ROMA - Il Rapporto di Amnesty International sui Migranti, sin dal titolo, esprime la generale indignazione per la mancata e vergognosa salvaguardia delle vite dei migranti da parte dell'Europa. In quasi 4 mesi, da inizio 2015, sono morte oltre 1.750 persone, in viaggio verso l'Italia. Amnesty accusa un'Europa che ha avuto l'illusoria speranza che la chiusura dell'operazione Mare Nostrum potesse avere un effetto deterrente sui viaggi disperati di civili in fuga da guerra, fame, violenza, morte, terrorismo. Illusione ipocrita, più che ingenua, perché accompagnata anche da una indisponibilità a concedere varchi di fuga via terra.
Una valanga di morti ed è solo Aprile. Leggendo il Rapporto di Amnesty International sui Migranti, si può ragionevolmente ammettere che dalla chiusura di Mare Nostrum (31 ottobre 2014), non soltanto le partenze dalle coste africane non sono diminuite, ma anzi, mentre nel 2014 hanno perso la vita nel Mediterraneo 3.500 persone, in soli 4 mesi del 2015 ne sono morte oltre 1.750. Ed è soltanto l'inizio della bella stagione. E bisogna considerare che il rapporto prevede mutamenti negativi, ma si ferma al 15 aprile 2015. Mentre nel periodo gennaio-aprile 2014 attraversavano il mare 20.899 persone, quest'anno, fino a questi giorni, hanno raggiunto l'Italia 21.385 esseri umani; e mentre al 21 aprile 2014 sono stati 56 i morti, quest'anno, fino a oggi, hanno perso la vita oltre 1.750 migranti (questi ultimi i dati Oim Organizzazione Intermazionale Migrazioni).
Il senso dei numeri. Sono numeri, e troppi numeri, elencati in questi giorni in maniera tanto rapida e nevrotica, perdono di senso, di umanità. Ma questi numeri non sono ingestibili, per redistribuire le persone che vi corrispondono in ciascun Stato dell'Ue; e non sono ingestibili se paragonati a quei 4 milioni di profughi siriani che hanno trovato rifugio nei paesi confinanti; perché chi scappa dalle guerre di casa propria, non vuole allontanarsi troppo, da casa propria.
Il tragitto più pericoloso del mondo. Finché i governi europei non offrono adeguati percorsi sicuri e regolari in Europa, la gente continuerà a scegliere la via del mare, denuncia il Rapporto Amnesty, dal momento che i corridoi di terra sostanzialmente impraticabili e troppo faticosi. E certo, con 1 elicottero, 1 aereo, 7 mezzi natanti di soccorso (queste le disponibilità di Triton) e la barbarie di trafficanti di uomini che mettono in mano a scafisti drogati e delinquenti centinaia di uomini, le cose non potranno che peggiorare: nel 2015 si rischia la morte di altre 30.000 persone.
L'appello dell'UNHCR. E così, le folle in fuga scelgono (o sono costrette a scegliere) il mare, per quanto profondo sia. Quando, nel febbraio 2015, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati si è rivolto al Consiglio di Sicurezza Onu non poteva essere più chiaro: "L'operazione Mare Nostrum è finita, e Triton è limitata sia nel mandato che nelle risorse. L'Europa deve rafforzare la sua capacità di salvare vite, con ricerca e soccorso robusti nel Mediterraneo centrale, o migliaia di altri esseri umani moriranno ".
Lodevole lavoro di Italia e Malta. Dalla fine di Mare Nostrum, la Marina italiana ha mostrato un notevole impegno per salvare vite umane in mare e anche le Forze Armate di Malta hanno contribuito con i loro mezzi. Ma è necessario molto di più. Dal 1° novembre 2014, l'operazione Triton (il cui compito è più di pattugliare i confini piuttosto che offrire soccorso), ha imbarcazioni più piccole di Mare Nostrum, un minor numero di aerei e meno personale. Le sue attività possono si sono svolte per le operazioni di ricerca e soccorso, come richiesto dalle competenti Maritime Rescue Coordination Center (MRCCs), in conformità con il diritto internazionale del mare. Ma il contributo di Triton a potenziare la capacità di soccorso nel Mediterraneo centrale, anche se non trascurabile, resta del tutto insufficiente per far fronte alla domanda attuale come a quella delle prossime settimane e mesi.
