Profughi, ne muore uno ogni cinquanta in fuga da Libia, Siria o Corno d'Africa
di CARMINE SAVIANOLa stima nel rapporto delle Nazioni Unite rilanciata da Amnesty International. La "costante negligenza" dei governi europei di fronte a una crisi umanitaria mai così vasta". L'Onu paventa la morte di 400 persone al largo della Libia. 3 ottobre: "Giornata della memoria e dell'accoglienza"
ROMA - La proporzione, maledetta, è di uno a cinquanta. Secondo le Nazione Unite è questo il rapporto tra il numero dei morti nel Mar Mediterraneo registrato dall'inizio di quest'anno, rispetto a lo stesso periodo del 2014. E la causa è una responsabilità che coinvolge tutti e ciascuno: la "costante negligenza" dei governi europei di fronte a una crisi umanitaria mai così vasta. E l'accusa dell'Onu viene rilanciata in Italia e negli altri paesi europei da Amnesty International. Che - ancora una volta - chiedi ai governi dell'Ue di agire il prima possibile per evitare ulteriori stragi del mare.
Le anticipazioni sono pesantissime. Al centro dell'intervento dell'Onu la possibile morte di 400 persone al largo della Libia. Nella nota diffusa dalla sezione italiana di Amnesty, si legge: "L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ricorda a tutti quest'ultima tragedia che potrebbe ave…
Le anticipazioni sono pesantissime. Al centro dell'intervento dell'Onu la possibile morte di 400 persone al largo della Libia. Nella nota diffusa dalla sezione italiana di Amnesty, si legge: "L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ricorda a tutti quest'ultima tragedia che potrebbe ave…
ROMA - La proporzione, maledetta, è di uno a cinquanta. Secondo le Nazione Unite è questo il rapporto tra il numero dei morti nel Mar Mediterraneo registrato dall'inizio di quest'anno, rispetto a lo stesso periodo del 2014. E la causa è una responsabilità che coinvolge tutti e ciascuno: la "costante negligenza" dei governi europei di fronte a una crisi umanitaria mai così vasta. E l'accusa dell'Onu viene rilanciata in Italia e negli altri paesi europei da Amnesty International. Che - ancora una volta - chiedi ai governi dell'Ue di agire il prima possibile per evitare ulteriori stragi del mare.
Le anticipazioni sono pesantissime. Al centro dell'intervento dell'Onu la possibile morte di 400 persone al largo della Libia. Nella nota diffusa dalla sezione italiana di Amnesty, si legge: "L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ricorda a tutti quest'ultima tragedia che potrebbe aver fatto salire il totale delle vittime dall'inizio dell'anno a quasi 900, rispetto ai 17 dello stesso periodo del 2014, con un aumento di oltre 53 volte del numero di migranti e rifugiati morti in mare". E l'associazione per la difesa dei diritti dell'uomo ha anticipato le linee fondamentali del suo Rapporto sui migranti che sarà pubblicato alla fine di aprile. Anticipazioni pesanti come macigni.
Quanti altri morti ci vorranno? Secondo le analisi e le osservazioni di Amnesty, infatti, è evidente che "le attuali operazioni di ricerca e soccorso in mare siano scandalosamente lontane da ciò di cui ci sarebbe bisogno per affrontare la crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo". Osservazioni sintetizzate dalla domanda di Gauri Van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International: "Quante altre persone dovranno morire prima che i governi europei riconoscano che fare affidamento su risorse arrangiate per le operazioni di ricerca e soccorso non è abbastanza?".
Le "stragi ad orologeria". E se migliaia di migranti e rifugiati continuano a percorrere la rotta marittima più pericolosa del mondo, e se già centinaia di loro sono morti quest'anno, il punto è che "tutti i segnali lasciano intendere che il numero di persone che faranno quella traversata aumenterà con l'arrivo della bella stagione e col proseguire delle persecuzioni in paesi come Siria ed Eritrea e dell'instabilità in Libia, il principale punto di partenza per la maggioranza dei viaggi organizzati dai trafficanti lungo il Mediterraneo". Stragi a orologeria, da bloccare al più presto. Soprattutto attraverso l'allerta anticipata delle forze di soccorso.
