ROMA – Molti osservatori temevano questa decisione che si è rivelato realtà. Domenica 28 gennaio maliani, burkinabè e nigerini hanno appreso contemporaneamente, sulle rispettive televisioni pubbliche, dell'annuncio del ritiro del loro Paese dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS). E’ stata una decisione, che avviene in un contesto di sfiducia nei confronti dell’organizzazione sia da parte dell’opinione pubblica che dei vertici dei tre paesi.
Cos’e’ l’ECOWAS ? Dal 1960 in poi, molti paesi africani hanno ottenuto l’indipendenza, ma sono rimasti in gran parte fragili sul piano politico, economico e militare. Gli stati dell’Africa occidentale che generalmente fanno parte di questa dinamica hanno percepito rapidamente la necessità strategica di strutturarsi all’interno di un’organizzazione subregionale. Nasce cosi l'ECOWAS creata il 28 maggio 1975 a Lagos, in Nigeria. Lo storico leader panafricano Krumah che aveva coniato lo slogan “Africa must unite” proveniva dal Ghana, proprio in Africa Occidentale.
Le idee e le intenzioni fondanti. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) mira a promuovere la cooperazione e l’integrazione in campo economico, sociale e culturale, con l’obiettivo di realizzare un’unione economica e monetaria attraverso la piena integrazione delle economie nazionali degli Stati membri. Tale integrazione dovrebbe consentire di migliorare il tenore di vita delle popolazioni, garantire la crescita economica, promuovere le relazioni tra gli Stati membri e contribuire al progresso e allo sviluppo complessivo del continente africano.
Gli obiettivi economici. Sono la realizzazione di un mercato comune e di una moneta unica; gli obiettivi politici sono l'implementazione di un parlamento dell'Africa occidentale, un consiglio economico e sociale e una Corte di giustizia dell'ECOWAS per sostituire il tribunale esistente e attuare le decisioni della comunità.
La gestione dei conflitti. Inoltre, bisogna sottolineare Il ruolo di fondamentale importanza dell'ECOWAS nella gestione dei conflitti alla fine del XX secolo e all'inizio del XXI. Secondo Oumnia Boutaleb (Policy Center for the New South, fin dalla sua creazione, l'organizzazione regionale ha rappresentato il simbolo del progresso democratico nei Paesi membri, ma oggi sta affrontando una battuta d'arresto in termini di governance e influenza democratica. Si è affermata come l'organizzazione continentale più avanzata in termini di costruzione della pace. Tuttavia, negli ultimi due anni l'Africa occidentale è stata segnata da un arretramento della democrazia. Con la scadenza del loro mandato, alcuni leader hanno adottato misure per rimanere al potere oltre le scadenze legali stabilite dalle costituzioni dei rispettivi Paesi. Di fronte alle recenti crisi politiche nella regione e all'impatto sulla democrazia in diversi Stati, le autorità dell'ECOWAS non sono riuscite a trovare soluzioni a questi abusi, indicando una perdita di potere e di influenza dell'organizzazione regionale nel mantenimento della pace e della sicurezza.
Come è stato motivato il ritiro. L'annuncio ha aperto contemporaneamente il telegiornale di mezzogiorno sulla televisione pubblica dei tre paesi. È stato inoltre pubblicato un comunicato stampa congiunto firmato dal maliano Assimi Goïta, dal burkinabé Ibrahim Traoré e dal nigeriano Abdourahamane Tiani. «Dopo quarantanove anni di esistenza, i valorosi popoli del Burkina, del Mali e del Niger constatano con grande rammarico, amarezza e grande delusione che la loro organizzazione si è allontanata dagli ideali dei suoi padri fondatori e dal panafricanismo.», deplorano il leader dei tre stati del Sahel.
Un altro argomento per spiegare. Un altro argomento per spiegare questo allontanamento dall’ECOWAS è la mancanza di sostegno nella lotta al terrorismo. Mentre gli jihadisti che imperversano in Mali dal 2012 hanno preso piede nei suoi due vicini, uccidendo migliaia di persone e provocando lo sfollamento di milioni di persone. “L’ECOWAS, sotto l’influenza di potenze straniere, tradendo i suoi principi fondanti è diventata una minaccia per i suoi Stati membri. L’organizzazione non ha fornito assistenza ai nostri Stati nel contesto della nostra lotta contro il terrorismo e l’insicurezza”, criticano Burkina, Mali e Niger nel loro testo congiunto.