Rotte terrestri negate in Europa. Più del 43% di coloro che hanno viaggiato attraverso il Mediterraneo nel 2014 erano siriani, eritrei, somali secondo le fonti dell'agenzia Frontex, e rappresentavano il 46% degli oltre 170.000 persone che hanno raggiunto l'Italia via mare. Dopo di loro, scappano verso l'Italia i cittadini di Sudan, Afghanistan e Iraq. L'Europa non ha fatto abbastanza per queste popolazioni. I governi europei, dice il rapporto di Amnesty, hanno chiuso le rotte terrestri; i respingimenti sono stati spesso accompagnati da abusi e violenze, soprattutto in Turchia, Bulgaria e Grecia, su persone bisognose di protezione internazionale; in Serbia, la richiesta di protezione implica trafile lunghissime, per poi essere spesso negata; entrare in Spagna dal Marocco, attraverso i punti di controllo di frontiera ufficiali a Ceuta e Melilla, è praticamente impossibile per gli africani. E allora, non si può che scegliere il mare, per quanto profondo sia.
Rifugi negati in Africa: non c'è alternativa al mare. Anche i paesi confinanti con le guerre dell'Africa rendono ora più difficile, dopo i 4 milioni di profughi siriani, l'accoglienza: l'Egitto, per esempio, ha chiuso i suoi valichi di frontiera a rifugiati e migranti, permettendo l'ingresso solo a cittadini libici; anche in Tunisia, mentre i civili della Libia possono entrare liberamente, altri profughi devono avere documenti validi per potervi entrare, e sono costretti a partire dalla Tunisia dopo pochissimi giorni perché i permessi sono limitati e brevi. In questa disperazione senza alternative, rifugiati e migranti, in particolare quelli senza documenti di identità validi, sono effettivamente intrappolati e non hanno altra scelta che prendere la via del mare, per quanto profondo sia.
Il richiamo all'UE: rotte terrestri certe. Amnesty International ha 3 richieste di base da fare all'Europa, per dare una forma a qualcosa che forma non ha: la migrazione di centinaia di migliaia di persone. I governi europei dovrebbero lanciare urgentemente un'operazione umanitaria multinazionale per salvare vite nel Mediterraneo; fino a quando questa operazione umanitaria non sarà attiva, i governi europei dovrebbero fornire a Italia e Malta un sostegno finanziario e logistico consentendo loro di rafforzare la ricerca e il soccorso dei migranti in mare; l'agenda europea sulle migrazioni, che sarà lanciata a maggio 2015, deve includere e prevedere percorsi terrestri sicuri e regolari per i rifugiati.
Che Itala ed Europa si assumano le loro responsabilità. "Le tragedie di questi giorni parlano chiaro - afferma Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - Basta con sotterfugi e false dichiarazioni d'impotenza. Le morti di questi giorni discendono da due errori, o forse scelte consapevoli motivate dall'opportunismo politico, dall'ignoranza del fenomeno e dall'incapacità di affrontare responsabilmente una crisi di questa natura. Il primo errore è stato quello, del Governo italiano, di porre termine a Mare Nostrum senza che fosse sostituito da un'operazione altrettanto ampia e finalizzata al salvataggio, nonostante gli espliciti impegni presi dal Presidente del Consiglio Renzi.
L'unica scelta giusta dell'Europa. Il secondo errore, commesso dall'Unione Europea, è stato quello di sperare che, chiusa la missione italiana, gli attraversamenti sarebbero cessati. Una teoria che ha qualcosa di scaramantico e che si è scontrata con la realtà. L'Europa è oggi chiamata a fare l'unica scelta giusta, umana e responsabile: quella di far ripartire subito un'operazione di salvataggio simile a Mare Nostrum. Ci sarà tempo, dopo, per ragionare sulle possibili soluzioni di lungo termine, basandosi -si spera- su analisi e programmi seri e non su teorie di politici troppo spesso incompetenti".
