ROMA – Il governo della Malesia detiene circa 12 mila tra migranti, di cui 1.400 sono bambini, e li espone al rischio di abusi fisici e psicologici, denuncia Human Rights Watch (HRW) in un rapporto appena pubblicato: “Non possiamo vedere il sole: la detenzione arbitraria di migranti e rifugiati”. Il dossier documenta gli abusi delle autorità in venti centri di detenzione sparsi in tutto il Paese. Il sunto è che le persone trattenute, minori compresi, possono trascorrere mesi o anche anni in condizioni di sovraffollamento e scarsa igiene, vulnerabili alle molestie da parte delle guardie, senza che vi sia alcun monitoraggio nazionale né internazionale. “Il sistema di reclusione è così degradante che nega alle persone il diritto alla libertà, alla salute e al giusto processo”, spiega Shayna Bauchner, ricercatrice per l’Asia presso HRW.
La legge sull’immigrazione. Le norme malesi considerano ogni ingresso e soggiorno irregolare nel Paese come un reato penale e non operano alcuna distinzione tra rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tratta: in pratica non considerano la causa della migrazione nel momento in cui si varca il confine illegalmente. Inoltre non è previsto alcun limite legale alla durata della detenzione, per cui i migranti rischiano di essere reclusi anche a tempo indeterminato. Da maggio 2020 a oggi sono stati arrestati più di 45 mila irregolari. Gli ex detenuti hanno raccontato di condizioni di vita disumane nei centri, con spazi sovraffollati, scorte di cibo limitate, carenze igieniche, sanitarie, regole di condotta rigidissime punite con trattamenti altrettanto severi. “Venivamo picchiati se chiedevamo più cibo, se prendevamo un bicchiere d’acqua in più o chiedevamo una coperta per il freddo”, ha raccontato un rifugiato Rohingya che ha vissuto presso il deposito – uno dei nomi utilizzati in Malesia per identificare i centri per migranti - di Belantik.
Gli abusi. I detenuti sono costretti a rispondere a una sorta di appello più volte al giorno. Se le guardie decidono che devono restare in silenzio, immobili, e a testa bassa, devono rispettare gli ordini e non muoversi neanche per andare in bagno, altrimenti rischiano di subire punizioni. “Se facevamo rumore ci appendevano al muro, ci costringevano a fare flessioni, a restare accovacciati, a camminare come anatre o a restare sotto il sole cocente per ore”, ha raccontato una donna a proposito del deposito di Tawau. Le persone vengono trattenute senza avere la possibilità di fare ricorso: l’uso della custodia prolungata e senza controllo giudiziario da parte del governo viola il diritto internazionale sui diritti umani che vieta l'arresto arbitrario. Secondo le testimonianze raccolte e i dati reperiti da HRW, negli ultimi anni i maltrattamenti e le cure mediche inadeguate hanno causato centinaia di morti nelle strutture per immigrati. Un uomo ha raccontato di essere stato torturato insieme ad altre tredici persone per diversi giorni poiché avevano tentato di scappare: le guardie li hanno picchiati con mattoni e manganelli, alla fine due delle vittime sono morte per i traumi.
Xenofobia e razzismo. Negli ultimi anni la Malesia ha inasprito il proprio atteggiamento nei confronti dei migranti e la retorica xenofoba è sempre più diffusa. Il governo nega all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) l’accesso ai centri di detenzione dall’agosto 2019, in questo modo l’UNHCR non può elaborare le richieste di asilo né individuare le persone che necessitano di protezione internazionale. Kuala Lumpur non ha ratificato la Convenzione di Ginevra e non dispone di alcun quadro giuridico o procedura per determinare lo status di rifugiato e fornire riconoscimento e protezione ai richiedenti asilo.
I minori. I bambini detenuti nei centri subiscono gli stessi abusi degli adulti: mancanza di cure mediche, cibo inadeguato e i maltrattamenti. La malnutrizione è diffusa. Sebbene il governo abbia discusso per diversi anni – anche presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite - la possibilità di individuare alternative alla custodia dei minori, di progressi se ne contano pochi. Il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria ha chiesto la graduale abolizione della reclusione per gli immigrati, ricordando che chi migra non può essere trattato come un criminale e che l'arresto dei migranti è una misura che dovrebbe essere utilizzata solo “in via eccezionale, per un periodo breve e solo se giustificata da uno scopo legittimo, come documentare l’ingresso, registrare le richieste e verificare l’identità delle persone nei caso dubbi”.