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Il Cairo, i nove piccoli talenti calcistici che parteciperanno alla Coppa del Mondo dei bambini di strada

Quest'anno la Street Children World Cup (Coppa del Mondo dei Bambini di Strada) vedrà impegnate 19 squadre provenienti da altrettante nazioni. "Posso finalmente dimostrare alla gente chi sono e che voglio una vita normale," dice Abdallah, 14 anni

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IL CAIRO - Bambini senza scarpe, magliette sbrindellate, rincorrono la palla e fanno acrobazie per i vicoli. Un'immagine che stride con quella di altri ragazzini dalle divise uniformi e pulite, coordinati nei movimenti e nei passaggi della palla, in allenamento sul prato dell'Università Americana del Cairo (AUC). In realtà, c'è un'unica differenza tra i due. Quest'anno, la Street Children World Cup (Coppa del Mondo dei Bambini di Strada) vedrà nove piccoli talenti egiziani scontrarsi con 19 squadre provenienti da altrettante nazioni, per riabilitarne l'immagine negativa di fronte all'opinione pubblica globale.

Street Children World Cup. "Posso finalmente dimostrare alla gente chi sono e che voglio una vita normale," dice Abdallah, 14 anni, uno dei 14 piccoli finalisti in attesa di essere selezionati per il torneo che si terrà a Rio De Janeiro. L'obiettivo centrale dell'iniziativa, lanciata per la prima volta Amos Trust e Street Children United a fronte della Coppa del Mondo in Sud Africa del 2010, è quello di stabilire una piattaforma dove i bambini di strada siano ascoltati e i pregiudizi delle società in cui vivono scardinati. E' stato Karim Hosny, co-allenatore della squadra di calcio dell'AUC, a far entrare l'Egitto nel progetto assieme ai suoi colleghi Mohamed Khedr, Morad Hakim e Mohamed Abou Hussein, dopo averne sentito parlare in una trasferta calcistica a Londra. La realizzazione, però, non sarebbe stata possibile senza le tre organizzazioni locali di Hope Village, Ana Massry (Sono Egiziano) e FACE.

Hope Village e il Calcio. "Il rapporto che questi bambini hanno con la strada è completamente diverso da quello della gente normale," spiega il vice-presidente di Hope Village, Adel Gad el-Karim. "Per loro la strada è libertà senza catene e restrizioni." Se si aggiungono le minacce alle quali sono sottoposti dai loro piccoli leader per restare, si capisce come, per chi voglia aiutarli, sia difficile strapparli alla strada. "Abbiamo iniziato con lo stabilire un'accademia di calcio," dice Karim, "perché tutti gli egiziani amano questo sport e i bambini, in particolare, considerano i giocatori della squadra nazionale come idoli." Iniziato come un diversivo pomeridiano alla vita di strada, man mano che l'iniziativa ha cominciato a prendere piede, e alcuni tra i bambini sono stati notati dai club della capitale, in tanti hanno aderito alle regole del gioco e si sono fermati nelle case-famiglia messe a disposizione dall'organizzazione.

Il sogno e la realtà. Un anno fa Hosny è tornato dalla gita a Londra con un sogno nella testa. "Pensavo di poter prelevare direttamente i bambini dalle strade ed educarli al gioco del calcio," dice, "ma il comportamento sregolato di molti di loro non me l'ha permesso. E' stato allora che ho capito che i bambini andavano prima riabilitati." Dopo aver deciso i criteri di selezione, Hosny ha chiesto aiuto all'Hope Village. I piccoli giocatori dovevano aver passato almeno due anni in strada, uno nelle residenze permanenti, e avere un'età compresa tra i 14 e 16. "Non avevamo molti ragazzini di talento di quell'età," dice Karim, "e abbiamo pensato di appoggiarci alle due organizzazioni di Ana Massry e FACE." Inizialmente i bambini erano 18, poi 14 e, infine, questa settimana, si decideranno i 9 fortunati finalisti.

Esclusione, ma solo temporanea. Gli ostacoli tecnici, come stabilire cooperazione e coesione non solo tra i bambini, ma anche tra i rappresentanti delle organizzazioni e raccogliere i fondi necessari per far volare i piccoli giocatori in Brasile, sono poca cosa se paragonati al momento in cui si deve dire a ragazzini già duramente provati, che il loro sogno non verrà realizzato. "All'inizio, il coach non aveva detto nulla del torneo in Brazile," dice il 14enne Ahmad Mohammed Said. "Solo dopo alcuni allenamenti ha parlato di quest'opportunità." Hosny ammette di quanto sia stato difficile ma, "alla fine, ho guardato tutti gli esclusi negli occhi e ho promesso che, anche se non potevano partecipare alla gara, sarei tornato da loro."

Il futuro. Hosny e Ana Massry mirano a fondare un'accademia di calcio per bambini di strada in futuro ma, soprattutto, vogliono far crescere nei ragazzini sicurezza di sé e speranza. "Il nostro intento non è mai stato quello di fare di questi ragazzini dei professionisti, anche se due o tre hanno le capacità per esserlo," dice Hosny, "ma di integrarli nella società e far loro capire che, anche se hanno un passato difficile, posso avere un futuro brillante come gli altri." Il 28 marzo i nove piccoli giocatori inizieranno l'avventura brasiliana. "Vogliamo portare a casa la Coppa del Mondo per far avanzare il nostro paese," dicono uno dopo l'altro. E, adesso più che mai, l'Egitto conta su questi piccoli promettenti talenti.