ROMA – Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), attraverso il suo Displacement Tracking, da settembre 2021 a oggi oltre 4,38 milioni di persone sono state registrate come sfollate interne in più di 3.300 siti in undici regioni dell’Etiopia, incluso il Tigray.
Le cause dello sfollamento. Il National Displacement Report dell'OIM, focalizzato sull'Etiopia, rivela che le principali cause che hanno costretto le persone ad abbandonare le proprie case per trasferirsi in altre zone del Paese o all'estero sono state il conflitto nel 66 per cento dei casi, la siccità nel 18 per cento e la tensione sociale nel 7 per cento dei casi. La regione della Somalia ospita il maggior numero di sfollati interni scappati principalmente a causa della siccità, mentre la zona del Tigray accoglie il maggior numero di sfollati fuggiti a causa del conflitto.
I ritorni. L'OIM ha fatto anche una cosiddetta "indagine di valutazione dei villaggi" per tenere traccia dei ritorni. L’inchiesta mostra che circa 3,24 milioni di persone ha fatto ritorno, entro giugno 2023, in oltre 2.700 villaggi disseminati in dieci regioni. Il maggior numero di casi di sfollati rientrati a livello nazionale si è verificato nelle regioni di Amhara per il 44 per cento, nel Tigray per il 39 per cento e ad Afar per il 6 per cento. I dati, sia quelli che riguardano lo sfollamento che quelli sui rientri, sono solo indicativi perché sono stati raccolti soltanto nelle zone accessibili agli operatori umanitari dell’OIM. Molte località rimangono fuori da qualsiasi valutazione a causa dell’insicurezza, dell’inaccessibilità stradale e delle tensioni sociali. Dal 2016 l’OIM monitora la situazione umanitaria e di sfollamento attraverso rilievi in aree specifiche, in virtù dei quali l'organizzazione registra il numero di sfollati e rimpatriati, le loro posizioni e le loro esigenze, per determinare poi la più ampia risposta umanitaria possibile.
Il contesto sociale e politico. Gli sfollamenti dovuti a conflitti, violenza inter-comunitaria, disastri naturali e cambiamenti climatici continuano a colpire ancora varie regioni dell’Etiopia, come Amhara, Afar, Oromia, Somali, SNNP, Tigray e Benishangul Gumuz - scrive l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). La distruzione delle infrastrutture e dei servizi essenziali ha lasciato le persone sfollate particolarmente vulnerabili, esposte a seri rischi per la protezione e la loro incolumità, e ha messo le organizzazioni internazionali nella condizione di non poter sempre soddisfare i loro bisogni di base. Di conseguenza, gli sfollati forzati, in particolare donne e ragazze, vivono in condizioni precarie e sono maggiormente a rischio di violenza e sfruttamento di genere. Inoltre, gli sfollati interni nel Nord sono in difficoltà da quando gli aiuti alimentari sono stati sospesi, il che sta avendo un impatto devastante sia sugli sfollati stessi che sulle comunità ospitanti, mentre la regione cerca di riprendersi dai due anni di conflitto.