Sudan, la mobilitazione mondiale per fermare le nuove violenze. Lettera appello a Papa Francesco
A Roma sit - in dei rifugiati e degli attivisti di Italians for Darfur in piazza Santi Apostoli. Manifestazioni in varie capitali del mondo promosse da organizzazioni, come Amnesty International e United to end genocide. Da Washington a Roma, attivisti e rifugiati sudanesi manifesteranno per richiamare l'attenzione dei media e delle istituzioni su quanto sta accadendo in Sudan
ROMA - Trecentosettantamila sfollati nei primi quattro mesi del 2014, decine di villaggi attraccati e distrutti, centinaia di vittime, tra cui donne e bambini. Per denunciare quanto avviene quotidianamente in Darfur nel silenzio dei media e dell'opinione pubblica i rifugiati sudanesi in Italia e gli attivisti di Italians for Darfur hanno scritto a Papa Francesco e domani, dalle 11, saranno in piazza Santi Apostoli per un sit-in e per dare vita a un flash-mob che richiami l'attenzione sulla crisi nella regione occidentale sudanese e altre aree del Sudan in balia delle nuove milizie filo governative che hanno ripreso a fare razzie e seminare a morte anche sui Monti Nuba, nel Kordofan meridionale, e ai confini con il Sud Sudan.
Le voci si alzano da tutto il mondo. L'iniziativa segue una serie di manifestazioni in varie capitali mondiali promosse da una coalizione internazionale di organizzazioni, tra cui Italians for Darfur, Amnesty International e United to end genocide. Da Washington a …
Le voci si alzano da tutto il mondo. L'iniziativa segue una serie di manifestazioni in varie capitali mondiali promosse da una coalizione internazionale di organizzazioni, tra cui Italians for Darfur, Amnesty International e United to end genocide. Da Washington a …
ROMA - Trecentosettantamila sfollati nei primi quattro mesi del 2014, decine di villaggi attraccati e distrutti, centinaia di vittime, tra cui donne e bambini. Per denunciare quanto avviene quotidianamente in Darfur nel silenzio dei media e dell'opinione pubblica i rifugiati sudanesi in Italia e gli attivisti di Italians for Darfur hanno scritto a Papa Francesco e domani, dalle 11, saranno in piazza Santi Apostoli per un sit-in e per dare vita a un flash-mob che richiami l'attenzione sulla crisi nella regione occidentale sudanese e altre aree del Sudan in balia delle nuove milizie filo governative che hanno ripreso a fare razzie e seminare a morte anche sui Monti Nuba, nel Kordofan meridionale, e ai confini con il Sud Sudan.
Le voci si alzano da tutto il mondo. L'iniziativa segue una serie di manifestazioni in varie capitali mondiali promosse da una coalizione internazionale di organizzazioni, tra cui Italians for Darfur, Amnesty International e United to end genocide. Da Washington a Roma, attivisti e rifugiati sudanesi hanno manifestato e manifesteranno per richiamare l'attenzione dei media e delle istituzioni sulle nuove violenze in Sudan. "Le testimonianze raccolte tra i profughi sia dei monti Nuba sia del Darfur - afferma Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, associazione promotrice del Global day for Darfur - raccontano di continui assalti delle Rapid Support Forces, le milizie filo governative, seguiti in molti casi da raid aerei delle forze sudanesi che hanno coinvolto milioni di persone nei villaggi e nei campi profughi che accolgono gli sfollati".
I nuovi crimini di Bashir. "Con questa manifestazione vogliamo denunciare i nuovi crimini di Omar Hassan Al Bashir, Abasa Abdelaziz, Mohamed Hamed, Musa Kiber e Abdel Rahim Mohamed Hussein - sottolinea la Comunità dei rifugiati sudanesi in Italia - e chiedere al governo italiano di non fare accordi con un regime persecutorio e sanguinario, Chiediamo, inoltre, all'Onu di costituire una Commissione d'inchiesta sull'operato della missione Unamid dispiegata in Darfur".
"Lavoriamo insieme". Nella lettera a Papa Francesco rifugiati, attivisti e personalità autorevoli come Mukesh Kapila, ex inviato dell'Onu in Sudan, hanno ricordato che dal 2003 si consuma uno dei conflitti più gravi di questi primi decenni del nuovo millennio e hanno rivolto un appello ad esprimersi sulla crisi con parole che possano scuotere le coscienze di chi abbia il potere di intervenire per interrompere questa spirale di orrore. "La cosa più urgente è lavorare insieme - si legge nella lettera - Caritas, Ong, associazioni, istituzioni internazionali, per ricostruire la fiducia e un ambiente operativo tra la gente. L'unità è fondamentale, perché dà forza".