La petizione. Per firmare la petizione "Prima le persone, poi le frontiere"
Una valanga di morti ed è solo Aprile. Leggendo il Rapporto di Amnesty International sui Migranti, si può ragionevolmente ammettere che dalla chiusura di Mare Nostrum (31 ottobre 2014), non soltanto le partenze dalle coste africane non sono diminuite, ma anzi, mentre nel 2014 hanno perso la vita nel Mediterraneo 3.500 persone, in soli 4 mesi del 2015 ne sono morte oltre 1.750. Ed è soltanto l'inizio della bella stagione. E bisogna considerare che il rapporto prevede mutamenti negativi, ma si ferma al 15 aprile 2015. Mentre nel periodo gennaio-aprile 2014 attraversavano il mare 20.899 persone, quest'anno, fino a questi giorni, hanno raggiunto l'Italia 21.385 esseri umani; e mentre al 21 aprile 2014 sono stati 56 i morti, quest'anno, fino a oggi, hanno perso la vita oltre 1.750 migranti (questi ultimi i dati Oim Organizzazione Intermazionale Migrazioni).
Il senso dei numeri. Sono numeri, e troppi numeri, elencati in questi giorni in maniera tanto rapida e nevrotica, perdono di senso, di umanità. Ma questi numeri non sono ingestibili, per redistribuire le persone che vi corrispondono in ciascun Stato dell'Ue; e non sono ingestibili se paragonati a quei 4 milioni di profughi siriani che hanno trovato rifugio nei paesi confinanti; perché chi scappa dalle guerre di casa propria, non vuole allontanarsi troppo, da casa propria.
Il tragitto più pericoloso del mondo. Finché i governi europei non offrono adeguati percorsi sicuri e regolari in Europa, la gente continuerà a scegliere la via del mare, denuncia il Rapporto Amnesty, dal momento che i corridoi di terra sostanzialmente impraticabili e troppo faticosi. E certo, con 1 elicottero, 1 aereo, 7 mezzi natanti di soccorso (queste le disponibilità di Triton) e la barbarie di trafficanti di uomini che mettono in mano a scafisti drogati e delinquenti centinaia di uomini, le cose non potranno che peggiorare: nel 2015 si rischia la morte di altre 30.000 persone.
L'appello dell'UNHCR. E così, le folle in fuga scelgono (o sono costrette a scegliere) il mare, per quanto profondo sia. Quando, nel febbraio 2015, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati si è rivolto al Consiglio di Sicurezza Onu non poteva essere più chiaro: "L'operazione Mare Nostrum è finita, e Triton è limitata sia nel mandato che nelle risorse. L'Europa deve rafforzare la sua capacità di salvare vite, con ricerca e soccorso robusti nel Mediterraneo centrale, o migliaia di altri esseri umani moriranno ".
Lodevole lavoro di Italia e Malta. Dalla fine di Mare Nostrum, la Marina italiana ha mostrato un notevole impegno per salvare vite umane in mare e anche le Forze Armate di Malta hanno contribuito con i loro mezzi. Ma è necessario molto di più. Dal 1° novembre 2014, l'operazione Triton (il cui compito è più di pattugliare i confini piuttosto che offrire soccorso), ha imbarcazioni più piccole di Mare Nostrum, un minor numero di aerei e meno personale. Le sue attività possono si sono svolte per le operazioni di ricerca e soccorso, come richiesto dalle competenti Maritime Rescue Coordination Center (MRCCs), in conformità con il diritto internazionale del mare. Ma il contributo di Triton a potenziare la capacità di soccorso nel Mediterraneo centrale, anche se non trascurabile, resta del tutto insufficiente per far fronte alla domanda attuale come a quella delle prossime settimane e mesi.