Salvate quasi 10 mila persone dall'11 aprile. Durante l'ultima serie di tragedie, infatti, la Guardia Costiera italiana ha riferito ad Amnesty International "di aver soccorso quasi 10mila persone, rispondendo a partire da sabato 11 aprile a decine di Sos". Ancora il racconto dell'associazione: "Il giorno dopo, la Guardia costiera ha recuperato nove corpi da una barca di legno che si era capovolta". Parole che dimostrano che come in altre operazioni di ricerca e soccorso, la Guardia costiera ha dovuto fare affidamento "su un'assistenza improvvisata al momento, basata in parte sull'operazione europea di controllo delle frontiere denominata Triton e in parte su navi commerciali che si trovavano nella zona".
Ed è l'improvvisazione il terreno da evitare. Una questione squisitamente politica. Perché "l'Europa ha ridimensionato la capacità delle operazioni di ricerca e soccorso sul falso assunto che quelle operazioni stavano agendo da fattore di spinta, attirando cioè un maggior numero di migranti", continua la Van Gulik. Ma la realtà di ciò che accade nel Mediterraneo si è incaricata di smentire questa lettura, "dato che il numero di persone disperate che cercano di raggiungere l'Europa sta aumentando". Infine, le conclusioni di Amnesty: "I leader di europei devono ammettere che l'attuale strategia non funziona e devono destinare tutti gli sforzi a mettere in atto un'operazione umanitaria concordata e robusta nel Mediterraneo, dotata almeno delle stesse risorse che aveva l'operazione italiana Mare nostrum, chiusa l'anno scorso".
Le stime dell'UNHCR. Il Mediterraneo continua ad essere luogo di morte per migranti e rifugiati: secondo le stime dell'Unhcr - l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati - sono già 950 le vittime quest'anno. Per questo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite considera positiva l'approvazione alla Camera della proposta di legge che istituisce la Giornata della memoria e dell'accoglienza il 3 ottobre, giorno del naufragio di Lampedusa nel quale persero la vita 368 migranti e rifugiati.
3 ottobre, Giornata della memoria e dell'accoglienza. "Riteniamo molto importante questo passo concreto verso la celebrazione ufficiale di una giornata della memoria e dell'accoglienza - ha detto Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa - per ricordare tutte le vittime dell'immigrazione". Di fronte alle centinaia di vittime di quest'anno, sottolinea Sami, "è fondamentale ribadire che non possiamo assuefarci a queste tragedie. E' opportuno fare una seria riflessione sulla istituzione di alternative legali ai pericolosi attraversamenti via mare. Queste morti possono essere evitate con un maggiore impegno internazionale nella ricerca e nel soccorso in mare".
Il passaggio al Senato. La proposta di legge sulla Giornata della memoria dovrà affrontare ora il voto del Senato: l'Unhcr auspica che si possa arrivare presto all'approvazione definitiva, in modo tale che il 3 ottobre prossimo, secondo anniversario della strage di Lampedusa, si celebri ufficialmente la giornata della memoria e dell'accoglienza.
Le anticipazioni sono pesantissime. Al centro dell'intervento dell'Onu la possibile morte di 400 persone al largo della Libia. Nella nota diffusa dalla sezione italiana di Amnesty, si legge: "L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ricorda a tutti quest'ultima tragedia che potrebbe aver fatto salire il totale delle vittime dall'inizio dell'anno a quasi 900, rispetto ai 17 dello stesso periodo del 2014, con un aumento di oltre 53 volte del numero di migranti e rifugiati morti in mare". E l'associazione per la difesa dei diritti dell'uomo ha anticipato le linee fondamentali del suo Rapporto sui migranti che sarà pubblicato alla fine di aprile. Anticipazioni pesanti come macigni.
