ROMA - "Il mio obbiettivo? Voglio arrivare ai mondiali di Los Angeles nel 2015". La determinazione di Manuela, atleta del gruppo Special Olympics del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, è la stessa che trovi nelle parole e negli occhi dei suoi compagni di squadra: oltre trenta ragazzi e ragazze con disabilità intellettive che si cimentano in discipline come calcetto, canottaggio, atletica, vela e sport invernali. Non disabili ma atleti, che si mettono in gioco nello sport e nella vita.
Sport mezzo di crescita. "Il nostro scopo - spiega Giorgio Marasco, uno dei responsabili dell'organizzazione - è di dare alle persone con disabilità intellettiva, la possibilità di essere accettate, apprezzate e rispettate dall'intera comunità; il ruolo che svolgono nella società, infatti, dipende da come questa li considera: diamogli un obbiettivo e ci stupiranno, come succede ogni volta che ognuno di loro, mettendo in gioco se stesso, taglia un traguardo".
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L'esperienza alla Tevere Remo. L'idea alla base di Special Olympics è di usare lo sport per migliorare la qualità della vita dei disabili, mettendoli in condizione di raggiungere il massimo di autonomia possibile. Una palestra di vita, insomma, grazie alla quale questi ragazzi possono imparare a valorizzare le loro abilità. Ed è proprio questa idea che nel 2005 ha spinto il Circolo Tevere Remo a dare il via a un esperimento inedito nella Capitale. La squadra gestita dall'ex campione di canottaggio Paolo Ramoni e dai suoi collaboratori conta oggi 14 allenatori e un folto gruppo di atleti senza disabilità, cosiddetti partner, che hanno il compito di affiancare i 30 atleti disabili nell'attività sportiva.
"Il nostro compito". "A Roma - continua Marasco - ci sono migliaia di persone con disabilità mentale e altrettante famiglie che vivono in una condizione di profonda solitudine. Il nostro compito è fare in modo che tutte sappiano quanto può fare lo sport per loro: noi lo consideriamo un mezzo (non un fine) per il miglioramento della loro vita, ma anche per quella di noi che ci occupiamo di questo. E' difficile spiegarlo a parole, ma basta passare una giornata 'sul campò per capire che in realtà sono loro a rendere noi persone migliori e non il contrario".
Storia di un sogno. L'associazione Special Olympics - benemerita del Comitato Olimpico Internazionale - è nata negli Stati Uniti negli anni '60 per volontà di Eunice Kennedy Shriver, sorella del presidente John F. Kennedy. Si tratta di un programma di allenamento sportivo e di competizioni atletiche per più di 1milione e 700mila persone: bambini, ragazzi e adulti con disabilità intellettiva. È presente in oltre 170 paesi nel mondo e promuove circa 54mila eventi ogni anno. I più importanti sono i campionati mondiali, disputati ogni due anni a cominciare dall'edizione del 1968, svolta a Chicago. Nel 2015 la rassegna iridata farà ritorno negli Stati Uniti dopo aver toccato, nell'arco di oltre un decennio, alcune delle più importanti città europee e asiatiche . A Los Angeles, fra due anni, qualcuno scommette che ci sarà, per vincere o comunque per "tentare con tutte le proprie forze", come vuole il motto degli atleti Special Olympics.
Sport mezzo di crescita. "Il nostro scopo - spiega Giorgio Marasco, uno dei responsabili dell'organizzazione - è di dare alle persone con disabilità intellettiva, la possibilità di essere accettate, apprezzate e rispettate dall'intera comunità; il ruolo che svolgono nella società, infatti, dipende da come questa li considera: diamogli un obbiettivo e ci stupiranno, come succede ogni volta che ognuno di loro, mettendo in gioco se stesso, taglia un traguardo".
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L'esperienza alla Tevere Remo. L'idea alla base di Special Olympics è di usare lo sport per migliorare la qualità della vita dei disabili, mettendoli in condizione di raggiungere il massimo di autonomia possibile. Una palestra di vita, insomma, grazie alla quale questi ragazzi possono imparare a valorizzare le loro abilità. Ed è proprio questa idea che nel 2005 ha spinto il Circolo Tevere Remo a dare il via a un esperimento inedito nella Capitale. La squadra gestita dall'ex campione di canottaggio Paolo Ramoni e dai suoi collaboratori conta oggi 14 allenatori e un folto gruppo di atleti senza disabilità, cosiddetti partner, che hanno il compito di affiancare i 30 atleti disabili nell'attività sportiva.
"Il nostro compito". "A Roma - continua Marasco - ci sono migliaia di persone con disabilità mentale e altrettante famiglie che vivono in una condizione di profonda solitudine. Il nostro compito è fare in modo che tutte sappiano quanto può fare lo sport per loro: noi lo consideriamo un mezzo (non un fine) per il miglioramento della loro vita, ma anche per quella di noi che ci occupiamo di questo. E' difficile spiegarlo a parole, ma basta passare una giornata 'sul campò per capire che in realtà sono loro a rendere noi persone migliori e non il contrario".
Storia di un sogno. L'associazione Special Olympics - benemerita del Comitato Olimpico Internazionale - è nata negli Stati Uniti negli anni '60 per volontà di Eunice Kennedy Shriver, sorella del presidente John F. Kennedy. Si tratta di un programma di allenamento sportivo e di competizioni atletiche per più di 1milione e 700mila persone: bambini, ragazzi e adulti con disabilità intellettiva. È presente in oltre 170 paesi nel mondo e promuove circa 54mila eventi ogni anno. I più importanti sono i campionati mondiali, disputati ogni due anni a cominciare dall'edizione del 1968, svolta a Chicago. Nel 2015 la rassegna iridata farà ritorno negli Stati Uniti dopo aver toccato, nell'arco di oltre un decennio, alcune delle più importanti città europee e asiatiche . A Los Angeles, fra due anni, qualcuno scommette che ci sarà, per vincere o comunque per "tentare con tutte le proprie forze", come vuole il motto degli atleti Special Olympics.