Dai "non-luoghi" del diritto fino a Bruxelles pedinando i migranti in cerca di una nuova vita
di CARMINE SAVIANO<br /> Si chiama European Dream, Road To Bruxelles, la mostra itinerante di Alessandro Penso che da Bari arriverà sino alla sede del Parlamento Europeo, il 4 luglio prossimo. Un viaggio simbolico che dai posti dell'emergenza conduce a quelli della politica comunitaria, l'unica in grado di dare risposte concrete al problema
ROMA - Alcune fotografie ci portano a un passo, ci avvicinano. Cancellano la distanza. E con essa ogni forma fluttuante, neutra, di responsabilità. Immagini che mostrano tutte le frontiere e le restrizioni nascoste presenti sul nostro territorio. Una rete di confini spesso stretta intorno ai migranti che, nell'Italia, vedono l'inizio - e a volte solo quello - del loro sogno europeo. Si chiama European Dream, Road To Bruxelles, una mostra itinerante che da Bari, arriverà sino alla sede del Parlamento Europeo, il 4 luglio prossimo. Un viaggio simbolico che dai luoghi dell'emergenza conduce a quelli della politica comunitaria, l'unica in grado di dare risposte concrete al problema. E le foto sono di Alessandro Penso, vincitore del Word Press Photo del 2014 nella categoria General News.
Dai "buchi neri" di Patrasso in poi. Decine di volti, di storie, di corpi mossi dalla speranza e dalla fiducia in un futuro migliore o quanto meno possibile. Ma anche istantane…
Dai "buchi neri" di Patrasso in poi. Decine di volti, di storie, di corpi mossi dalla speranza e dalla fiducia in un futuro migliore o quanto meno possibile. Ma anche istantane…
ROMA - Alcune fotografie ci portano a un passo, ci avvicinano. Cancellano la distanza. E con essa ogni forma fluttuante, neutra, di responsabilità. Immagini che mostrano tutte le frontiere e le restrizioni nascoste presenti sul nostro territorio. Una rete di confini spesso stretta intorno ai migranti che, nell'Italia, vedono l'inizio - e a volte solo quello - del loro sogno europeo. Si chiama European Dream, Road To Bruxelles, una mostra itinerante che da Bari, arriverà sino alla sede del Parlamento Europeo, il 4 luglio prossimo. Un viaggio simbolico che dai luoghi dell'emergenza conduce a quelli della politica comunitaria, l'unica in grado di dare risposte concrete al problema. E le foto sono di Alessandro Penso, vincitore del Word Press Photo del 2014 nella categoria General News.
Dai "buchi neri" di Patrasso in poi. Decine di volti, di storie, di corpi mossi dalla speranza e dalla fiducia in un futuro migliore o quanto meno possibile. Ma anche istantanee che mostrano la violenza nascosta di leggi restrittive, di informazioni scarse, di sensibilità zero. Le ricadute sociali delle normative comunitarie. Il progetto - che Penso ha realizzato anche grazie al sostegno dell'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e al Festival fotografico Cortona on the Move - inizia in Grecia. In quei buchi neri urbani nati intorno al porto di Patrasso, alla zona industriale di Atene, alla stazione ferroviaria di Corinto. Non-luoghi del diritto, dove migliaia di migranti si ammassano in attesa del loro viaggio verso l'Italia e l'Europa.
Un pedinamento fissato con le immagini. Provengono dal Medio Oriente, dall'Afghanistan, dal Nord Africa. Perseguitati per le loro idee politiche, per le loro opinioni, magari per aver professato un'opzione di laicità. Alessandro Penso li ha incontrati, seguiti, raccontati attraverso le immagini. Che mostrano corpi che si nascondono all'autorità che dovrebbe tutelarli. Perché ad essere schedati in Grecia - che non ha risorse economiche per gestire l'emergenza - si rischi di essere rimandati indietro. Un cammino verso i propri diritti che parte nascondendosi alle legge. Contraddizioni dell'Europa Unita.
Le conseguenze sociali delle leggi. "Vogliamo sensibilizzare e provocare", dice Alessandro Penso a Repubblica.it. "L'idea è quella di avvicinare le persone al problema, uscendo dai soliti canali d'informazione, che spesso diventano un po' elitari". Si tratta di "avvicinare le persone che vivono nello stesso territorio con i migranti, che con loro condividono spazi e problemi". Poi la provocazione: "Perché il nostro è un viaggio simbolico: vogliamo mostrare agli uomini delle istituzioni europee, attraverso la vita quotidiana dei migranti, le conseguenze sociali delle leggi che vengono approvate". E, infatti, le foto di Penso mostrano soprattutto "l'assistenza di assistenza, i rischi che i migranti sono costretti a correre per affermare dei loro diritti".
