Respingimenti: il tribunale di Roma condanna il Viminale a risarcire un cittadino pakistano, cacciato alla frontiera orientale d'Europa
ROMA – Con la sentenza del 9 maggio 2023 il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso di un cittadino pakistano entrato in Italia a ottobre 2020 e poi trasferito prima in Slovenia, poi in Croazia e infine in Bosnia Erzegovina, secondo una catena di respingimenti informali molto diffusi sulla frontiera est d'Europa. Al cittadino pakistano è stato formalmente impedito di fare richiesta di asilo.
Le riammissioni sono illegali. Con questa decisione il Tribunale ha ribadito l’illegittimità della procedura di riammissione attuata al confine orientale italiano sulla base di un accordo siglato tra Italia e Slovenia nel 1996, mai ratificato dal Parlamento. Procedura che il Governo italiano, tra l'altro, dopo averla sospesa nel 2021, ha deciso di ripristinare a partire da novembre 2022 ma, almeno formalmente, non nei confronti di coloro che chiedono la protezione internazionale.
La sentenza. Le riammissioni, ha scritto il Tribunale, sono antigiuridiche e dunque illegittime perché violano il diritto interno, anche di rango costituzionale, e il diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda le procedure che regolano l'asilo politico. Il tribunale ribadisce anche l'illegittimità di decisioni che non tengono conto delle situazioni individuali e dunque ledono il diritto alla difesa e il diritto alla presentazione di un ricorso. In giudizio è stata dimostrata la catena di riammissioni di cui il cittadino pakistano, che ora il ministero dovrà risarcire con oltre diciottomila euro, è stato vittima e che gli ha causato un danno ingiusto, esponendolo a una serie di violazioni dei suoi diritti fondamentali.
La rete della giustizia. A difendere il cittadino pakistano sono state le avvocate dell'Associazione Italiana Studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) Caterina Bove e Anna Brambilla. Ma il lavoro è stato il frutto di una collaborazione che ha visto coinvolti diversi soggetti attivi nel contrasto alle violenze contro le persone in movimento attivi lungo la rotta balcanica, tra i quali la rete Ri-Volti ai Balcani, la giornalista Elisa Oddone, l’ONG “Lungo la rotta balcanica”, l’associazione PIC (in particolare Ursa Regvar), il progetto Medea dell’ASGI, ICS Ufficio Rifugiati, Linea d’ombra, il Centro per la Pace di Zagabria, Anela Dedic e tutti gli attivisti e le attiviste che agiscono per la tutela per i diritti umani in Bosnia ed Erzegovina e lungo le rotte percorse dalla persone in transito.