Rotte terrestri negate in Europa. Più del 43% di coloro che hanno viaggiato attraverso il Mediterraneo nel 2014 erano siriani, eritrei, somali secondo le fonti dell'agenzia Frontex, e rappresentavano il 46% degli oltre 170.000 persone che hanno raggiunto l'Italia via mare. Dopo di loro, scappano verso l'Italia i cittadini di Sudan, Afghanistan e Iraq. L'Europa non ha fatto abbastanza per queste popolazioni. I governi europei, dice il rapporto di Amnesty, hanno chiuso le rotte terrestri; i respingimenti sono stati spesso accompagnati da abusi e violenze, soprattutto in Turchia, Bulgaria e Grecia, su persone bisognose di protezione internazionale; in Serbia, la richiesta di protezione implica trafile lunghissime, per poi essere spesso negata; entrare in Spagna dal Marocco, attraverso i punti di controllo di frontiera ufficiali a Ceuta e Melilla, è praticamente impossibile per gli africani. E allora, non si può che scegliere il mare, per quanto profondo sia.
Rifugi negati in Africa: non c'è alternativa al mare. Anche i paesi confinanti con le guerre dell'Africa rendono ora più difficile, dopo i 4 milioni di profughi siriani, l'accoglienza: l'Egitto, per esempio, ha chiuso i suoi valichi di frontiera a rifugiati e migranti, permettendo l'ingresso solo a cittadini libici; anche in Tunisia, mentre i civili della Libia possono entrare liberamente, altri profughi devono avere documenti validi per potervi entrare, e sono costretti a partire dalla Tunisia dopo pochissimi giorni perché i permessi sono limitati e brevi. In questa disperazione senza alternative, rifugiati e migranti, in particolare quelli senza documenti di identità validi, sono effettivamente intrappolati e non hanno altra scelta che prendere la via del mare, per quanto profondo sia.
Il richiamo all'UE: rotte terrestri certe. Amnesty International ha 3 richieste di base da fare all'Europa, per dare una forma a qualcosa che forma non ha: la migrazione di centinaia di migliaia di persone. I governi europei dovrebbero lanciare urgentemente un'operazione umanitaria multinazionale per salvare vite nel Mediterraneo; fino a quando questa operazione umanitaria non sarà attiva, i governi europei dovrebbero fornire a Italia e Malta un sostegno finanziario e logistico consentendo loro di rafforzare la ricerca e il soccorso dei migranti in mare; l'agenda europea sulle migrazioni, che sarà lanciata a maggio 2015, deve includere e prevedere percorsi terrestri sicuri e regolari per i rifugiati.
Che Itala ed Europa si assumano le loro responsabilità. "Le tragedie di questi giorni parlano chiaro - afferma Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - Basta con sotterfugi e false dichiarazioni d'impotenza. Le morti di questi giorni discendono da due errori, o forse scelte consapevoli motivate dall'opportunismo politico, dall'ignoranza del fenomeno e dall'incapacità di affrontare responsabilmente una crisi di questa natura. Il primo errore è stato quello, del Governo italiano, di porre termine a Mare Nostrum senza che fosse sostituito da un'operazione altrettanto ampia e finalizzata al salvataggio, nonostante gli espliciti impegni presi dal Presidente del Consiglio Renzi.
L'unica scelta giusta dell'Europa. Il secondo errore, commesso dall'Unione Europea, è stato quello di sperare che, chiusa la missione italiana, gli attraversamenti sarebbero cessati. Una teoria che ha qualcosa di scaramantico e che si è scontrata con la realtà. L'Europa è oggi chiamata a fare l'unica scelta giusta, umana e responsabile: quella di far ripartire subito un'operazione di salvataggio simile a Mare Nostrum. Ci sarà tempo, dopo, per ragionare sulle possibili soluzioni di lungo termine, basandosi -si spera- su analisi e programmi seri e non su teorie di politici troppo spesso incompetenti".
La petizione. Per firmare la petizione "Prima le persone, poi le frontiere"