Quanti altri morti ci vorranno? Secondo le analisi e le osservazioni di Amnesty, infatti, è evidente che "le attuali operazioni di ricerca e soccorso in mare siano scandalosamente lontane da ciò di cui ci sarebbe bisogno per affrontare la crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo". Osservazioni sintetizzate dalla domanda di Gauri Van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International: "Quante altre persone dovranno morire prima che i governi europei riconoscano che fare affidamento su risorse arrangiate per le operazioni di ricerca e soccorso non è abbastanza?".
Le "stragi ad orologeria". E se migliaia di migranti e rifugiati continuano a percorrere la rotta marittima più pericolosa del mondo, e se già centinaia di loro sono morti quest'anno, il punto è che "tutti i segnali lasciano intendere che il numero di persone che faranno quella traversata aumenterà con l'arrivo della bella stagione e col proseguire delle persecuzioni in paesi come Siria ed Eritrea e dell'instabilità in Libia, il principale punto di partenza per la maggioranza dei viaggi organizzati dai trafficanti lungo il Mediterraneo". Stragi a orologeria, da bloccare al più presto. Soprattutto attraverso l'allerta anticipata delle forze di soccorso.
Salvate quasi 10 mila persone dall'11 aprile. Durante l'ultima serie di tragedie, infatti, la Guardia Costiera italiana ha riferito ad Amnesty International "di aver soccorso quasi 10mila persone, rispondendo a partire da sabato 11 aprile a decine di Sos". Ancora il racconto dell'associazione: "Il giorno dopo, la Guardia costiera ha recuperato nove corpi da una barca di legno che si era capovolta". Parole che dimostrano che come in altre operazioni di ricerca e soccorso, la Guardia costiera ha dovuto fare affidamento "su un'assistenza improvvisata al momento, basata in parte sull'operazione europea di controllo delle frontiere denominata Triton e in parte su navi commerciali che si trovavano nella zona".
Ed è l'improvvisazione il terreno da evitare. Una questione squisitamente politica. Perché "l'Europa ha ridimensionato la capacità delle operazioni di ricerca e soccorso sul falso assunto che quelle operazioni stavano agendo da fattore di spinta, attirando cioè un maggior numero di migranti", continua la Van Gulik. Ma la realtà di ciò che accade nel Mediterraneo si è incaricata di smentire questa lettura, "dato che il numero di persone disperate che cercano di raggiungere l'Europa sta aumentando". Infine, le conclusioni di Amnesty: "I leader di europei devono ammettere che l'attuale strategia non funziona e devono destinare tutti gli sforzi a mettere in atto un'operazione umanitaria concordata e robusta nel Mediterraneo, dotata almeno delle stesse risorse che aveva l'operazione italiana Mare nostrum, chiusa l'anno scorso".
Le stime dell'UNHCR. Il Mediterraneo continua ad essere luogo di morte per migranti e rifugiati: secondo le stime dell'Unhcr - l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati - sono già 950 le vittime quest'anno. Per questo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite considera positiva l'approvazione alla Camera della proposta di legge che istituisce la Giornata della memoria e dell'accoglienza il 3 ottobre, giorno del naufragio di Lampedusa nel quale persero la vita 368 migranti e rifugiati.
3 ottobre, Giornata della memoria e dell'accoglienza. "Riteniamo molto importante questo passo concreto verso la celebrazione ufficiale di una giornata della memoria e dell'accoglienza - ha detto Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa - per ricordare tutte le vittime dell'immigrazione". Di fronte alle centinaia di vittime di quest'anno, sottolinea Sami, "è fondamentale ribadire che non possiamo assuefarci a queste tragedie. E' opportuno fare una seria riflessione sulla istituzione di alternative legali ai pericolosi attraversamenti via mare. Queste morti possono essere evitate con un maggiore impegno internazionale nella ricerca e nel soccorso in mare".
Il passaggio al Senato. La proposta di legge sulla Giornata della memoria dovrà affrontare ora il voto del Senato: l'Unhcr auspica che si possa arrivare presto all'approvazione definitiva, in modo tale che il 3 ottobre prossimo, secondo anniversario della strage di Lampedusa, si celebri ufficialmente la giornata della memoria e dell'accoglienza.