Quali saranno le conseguenze. Dal punto di vista politico questo ritiro annunciato è un vera e propria bomba. Per l’ECOWAS e per i suoi dirigenti che sono consapevoli della popolarita’ di questa decisione sulle loro opionioni pubbliche, soprattutto giovani. Ma e’ anche un’opportunita’ per ripensare non solo gli obiettivi e il funzionamento dell’ECOWAS ma, in generale, della vita politica interna di ciascun paese membro rispetto alle aspettative popolari che hanno acclamato l’arrivo dei militari al potere con i colpi di stato. C’e’ una grande frustrazione sociale che la leadership politica deve gestire con riforme radicali, politiche ed economiche ma anche di collocazione geopolitica dopo il rifiuto rumorosamente espresso della “francafrique”. Sotto questo punto di vista l’ECOWAS rappresenta – a torto o a ragione - il volto istituzionale di un’Africa distante dai popoli, infeodata agli interessi extra africani (soprattutto occidentali). E’ questo il messaggio che l’ECOWAS e i sui vertici non hanno capito continuando ad insistere con le sanzioni economiche e la minaccia di un’operazione militare per “ripristinare l’ordine costituzionale” vissuto dai popoli come lontano e non funzionale ai loro bisogni.
Il cuore della lotta al terrorismo. Sul piano pratico, il ritiro di tre paesi che rappresentano circa 70 milioni di abitanti e quasi 2.700 km2, una zona che è il cuore pulsante della lotta contro il terrorismo e’ una scissione di rilievo. Anche perche’ a settembre scorso i tre paesi avevano lanciato l’Alleanza dei Paesi del Sahel (AES). Il 16 settembre 2023, Mali, Burkina Faso e Niger hanno annunciato la firma della Carta di Liptako-Gourma, dando vita all'Alleanza degli Stati del Sahel (AES). L'obiettivo di questa nuova alleanza è garantire la difesa collettiva delle popolazioni di questi Stati nel solco della sovranita’ e del panafricanismo.
Due seri interrogativi. L’ECOWAS è dunque spaccato in due con degli interrogativi molto seri che tocca la vita dei suoi cittadini e la sua stessa sopravvivenza. Prima di tutto che ne sara’ della libera circolazione dei beni e delle persone, un dato consolidato della regione dove si passa liberamente da un paese all’altro favorendo cosi i commerci e la conoscenza reciproca. L'Ecowas garantisce ai cittadini dei Paesi membri il diritto di viaggiare senza visto e di stabilirsi nei Paesi membri per lavorare o vivere. Tra 3 e 5 milioni di cittadini del Burkina, per esempio, vivono in Costa d’Avori. Dovranno sottopporsi alla richiesta di un permesso di soggiorno che costa quasi 500 euro ? Si pone anche per i tre paesi dissidenti la questione cruciale della circolazione delle merci poiche’ nessuno dei tre ha uno sbocco al mare ed utilizza i porti dei paesi membri;
Nasceranno nuove istituzioni. In secondo luogo, questa posizione solleva interrogativi sulla possibile creazione di nuove istituzioni, in particolare monetarie, in grado di sostituire l’Unione economica e monetaria dell'Africa occidentale (UEMOA), che riunisce otto Paesi che condividono la moneta comune FCFA. Assisteremo a breve all’uscita dal famigerato Franco CFA (moneta ereditata dalla colonizzazione e tutt’ora funzionante sotto l’egida della banca di francia con parita’ fissa con l’euro ? Per ora nulla di ufficiale su questo punto delicato ma c’e’ da aspettarsi secondo logica anche questo se i tre paesi vogliono essere credibili e coerenti.
La speranza comune. L’ultima partita è proprio quella della lotta al terrorismo jihadhista che, per ora, colpise i tre paesi dissidenti ma che si sta estendendo a macchia d’olio verso gli altri Stati membri. Esiste ancora la speranza di un’azione comune dei paesi dell’ECOWAS di fronte a questa minaccia incombente considerando che Niger, Burkina e Mali da soli non sono in grado di affrontarla ?
Ciò che resterà del trattato. Questi ed altri interrogativi circolano nelle cancellerie dei paesi dell’area all’indomani della rottura. Quest’ultima, secondo gli statuti dell’ECOWAS, non potranno avere effetto prima di un anno anche se il comunicato dei dissidenti parla di “effetto immediato. Uno "Stato membro continuerà a rispettare le disposizioni del presente Trattato e resterà vincolato dagli obblighi che gli derivano dal presente Trattato".
Un anno prezioso per ricucire. In effetti, la diplomazia bilaterale e multilaterale si e’ gia’ messo in moto in questi giorni per creare spazi di dialogo. L’ECOWAS – cosi come l’abbiamo conosciuta – non esiste piu’. Al suo posto un’altra istituzione che prenda atto dei sommovvimenti che attraversano questo lembo d’Africa al confine del deserto.