La mostra in un TIR, come quello delle fughe. Road to Bruxelles parte dalla spiaggia di Bari. La mostra sarà allestita su un camion, uguale a quelli in cui spesso si nascondono i migranti per arrivare in Italia. Le tappe sono tante: da Ancona a Roma, dove il 20 giugno, durante la Giornata Internazionale del Rifugiato, il camion sosterà a in via dei Fori Imperiali. Poi si riparte. Firenze, Milano. Il 30 giugno il camion arriverà a Ginevra, dove sosterà all'esterno del Palazzo delle Nazioni Unite. Infine l'ultima tappa verso Strasburgo e Bruxelles. Infine il ritorno a Cortona, il 17 luglio, dove i visitatori del Festival potranno osservare i lavori di Penso. Che non si fermano solo alle immagini. È prevista, infatti, la proiezione di numerosi video in cui i migranti racconteranno in prima persona la loro esperienza.
Gli attacchi razzisti. Restituire al "pubblico" uno sguardo in presa diretta. "Ho trascorso intere giornate con loro. Ho fatto tutto quello che loro fanno: li ho seguiti anche nei tentativi di entrare in quei camion", conclude Penso. E non sono mancati momenti duri: "veri e propri attacchi razzisti. Come quando una macchina tentò di investire Mustafà, un migrante con cui ancora oggi sono in contatto". Ordinaria follia, in una Comunità che se vuole farsi "politica" non può rimandare oltre l'incontro con chi migra. Per trasformare gli esuli - coloro che sono diretti verso una terra di nessuno - in possibili cittadini.
Dai "buchi neri" di Patrasso in poi. Decine di volti, di storie, di corpi mossi dalla speranza e dalla fiducia in un futuro migliore o quanto meno possibile. Ma anche istantanee che mostrano la violenza nascosta di leggi restrittive, di informazioni scarse, di sensibilità zero. Le ricadute sociali delle normative comunitarie. Il progetto - che Penso ha realizzato anche grazie al sostegno dell'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e al Festival fotografico Cortona on the Move - inizia in Grecia. In quei buchi neri urbani nati intorno al porto di Patrasso, alla zona industriale di Atene, alla stazione ferroviaria di Corinto. Non-luoghi del diritto, dove migliaia di migranti si ammassano in attesa del loro viaggio verso l'Italia e l'Europa.
Un pedinamento fissato con le immagini. Provengono dal Medio Oriente, dall'Afghanistan, dal Nord Africa. Perseguitati per le loro idee politiche, per le loro opinioni, magari per aver professato un'opzione di laicità. Alessandro Penso li ha incontrati, seguiti, raccontati attraverso le immagini. Che mostrano corpi che si nascondono all'autorità che dovrebbe tutelarli. Perché ad essere schedati in Grecia - che non ha risorse economiche per gestire l'emergenza - si rischi di essere rimandati indietro. Un cammino verso i propri diritti che parte nascondendosi alle legge. Contraddizioni dell'Europa Unita.
Le conseguenze sociali delle leggi. "Vogliamo sensibilizzare e provocare", dice Alessandro Penso a Repubblica.it. "L'idea è quella di avvicinare le persone al problema, uscendo dai soliti canali d'informazione, che spesso diventano un po' elitari". Si tratta di "avvicinare le persone che vivono nello stesso territorio con i migranti, che con loro condividono spazi e problemi". Poi la provocazione: "Perché il nostro è un viaggio simbolico: vogliamo mostrare agli uomini delle istituzioni europee, attraverso la vita quotidiana dei migranti, le conseguenze sociali delle leggi che vengono approvate". E, infatti, le foto di Penso mostrano soprattutto "l'assistenza di assistenza, i rischi che i migranti sono costretti a correre per affermare dei loro diritti".
La mostra in un TIR, come quello delle fughe. Road to Bruxelles parte dalla spiaggia di Bari. La mostra sarà allestita su un camion, uguale a quelli in cui spesso si nascondono i migranti per arrivare in Italia. Le tappe sono tante: da Ancona a Roma, dove il 20 giugno, durante la Giornata Internazionale del Rifugiato, il camion sosterà a in via dei Fori Imperiali. Poi si riparte. Firenze, Milano. Il 30 giugno il camion arriverà a Ginevra, dove sosterà all'esterno del Palazzo delle Nazioni Unite. Infine l'ultima tappa verso Strasburgo e Bruxelles. Infine il ritorno a Cortona, il 17 luglio, dove i visitatori del Festival potranno osservare i lavori di Penso. Che non si fermano solo alle immagini. È prevista, infatti, la proiezione di numerosi video in cui i migranti racconteranno in prima persona la loro esperienza.
Gli attacchi razzisti. Restituire al "pubblico" uno sguardo in presa diretta. "Ho trascorso intere giornate con loro. Ho fatto tutto quello che loro fanno: li ho seguiti anche nei tentativi di entrare in quei camion", conclude Penso. E non sono mancati momenti duri: "veri e propri attacchi razzisti. Come quando una macchina tentò di investire Mustafà, un migrante con cui ancora oggi sono in contatto". Ordinaria follia, in una Comunità che se vuole farsi "politica" non può rimandare oltre l'incontro con chi migra. Per trasformare gli esuli - coloro che sono diretti verso una terra di nessuno - in possibili cittadini.