BAB AL SALAMAH (Nord della Siria) - Una interminabile fila di Tir costeggia la strada sterrata. Sono fermi in attesa di passare la frontiera. A 500 metri c'è il confine tra Turchia e Siria. Al di là, in territorio siriano libero, il campo di Bab al Salamah, 20.000 profughi, il 45 per cento bambini. E' qui, in questa zona di transito, una terra di nessuno, che Mahmoud Dahi, siriano, ha deciso di aprire un orfanatrofio per accogliere gli orfani rifugiati, scappati da una guerra che si sta combattendo a una ventina di chilometri, ad Aleppo. Mahmoud ha 53 anni, trenta li ha passati in Germania. In Siria non era più tornato, se ne era andato perché a 17 anni doveva partire con l'esercito per la guerra in Libano.
Da 20 a 50 ragazzini ospitati. "Un conflitto di cui comprendevo le motivazioni - dice - ma che non condividevo". Subito dopo lo scoppio del conflitto, ha iniziato a rendersi conto dell'emergenza dei più piccoli: "Dal 2011 ho iniziato a portare materiale per i bambini dei campi profughi, materiali di prima necessità, vestiti, scarpe, coperte, e anche giocattoli, poi, invece, ho iniziato a concentrarmi sugli orfani del campo di Bab al Salamah e di altre aree del Paese. La struttura dell'orfanatrofio ospiterà da una ventina a una cinquantina di bambini con una decina di signore che si dedicheranno alla cucina e alla cura dei bambini. Ci sarà una grande sala per le attività ludiche e di doposcuola, una piccola biblioteca, una piscina, una grande casa per gli uccelli e un cortile con oche, galline e pavoni".
La libertà sta nell'educazione. "Il progetto si chiamerà "Tu sei la mia speranza" e la struttura Dar al Aitam - la casa degli orfani - avrà un costo mensile di 5.000 dollari, di cui una piccola parte sostenuta da una ong tedesca, Orienthelfer, il resto si vedrà, verrà fatto un fundraising non certo facile". Anche perché Mahmoud vuole mantenere un'assoluta autonomia nella gestione della struttura: "Si era fatta viva un'associazione wahabita dell'Arabia Saudita, voleva dare un grosso contributo per i libri e l'educazione islamica, ma voleva anche diventare responsabile del progetto e così ho rifiutato". Mahmoud è entrato in contatto con una onlus italiana dall'autunno 2013, Amal for Education ("Amal" significa speranza in arabo).
Programmi di alfabetizzasione precoce. L'associazione, che si è appoggiata a Mahmoud per l'invio di materiale per il progetto "La scuola è la tua libertà" - che già nel nome sembra richiamare i principi che muovono Mahmoud - si occupa di supportare e sviluppare progetti educativi per rifugiati siriani in Siria e in Turchia. "Contribuiremo alle attività dell'orfanatrofio in molti modi - dice Isabella Chiari, docente della Sapienza - avvieremo un progetto di sostegno mensile ai bambini con la fornitura di materiali didattici ed educativi, con lo sviluppo di programmi di alfabetizzazione precoce, lettura, scrittura, racconto per bambini e con una piccola biblioteca in arabo e in inglese. Crediamo molto nel progetto di Mahmoud Dahi e con l'aiuto di chi vorrà sostenerci qui in Italia cercheremo di dare nuove opportunità a questi bambini".
Il posto più pericoloso al mondo per i bambini. Mahmoud interviene in un ambito, quello dei bambini coinvolti nel conflitto, di cui si parla poco, ma essi rappresentano le principali vittime di questa guerra ormai triennale e, secondo l'Unicef, vivono in uno dei posti più pericolosi al mondo. Hanno perso tutto: la casa, i familiari, la possibilità di andare regolarmente a scuola. Cinque milioni e mezzo sarebbero, secondo i dati Unicef, i bambini coinvolti nel conflitto, due milioni di loro avrebbero bisogno di un qualche supporto psicologico. Diecimila sono i bambini vittima di questo conflitto secondo le Nazioni Unite. I rifugiati, cioè quelli che hanno lasciato il paese e che per lo più sono nei campi - in base a quanto afferma l'Unhcr - sono 1.200.000, di cui 425.000 sotto i cinque anni. I dati si fanno drammatici se si pensa che, specie nelle tendopoli, uno su dieci lavora o è coinvolto in traffici illeciti o è assoldato dall'esercito siriano libero per attività di vario tipo.
