Mondo Solidale

Migrazioni, i morti e gli scomparsi senza nome: una ricerca lunga dieci anni: presentati a Berlino i dati dell’OIM dal 2014, mai così tante vittime

Migrazioni, i morti e gli scomparsi senza nome: una ricerca lunga dieci anni: presentati a Berlino i dati dell’OIM dal 2014, mai così tante vittime

Migranti vittime dei viaggi nel Mediterraneo e lungo le altre rotte del mondo, almeno 8.542 solo lo scorso anno, più di 64mila da dieci anni a questa parte

2 minuti di lettura

ROMA (Agenzia DIRE) - Scomparsi e senza nome, anche quando se ne riescono a recuperare i resti: sono le persone migranti vittime dei viaggi nel Mediterraneo e lungo le altre rotte del mondo, almeno 8.542 solo lo scorso anno, più di 64mila dal 2014."Sono dati che fotografano tendenze e fanno emergere un modello di riferimento", spiega Koko Warner, direttrice del Global Data Institute, centro studi dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) che ha curato le stime contenute in un nuovo rapporto.

Oltre 2/3 delle persone decedute dal 2014 restano senza nome. L'esperta le presenta nel decennale dell'iniziativa "Missing Migrants Project", durante un incontro a Berlino. Sta scritto nero su bianco: oltre due terzi delle persone decedute dal 2014 restano senza nome, numeri che nascondono volti, allontanati per sempre dai familiari e dai cari in lutto.E ancora. Si muore nel deserto e più spesso in mare: sei vittime su dieci sono annegate, nel Mediterraneo o negli oceani che separano i Paesi poveri e vulnerabili da quelli dove c'è più speranza o benessere. A far morire non è però solo il divario nel reddito pro capite. Più di una vittima su tre è partita da un Paese ostaggio della guerra e non ha avuto la possibilità di spostarsi in modo legale, protetto e in sicurezza.

Uno dei nodi da sciogliere: le rotte regolari. Lo spiega ancora Warner a Berlino."Salvare vite e favorire le rotte regolari sono due obiettivi chiave per Oim" sottolinea l'esperta: "Per questo 'Missing Migrants Project' sta al cuore della nostra missione".L'idea di tenere il conto, e anzi di più, di rendere testimonianza, si è concretizzata nel 2014. Inizialmente le informazioni erano raccolte a partire da articoli di stampa e aggregate su file Excel. Nel tempo però, anche grazie alla nascita del Global Data Institute, la capacità di documentare è migliorata fino a dar vita e poi ad ampliare sempre più un serbatoio di riferimento, nutrito da testimonianze di organizzazioni della società civile, da fonti governative o responsabili Onu, aperto e disponibile a tutti, a partire dai giornalisti.

La metodologia usata. Chiarisce la metodologia Andrea Garcia Borja, analista dati del progetto. "Ci concentriamo sul viaggio e solo su quello, per identificare al meglio rischi e vulnerabilità" la premessa."Escludiamo le scomparse o i decessi nei centri di accoglienza o detenzione, mentre includiamo le morti avvenute ai confini esterni degli Stati o durante i trasferimenti verso destinazioni internazionali".Le scoperte sono dolorose. E sono allo stesso tempo un grido di aiuto. "Nel 2023 sappiamo che sono morte o scomparse durante viaggi di migrazione almeno 8.542 persone, il numero più alto mai registrato nell'ultimo decennio" sottolinea Garcia, scorrendo le pagine del rapporto. "Questi numeri rappresentano un incremento globale del 20 per cento rispetto ai 7.141 decessi del 2022".

E non si muore solo nel Mediterraneo. E attenzione, non si tratta solo del Mediterraneo, della rotta "centrale" che parte da Tunisia e Libia o di quella più occidentale che punta alle isole Canarie. Nel 2023, certifica l'Oim, in Africa e in Asia il numero delle vittime è stato senza precedenti: 1.866 nel primo caso, 2.138 nel secondo. Ai quali aggiungere i 157 morti in Europa e i 1.275 nelle tratte americane.(Dire) 15:28 26-03-24 NNNN

* Vincenzo Giardina – Agenzia DIRE

I commenti dei lettori