LA LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO SUL SUDAN
Caro Papa Francesco, come saprà da oltre undici anni in Darfur, regione occidentale del Sudan, si consuma uno dei conflitti più gravi di questi primi decenni del nuovo millennio. Le rivolgo pertanto un sommesso ma diretto appello che condivido con i missionari salesiani di El Obeid, i rifugiati sudanesi in Italia e il professore Mukesh Kapila, rappresentante ONU per gli aiuti umanitario in Sudan nel 2004 che definendo il Darfur come la "più grande crisi umanitaria al mondo" denuncio i crimini e il dramma che in quella regione sudanese si stavano consumando. Da allora sono sorti in diversi paesi dei movimenti a sostegno della campagna di sensibilizzazione su questa crisi dimenticata. Volutamente dimenticata. Tra questi Italians fior Darfur tra i fondatori della campagna Sudan365 con Amnesty international e Save Darfur Coalition.?
Oggi, a distanza di otto anni dall'inizio di quel cammino, tra alti e bassi di attenzione mediatica e dell'opinione pubblica, sono qui a scriverle per chiederle un intervento in favore di un popolo che soffre nel silenzio colpevole della comunità internazionale e che ha pagato con 300 mila vittime, milioni di persone sradicate dalle proprie case, di cui 250.000 nuovi rifugiati solo nel primo trimestre del 2014, il suo macabro tributo a un conflitto sanguinario che nessun accordo di pace è riuscito finora a fermare.
In Darfur, come in Sud Kordofan e in Sud Sudan, si registra la più alta mortalità materna del mondo, con 2030 donne morte ogni 100.000 nascite, il 30% di malnutriti. Gente che non ha accesso all'acqua potabile, alle cure mediche più elementari, al cibo minimo vitale. Ormai considerata come una permanente crisi umanitaria, anche la Caritas internazionale ha voluto organizzare a Roma un Forum per trovare ulteriori strade di riconciliazione, pace e soprattutto aiuto. Ed è per questo, Santo Padre, che le chiediamo una parola di sostegno che possa scuotere le coscienze di chi abbia il potere di intervenire per interrompere questa spirale di orrore.
La cosa più urgente è lavorare insieme, Caritas, Ong, associazioni, istituzioni internazionali, per ricostruire la fiducia e un ambiente operativo tra la gente. L'unità è fondamentale, poiché dà forza. Noi da tempo, sostenendo una scuola per orfani dei missionari salesiani prima e attraverso una nostra ong gemella costituita sul posto dopo, lavoriamo sull'emergenza, per migliorare l'assistenza e favorire lo sviluppo. Contribuire agli aiuti alimentari, far arrivare ai profughi acqua potabile, medicine, garantire rifugi e ripari sicuri, supporto per educazione e cure mediche è fondamentale ma è altrettanto importante lavorare per la soluzione del conflitto.
Serve l'impegno di leader che siano capaci di vivere e portare nelle loro decisioni politiche valori come il rispetto per la dignità umana e i diritti umani. Ma affinché ciò avvenga è necessario favorire un dialogo tra le parti in conflitto che porti a una vera riconciliazione. E ciò accadrà solo se tutti gli attori coinvolti si impegneranno concretamente per farlo.
Ci auguriamo che lei, con la sua attenzione e il suo intervento, possa sollecitare tale impegno.
Con sincera devozione,
Roma, maggio 2014
Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur
Le voci si alzano da tutto il mondo. L'iniziativa segue una serie di manifestazioni in varie capitali mondiali promosse da una coalizione internazionale di organizzazioni, tra cui Italians for Darfur, Amnesty International e United to end genocide. Da Washington a Roma, attivisti e rifugiati sudanesi hanno manifestato e manifesteranno per richiamare l'attenzione dei media e delle istituzioni sulle nuove violenze in Sudan. "Le testimonianze raccolte tra i profughi sia dei monti Nuba sia del Darfur - afferma Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, associazione promotrice del Global day for Darfur - raccontano di continui assalti delle Rapid Support Forces, le milizie filo governative, seguiti in molti casi da raid aerei delle forze sudanesi che hanno coinvolto milioni di persone nei villaggi e nei campi profughi che accolgono gli sfollati".