Un'educazione laica e una vita libera nella natura."Nell'orfanotrofio i bambini vivranno e impareranno a essere bambini, a sviluppare la creatività e la fantasia, a conoscere la natura e gli animali, a imparare giocando. Il resto lo faranno a scuola. Niente politica, niente religione" Tornare in Germania? Per lui non se ne parla, almeno per ora. Questi bambini sono diventati la sua famiglia. A venti chilometri si spara, ma, lui dice, "il paradiso è già qui, accanto ai bambini".
Da 20 a 50 ragazzini ospitati. "Un conflitto di cui comprendevo le motivazioni - dice - ma che non condividevo". Subito dopo lo scoppio del conflitto, ha iniziato a rendersi conto dell'emergenza dei più piccoli: "Dal 2011 ho iniziato a portare materiale per i bambini dei campi profughi, materiali di prima necessità, vestiti, scarpe, coperte, e anche giocattoli, poi, invece, ho iniziato a concentrarmi sugli orfani del campo di Bab al Salamah e di altre aree del Paese. La struttura dell'orfanatrofio ospiterà da una ventina a una cinquantina di bambini con una decina di signore che si dedicheranno alla cucina e alla cura dei bambini. Ci sarà una grande sala per le attività ludiche e di doposcuola, una piccola biblioteca, una piscina, una grande casa per gli uccelli e un cortile con oche, galline e pavoni".
La libertà sta nell'educazione. "Il progetto si chiamerà "Tu sei la mia speranza" e la struttura Dar al Aitam - la casa degli orfani - avrà un costo mensile di 5.000 dollari, di cui una piccola parte sostenuta da una ong tedesca, Orienthelfer, il resto si vedrà, verrà fatto un fundraising non certo facile". Anche perché Mahmoud vuole mantenere un'assoluta autonomia nella gestione della struttura: "Si era fatta viva un'associazione wahabita dell'Arabia Saudita, voleva dare un grosso contributo per i libri e l'educazione islamica, ma voleva anche diventare responsabile del progetto e così ho rifiutato". Mahmoud è entrato in contatto con una onlus italiana dall'autunno 2013, Amal for Education ("Amal" significa speranza in arabo).
Programmi di alfabetizzasione precoce. L'associazione, che si è appoggiata a Mahmoud per l'invio di materiale per il progetto "La scuola è la tua libertà" - che già nel nome sembra richiamare i principi che muovono Mahmoud - si occupa di supportare e sviluppare progetti educativi per rifugiati siriani in Siria e in Turchia. "Contribuiremo alle attività dell'orfanatrofio in molti modi - dice Isabella Chiari, docente della Sapienza - avvieremo un progetto di sostegno mensile ai bambini con la fornitura di materiali didattici ed educativi, con lo sviluppo di programmi di alfabetizzazione precoce, lettura, scrittura, racconto per bambini e con una piccola biblioteca in arabo e in inglese. Crediamo molto nel progetto di Mahmoud Dahi e con l'aiuto di chi vorrà sostenerci qui in Italia cercheremo di dare nuove opportunità a questi bambini".
Il posto più pericoloso al mondo per i bambini. Mahmoud interviene in un ambito, quello dei bambini coinvolti nel conflitto, di cui si parla poco, ma essi rappresentano le principali vittime di questa guerra ormai triennale e, secondo l'Unicef, vivono in uno dei posti più pericolosi al mondo. Hanno perso tutto: la casa, i familiari, la possibilità di andare regolarmente a scuola. Cinque milioni e mezzo sarebbero, secondo i dati Unicef, i bambini coinvolti nel conflitto, due milioni di loro avrebbero bisogno di un qualche supporto psicologico. Diecimila sono i bambini vittima di questo conflitto secondo le Nazioni Unite. I rifugiati, cioè quelli che hanno lasciato il paese e che per lo più sono nei campi - in base a quanto afferma l'Unhcr - sono 1.200.000, di cui 425.000 sotto i cinque anni. I dati si fanno drammatici se si pensa che, specie nelle tendopoli, uno su dieci lavora o è coinvolto in traffici illeciti o è assoldato dall'esercito siriano libero per attività di vario tipo.
Un'educazione laica e una vita libera nella natura."Nell'orfanotrofio i bambini vivranno e impareranno a essere bambini, a sviluppare la creatività e la fantasia, a conoscere la natura e gli animali, a imparare giocando. Il resto lo faranno a scuola. Niente politica, niente religione" Tornare in Germania? Per lui non se ne parla, almeno per ora. Questi bambini sono diventati la sua famiglia. A venti chilometri si spara, ma, lui dice, "il paradiso è già qui, accanto ai bambini".