno dovuto fuggire all'improvviso e sono arrivati in Libano solo con i vestiti che avevano indosso. "Non ho bisogno del cibo dalle Nazioni Unite. Da loro voglio un intervento serio per fermare lo spargimento di sangue." Urla Mona, che da venti giorni è nonna e mostra il nipotino, sepolto sotto la coperta che stringe tra le braccia per cercare di proteggerlo dal freddo. "È possibile vedere un bambino vive in queste condizioni? Siamo pronti a compromessi per la fine della violenza. Sia l'una e l'altra parte (i ribelli e forze del governo ndr), causano solo sofferenza e dolore. Vogliamo solo tornare a casa e vivere in pace."