ROMA – Il vertice di domani – domenica 23 luglio – sull'immigrazione, promosso dall'Italia e a cui parteciperanno i Paesi affacciati sul Mediterraneo, “non è altro che un'ulteriore tappa della strategia di esternalizzazione a Paesi terzi del controllo delle frontiere esterne dell'Europa – si legge in una nota diffusa da Medici Senza Frontiere – peccato che ‘l’approccio olistico sulla migrazione’, garbata formula diplomatica utilizzata nel Memorandum con la Tunisia, non tenga assolutamente in considerazione le conseguenze sulla vita delle persone che transitano nei Paesi con cui si stringono le intese, dove sono sistematicamente esposte al rischio di sfruttamento, violenza, tortura e altre gravi e ben documentate violazioni dei diritti fondamentali, incluso il diritto alla salute”.
“Una storia già vista”. “La retorica securitaria, che muove l’intesa con Tunisi – dice Marco Bertotto, direttore dei programmi di MSF Italia – ha portato a un ripugnante accordo fotocopia di quelli già siglati con Turchia e Libia, che hanno solo moltiplicato violazioni e sofferenze. Si aggiungono altri chilometri ad un muro già in costruzione lungo tutto il Mediterraneo, su cui si infrangono migliaia di vite”.
Le conseguenze umanitarie di questi accordi. Le conseguenze umanitarie di questi accordi sono documentate da rapporti ufficiali e dalle innumerevoli testimonianze che in questi anni MSF ha raccolto dalle persone assistite nei progetti in Italia, Grecia, Libia, lungo la rotta balcanica, sulle navi di soccorso. A Ventimiglia si curano persone con trascorsi drammatici in Tunisia, ecco di seguito due testimonianze raccolte dai team di MSF lungo il confine tra Italia e Francia.
La voce di Marie. Originaria della Guinea Conakry – ex colonia francese – ha raccontato ai team di MSF che “in Tunisia c’era violenza ovunque, ma ho dovuto far nascere lì mia figlia. In ospedale – ha aggiunto - se sei nera, ti lasciano entrare solo se sei incinta o hai avuto un grave incidente. Durante il parto l'ostetrica mi urlava contro e siccome mia figlia non voleva uscire mi è salita sulla pancia con le ginocchia per spingerla fuori. Ora ho una grossa cicatrice e mi fa male la pancia anche quando tossisco”.
La voce di Joseph. Ha vissuto 6 anni in Tunisia con sua moglie, ma di recente sono dovuti fuggire perché “la vita lì è impossibile per le persone con la pelle nera”. “Ho perso prima il lavoro, poi la polizia mi ha sequestrato tutti i miei averi. Alla fine, sono finito anche in prigione senza motivo e per 28 giorni non nemmeno potuto chiamare mia moglie. Ecco perché abbiamo deciso di venire in Europa”.