Mondo Solidale

LA RICERCA

Gli italiani e la carità
"La crisi ci rende insensibili"

Il risultato della ricerca svolta on line da AstroRicerche per conto della Fondazione Casa della Carità di Milano. Emerge ancora un'Italia "con il cuore in mano", ma con gravi problemi economici. Si è dimezzata dal 41 al 20% la quota di chi fa spesso l'elemosina. La classifica delle persone che devono essere comunque aiutate: bambini, malati, disabili, anziani, ultimi i rom

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ROMA - Quasi dieci milioni di italiani non riescono più ad aiutare gli altri a causa delle difficoltà economiche e per mancanza di risorse. Questo il risultato della ricerca Gli italiani e la carità, svolta on line da AstroRicerche per conto della Fondazione Casa della Carità di Milano, integrando parte di una ricerca già effettuata otto anni fa, nel 2005, dallo stesso istituto. Dall'indagine emerge ancora un'Italia "con il cuore in mano", che riconosce un valore forte alla carità, ma che al tempo stesso soffre la crisi: la platea dei donatori è crollata dal 33% del 2005 al 20% attuale e si è dimezzata dal 41 al 20% la quota di chi fa spesso l'elemosina a chi la chiede per strada.
La carità divide in due l'Italia. Due terzi delle persone impegnate nel 2005 in opere di carità, oggi non lo sono più: una contrazione percentuale dal 35% al 11%, ma cala di poco il volontariato attivo in associazioni o enti (dal 24% al 23%). Oggi la carità spacca in due la popolazione italiana: il 53% si dichiara attiva mentre la parte restante si dice di non esserlo. Tra questi ultimi, il dato più preoccupante è che il 53% è ostile, indifferente o poco attento ai temi legati alla carità: "Non sappiamo tanto se sia aumentata l'ostilità nei confronti della carità, ma possiamo dire con certezza che è cresciuta l'ostilità dichiarata" spiega il sociologo Enrico Finzi, a capo di AstroRicerche. "Non ci si vergogna più ad ammettere il disinteresse o la contrarietà: un comportamento legittimato, negli ultimi anni, anche da atteggiamenti e da prese di posizione della nostra politica".

Si distoglie lo sguardo di fronte alla miseria. Aumentano le persone che girano la testa dall'altra parte davanti alla miseria e alla povertà e contemporaneamente si assiste a un ritiro collettivo dall'impegno personale, un fenomeno trasversale che accomuna persone di ispirazione politica opposta, che può  essere sintetizzato nella frase: "Tocca alle istituzioni e allo stato, non al singolo, occuparsi degli emarginati". "Dalle risposte emerge quanto oggi siano meno forti la protesta e la speranza nel cambiamento" ha commentato Roberto Mancini, docente di Filosofia Teoretica dell'Università di Macerata durante l'esposizione dei risultati dell'indagine. "Prevalgono assuefazione e ripiegamento in virtù del fatto che la politica da troppo tempo non ha più una visione alternativa della società ma continua a identificarla con il mercato".

Ma resta l'attenzione per bambini e malati. La riprova del coesistere di pulsioni e convinzioni diverse emerge anche dalla classifica delle categorie di persone che, secondo gli italiani, devono essere sicuramente aiutate in caso di necessità: al primo posto i bambini, al secondo i malati, al terzo i disabili, al quarto gli anziani e, a seguire, gradino dopo gradino, chi ha subito catastrofi naturali, chi soffre di disagi psichici, i poveri, le vittime di violenza e di guerre, i disoccupati, i senzatetto, in undicesima posizione le donne, poi le persone sole, i giovani, le popolazioni del terzo mondo, gli adulti, gli uomini, al diciassettesimo posto gli immigrati che precedono i rifugiati e perseguitati politici, i detenuti e gli ex detenuti, le prostitute e, ultimi, i rom. "Attenzione - conclude Mancini - è una gerarchia pericolosa dove si oscilla tra riconoscimento e disprezzo. La dignità della persona va al di là del merito e guarda ai bisogni, alla sofferenza, al valore stesso di ognuno. Solo così si può superare quella logica sottesa che prevede la distinzione tra buoni e cattivi o falsi poveri, tra poveri meritevoli e no".