Mondo Solidale

Accoglienza, la nuova guida per il trattamento dei minori fuori della famiglia

Dopo l'approvazione delle Linee guida dell'Onu per i minori in strutture altre da quelle della famiglia d'origine (accoglienza etero-familiare), in questi giorni lo stesso comitato Onu richiama l'Italia ad applicare su tutto il territorio nazionale le Linee guida

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ROMA - Il manuale di applicazione delle linee guida sull'accoglienza etero-familiare è stato presentato alla Presidenza del Consiglio. Moving Forward, Implementing the Guidelines for the Alternative Care of Children, è stato pubblicato nel 2013 da Unicef, International Social Service and Oak Foundation e Sos Villaggio del bambini ed esposto al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, per l'attuazione delle linee guida Onu in materia di accoglienza fuori dalla famiglia d'origine. L'Italia è stata recentemente richiamata dal Comitato Onu, nelle Osservazioni conclusive pubblicate nel 2011.

Linee guida Onu sull'accoglienza fuori famiglia. Nel dicembre 2009 sono state approvate dall'Onu le linee guida sull'accoglienza etero-familiare. Sono  standard orientativi riguardanti chi si occupa di bambini privi di adeguate cure genitoriali  per applicare la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. I principi fondamentali delle linee guida sono il principio di necessità (qualsiasi decisione che preveda l'allontanamento del bambino dalla propria famiglia deve costituire l'ultima opzione possibile e per il più breve tempo possibile) e il principio di appropriatezza (laddove si rendesse necessario inserire il bambino in una realtà di accoglienza, la soluzione scelta deve essere adeguata alle necessità del bambino  stesso e per un periodo definito sulla base dei suoi bisogni).

L'Italia richiamata. L'Italia è stata recentemente richiamata dal Comitato Onu. Nel nostro paese le linee guida dovrebbero tradursi adeguatamente nei "livelli essenziali di prestazioni", come cita l'articolo 117 della Costituzione, garantendo in tutte le regioni modelli minimi di qualità, come servizi di rafforzamento familiare e di prevenzione dell'allontanamento dei bambini dalle famiglie d'origine, nonché adeguati strumenti di partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla definizione dei loro percorsi di accoglienza.

Chi e quanti sono i minorenni fuori famiglia in Italia. I dati del dicembre 2011 cui fa riferimento l'Onu sui minori fuori famiglia e che l'Italia deve adottare, riguardano 29.388 bambini, di cui 14.991 accolti in comunità  e 14.397 in affido familiare (di questi, poco meno della metà in affido a parenti). I minorenni in comunità sono prevalentemente pre-adolescenti e adolescenti (41,5% e 59,2%), e 1/3  è straniero. Un elemento che desta preoccupazione è  l'incremento di bambini piccolissimi che vivono in comunità: il trend  al 2011 indica una percentuale complessiva del 14% nella fascia tra gli 0 e i 5 anni d'età, con punte più alte, pari al 61%,  per i bimbi tra gli 0 e i 3 anni. I minori accolti nei servizi, inoltre, sono prevalentemente adolescenti e maschi (la componente maschile si attesta intorno al 60% ).

La tutela dei bambini senza famiglia. Sulla base di queste cifre e per far sì che  le linee guida dell'Onu vengano realmente applicati in tutto i paesi e in particolare nel nostro, è stato diffuso in questi giorni, anche alla Presidenza del Consiglio, un manuale utile non soltanto alle autorità che devono gestire la tutela dell'accoglienza dei minori fuori famiglia, ma soprattutto a chi lavora in questo settore e di chi accoglie gli stessi minori. Innanzi tutto, bisogna assicurare standard comuni di accoglienza in tutta Italia che prevedano tra l'altro preparazione e supporto delle famiglie affidatarie e definiscano il tipo di professionalità richiesta per gli operatori.

Le strutture a supporto. Quindi, è necessario creare e potenziare le strutture a supporto delle famiglie per evitare l'allontanamento dei figli. E ancora, sostenere le famiglie dopo l'allontanamento del bambino per favorirne in seguito il rientro il prima possibile. Avere la garanzia, su tutto il territorio nazionale, che i bambini da 0 a 6 anni, vengano affidati solo a famiglie e non a comunità. Dare supporto ai ragazzi, una volta maggiorenni, che non hanno modo di rientrare nelle famiglie di origine. Infine, garantire il  diritto di ascolto per bambini e ragazzi in merito a tutte le decisioni che li riguardano.