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Tunisia, il rapper che racconta l'evoluzione di una società molto più aperta di quanto dicano le sue vicende politiche

Houmani è il titolo di una canzone che in Tunisia è già il fenomeno musicale del momento. Un successo contagioso realizzato dai rapper Hamzaoui Med Amine et Kafon. In poco più di un mese, il brano ha ottenuto quasi 4 milioni di visualizzazioni su youtube ed è costato appena cento euro
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ROMA - Si chiama Houmani ed è soltanto il titolo di una canzone ma in Tunisia è il fenomeno musicale (e non solo) del momento. Un successo contagioso, o meglio virale come si dice nel lessico della rete, quello realizzato dai rapper Hamzaoui Med Amine et Kafon. In poco più di un mese, il brano ha ottenuto quasi 4 milioni di visualizzazioni su youtube, pur non passando che raramente nelle frequenze delle radio nazionali. Cifre impensabili per un video realizzato con mezzi semiprofessionali per le strade della periferia di Tunisi e che è costato appena cento euro.


Il legame col quartiere.
In dialetto tunisino il temine houmani è un neologismo che indica coloro che sono legati alla "houma", alla comunità del proprio quartiere, un'appartenenza inclusiva senza distinzioni di razza, religione o referenze politiche. Il testo affronta in modo schietto ma mai stereotipato la miseria che soffoca la vita nei quartieri popolari e nei sobborghi d…
ROMA - Si chiama Houmani ed è soltanto il titolo di una canzone ma in Tunisia è il fenomeno musicale (e non solo) del momento. Un successo contagioso, o meglio virale come si dice nel lessico della rete, quello realizzato dai rapper Hamzaoui Med Amine et Kafon. In poco più di un mese, il brano ha ottenuto quasi 4 milioni di visualizzazioni su youtube, pur non passando che raramente nelle frequenze delle radio nazionali. Cifre impensabili per un video realizzato con mezzi semiprofessionali per le strade della periferia di Tunisi e che è costato appena cento euro.


Il legame col quartiere.
In dialetto tunisino il temine houmani è un neologismo che indica coloro che sono legati alla "houma", alla comunità del proprio quartiere, un'appartenenza inclusiva senza distinzioni di razza, religione o referenze politiche. Il testo affronta in modo schietto ma mai stereotipato la miseria che soffoca la vita nei quartieri popolari e nei sobborghi della capitale, la mancanza di lavoro, le disuguaglianze, i sogni infranti degli individui, la rabbia trattenuta di una gioventù senza prospettive mentre le élite dei quartieri alti si arricchiscono con la speculazione edilizia niella cornice di un 'economia feroce, che viaggia rigorosamente a due velocità.

Come rifiuti nei cassonetti. "Siamo come rifiuti nei cassonetti, poveri e senza nulla. Ci svegliamo tardi perché qui il tempo non esiste, non esistono orologi, qui di muore d'asfissia", cantano Hamzaoui Med Amine e Kafon accompagnati da un ritmo ipnotico che ricorda più il reggae o il dub che le atmosfere arrabbiate dell'hip-hop. Lo stesso video non mette in scena le classiche rappresentazioni estetizzanti di rivolta urbana, con le solite auto incendiate i soliti gli scontri con la polizia, ma mostra una giornata di vita ordinaria nel quartiere di Ariana, uno dei più poveri del paese: "Non provengo dall'ambiente descritto dalla canzone ma mi ha colpito molto, la trovo sublime con delle parole davvero poetiche e innovative", commenta Selim Ben Cheick ricercatore all'università di Tunisi.

Un successo dirompente.
Il successo dirompente di Houmani che, oltre ad aver conquistato i giovani delle periferie sta seducendo anche la piccolo borghesia laica e progressista del paese arabo, racconta l'evoluzione di una società molto più aperta e desiderosa di cambiamento, di quanto non indichino le sue vicende politiche. La rivoluzione tradita del 2010-2011 è una ferita profonda per tutti coloro che aspiravano alla costruzione di una società democratica pluralista dopo decenni di dittatura. Invece quella tunisina continua ad essere una nazione trafitta dalla povertà economica e dall'autoritarismo politico. La melodia suadente di Houmani  rappresenta più di ogni analisi e commento quel sentimento di profonda delusione che vivono quotidianamente milioni di tunisini, ma allo stesso tempo potrebbe diventare la colonna sonora della prossima rivolta.