I nuovi crimini di Bashir. "Con questa manifestazione vogliamo denunciare i nuovi crimini di Omar Hassan Al Bashir, Abasa Abdelaziz, Mohamed Hamed, Musa Kiber e Abdel Rahim Mohamed Hussein - sottolinea la Comunità dei rifugiati sudanesi in Italia - e chiedere al governo italiano di non fare accordi con un regime persecutorio e sanguinario, Chiediamo, inoltre, all'Onu di costituire una Commissione d'inchiesta sull'operato della missione Unamid dispiegata in Darfur".
"Lavoriamo insieme". Nella lettera a Papa Francesco rifugiati, attivisti e personalità autorevoli come Mukesh Kapila, ex inviato dell'Onu in Sudan, hanno ricordato che dal 2003 si consuma uno dei conflitti più gravi di questi primi decenni del nuovo millennio e hanno rivolto un appello ad esprimersi sulla crisi con parole che possano scuotere le coscienze di chi abbia il potere di intervenire per interrompere questa spirale di orrore. "La cosa più urgente è lavorare insieme - si legge nella lettera - Caritas, Ong, associazioni, istituzioni internazionali, per ricostruire la fiducia e un ambiente operativo tra la gente. L'unità è fondamentale, perché dà forza".
LA LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO SUL SUDAN
Caro Papa Francesco, come saprà da oltre undici anni in Darfur, regione occidentale del Sudan, si consuma uno dei conflitti più gravi di questi primi decenni del nuovo millennio. Le rivolgo pertanto un sommesso ma diretto appello che condivido con i missionari salesiani di El Obeid, i rifugiati sudanesi in Italia e il professore Mukesh Kapila, rappresentante ONU per gli aiuti umanitario in Sudan nel 2004 che definendo il Darfur come la "più grande crisi umanitaria al mondo" denuncio i crimini e il dramma che in quella regione sudanese si stavano consumando. Da allora sono sorti in diversi paesi dei movimenti a sostegno della campagna di sensibilizzazione su questa crisi dimenticata. Volutamente dimenticata. Tra questi Italians fior Darfur tra i fondatori della campagna Sudan365 con Amnesty international e Save Darfur Coalition.?
Oggi, a distanza di otto anni dall'inizio di quel cammino, tra alti e bassi di attenzione mediatica e dell'opinione pubblica, sono qui a scriverle per chiederle un intervento in favore di un popolo che soffre nel silenzio colpevole della comunità internazionale e che ha pagato con 300 mila vittime, milioni di persone sradicate dalle proprie case, di cui 250.000 nuovi rifugiati solo nel primo trimestre del 2014, il suo macabro tributo a un conflitto sanguinario che nessun accordo di pace è riuscito finora a fermare.
In Darfur, come in Sud Kordofan e in Sud Sudan, si registra la più alta mortalità materna del mondo, con 2030 donne morte ogni 100.000 nascite, il 30% di malnutriti. Gente che non ha accesso all'acqua potabile, alle cure mediche più elementari, al cibo minimo vitale. Ormai considerata come una permanente crisi umanitaria, anche la Caritas internazionale ha voluto organizzare a Roma un Forum per trovare ulteriori strade di riconciliazione, pace e soprattutto aiuto. Ed è per questo, Santo Padre, che le chiediamo una parola di sostegno che possa scuotere le coscienze di chi abbia il potere di intervenire per interrompere questa spirale di orrore.
La cosa più urgente è lavorare insieme, Caritas, Ong, associazioni, istituzioni internazionali, per ricostruire la fiducia e un ambiente operativo tra la gente. L'unità è fondamentale, poiché dà forza. Noi da tempo, sostenendo una scuola per orfani dei missionari salesiani prima e attraverso una nostra ong gemella costituita sul posto dopo, lavoriamo sull'emergenza, per migliorare l'assistenza e favorire lo sviluppo. Contribuire agli aiuti alimentari, far arrivare ai profughi acqua potabile, medicine, garantire rifugi e ripari sicuri, supporto per educazione e cure mediche è fondamentale ma è altrettanto importante lavorare per la soluzione del conflitto.
Serve l'impegno di leader che siano capaci di vivere e portare nelle loro decisioni politiche valori come il rispetto per la dignità umana e i diritti umani. Ma affinché ciò avvenga è necessario favorire un dialogo tra le parti in conflitto che porti a una vera riconciliazione. E ciò accadrà solo se tutti gli attori coinvolti si impegneranno concretamente per farlo.
Ci auguriamo che lei, con la sua attenzione e il suo intervento, possa sollecitare tale impegno.
Con sincera devozione,
Roma, maggio 2014
Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur