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Libano, la pressione dei siriani in fuga ha creato una situazione in procinto di esplodere

I profughi che scappano dalla guerra sono ormai due milioni, su una popolazione totale di 4 milioni di abitanti nel Paese dei Cedri. Per comprendere la situazione è  uscito in libreria Libano nel baratro della crisi siriana (Poiesis Editrice, 318 pagine, 18.00 euro) dei giornalisti Matteo Bressan e Laura Tangherlini che affrontano gli aspetti umanitari con molte testimonianze, ma anche quelli mediatici e sociali che sta attraversando il Paese mediorientale
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PERUGIA
-  In Libano, dall'inizio della crisi siriana, sono arrivati circa un milione e mezzo di rifugiati - le stime dell'Unhcr (l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite) parlano di un milione e 135mila persone registrate regolarmente - che si sono aggiunti ai circa 500mila profughi palestinesi già presenti nel Paese. Per questo, nell'ottobre scorso, il governo libanese ha ridotto in maniera importante l'accesso ai profughi siriani nel Paese dei Cedri, garantendo l'entrata esclusivamente a chi è in grado di dimostrare solidi motivi umanitari. "Chiunque passi il confine siriano-libanese sarà interrogato e dovrà avere una ragione umanitaria per entrare", aveva dichiarato Rashid Derbas, ministro degli Affari sociali libanese. L'emergenza umanitaria che sta attraversando il Libano - 4 milioni di abitanti e 2 milioni di profughi - insieme alle tensioni sociali e politiche che si sono incrementate con gli sviluppi in Siria, potrebb…

PERUGIA
-  In Libano, dall'inizio della crisi siriana, sono arrivati circa un milione e mezzo di rifugiati - le stime dell'Unhcr (l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite) parlano di un milione e 135mila persone registrate regolarmente - che si sono aggiunti ai circa 500mila profughi palestinesi già presenti nel Paese. Per questo, nell'ottobre scorso, il governo libanese ha ridotto in maniera importante l'accesso ai profughi siriani nel Paese dei Cedri, garantendo l'entrata esclusivamente a chi è in grado di dimostrare solidi motivi umanitari. "Chiunque passi il confine siriano-libanese sarà interrogato e dovrà avere una ragione umanitaria per entrare", aveva dichiarato Rashid Derbas, ministro degli Affari sociali libanese. L'emergenza umanitaria che sta attraversando il Libano - 4 milioni di abitanti e 2 milioni di profughi - insieme alle tensioni sociali e politiche che si sono incrementate con gli sviluppi in Siria, potrebbero far esplodere il Paese da un momento all'altro.

Un libro per capire cosa succede in Libano. Per capire meglio la situazione nel Paese dei Cedri è recentemente uscito in libreria Libano nel baratro della crisi siriana (Poiesis Editrice, 318 pagine, 18.00 euro), scritto dai giornalisti Matteo Bressan e Laura Tangherlini. "Abbiamo voluto dare un seguito ai nostri precedenti libri (rispettivamente Hezbollah. Tra integrazione politica e lotta armata e Siria in fuga, ndr) unendo le forze, le esperienze e i nostri contatti - spiegano i due autori - per affrontare con un approccio differente ciò che si sta abbattendo sul Libano, a causa della crisi in Siria". Il pregio di questo libro - di estrema attualità e di lettura agevole - è che gli autori non solo analizzano gli aspetti umanitari con numerose testimonianze, ma anche quelli mediatici e sociali che sta attraversando il Paese del Vicino Oriente.

La speranza di tornare presto a casa. Per i profughi siriani in Libano la speranza è quella di tornare in Siria al più presto. "Per il loro futuro vorrebbero tornare in Siria", raccontano Bressan e Tangherlini. "Ma la speranza che quel momento sia vicino è in loro sempre più remota, sostituita dalla consapevolezza che se anche tra molti anni potranno tornare in Siria, non troveranno quasi nulla di ciò che hanno lasciato". E così, per adesso, i siriani che sono arrivati in Libano combattono per il presente. Giorno per giorno pensano a come poter mangiare. A come mandare i propri figli a scuola. A come curarsi. A come vivere un altro freddo inverno in condizioni più che precarie. Mentre i problemi, invece di diminuire, aumentano. "La coabitazione con la popolazione libanese è sempre più difficile, gli aiuti umanitari sono sempre più scarsi e la difficoltà di accesso ai servizi sanitari è aumentata", sottolineano i due giornalisti.

Pericolo estremismo islamico. L'onda lunga dell'Is - lo Stato islamico guidato dal califfo Abu Bakr Al-Baghdadi - e la minaccia rappresentata dalla galassia delle sigle jihadiste operanti in Siria e in Iraq sembra voler aprire un terzo fronte proprio nel Paese dei Cedri. "Il Libano - spiegano gli autori del libro - vive oggi una situazione paradossale, forse la più esplosiva dalla fine della guerra civile. Il Paese è attraversato da uno scontro, in cui si confrontano le varie potenze regionali, che non sembra conoscere confini e che dall'Iraq, passando per la Siria, inizia a scuotere il Libano". A questo scenario si aggiunge una crisi politica senza precedenti che dopo aver lasciato il Paese senza un Governo per ben undici mesi ora non riesce ad eleggere il proprio Presidente della Repubblica - carica che per costituzione spetta ad un cristiano maronita - a causa dei veti incrociati sui due nomi più rappresentativi della comunità cristiana maronita: Samir Geagea e Michel Aoun.

L'intervento di Hezbollah. Il ruolo di Hezbollah - il movimento sciita libanese - nella crisi siriana è un tema che ha diviso la comunità libanese. "Alcuni - spiegano gli autori del testo - sostengono che l'intervento militare del Partito di Dio in territorio siriano al fianco di Assad abbia esposto l'intero territorio libanese alle ritorsioni dei vari gruppi fondamentalisti operanti in Siria, mentre altri, al contrario, sostengono che Hezbollah abbia evitato, almeno per il momento, l'avanzata di Al-Nusra e dell'Is in Libano". Sicuramente la milizia sciita è stata determinante nel riequilibrare a favore del governo siriano le sorti del conflitto sul campo.

Scontri tra sunniti e alawiti. Intanto, a Tripoli - la seconda città libanese situata nel nord del Paese e roccaforte dei i musulmani sunniti - gli scontri armati sono sempre più frequenti e pesanti. A fronteggiarsi sono i sunniti, concentrati nel quartiere di Bab al Tabbaneh e gli alawiti - sostenitori di Assad - del quartiere di Jabal Mohsen. "Dietro agli scontri - spiegano Bressan e Tangherlini - anche la percezione che lo Stato avesse in parte abbandonato la città negli ultimi anni, trascurandola e spingendo migliaia di famiglie sotto la soglia di povertà". In questa situazione incandescente, Libano nel baratro della crisi siriana, offre molti spunti interessanti. Utile per cercare di capire meglio un Paese martoriato da decenni e con un futuro più che incerto.