MILANO - Nata dall'incontro a Carrara tra l'oncologo Maurizio Cantore e il produttore musicale Gian Andrea Lodovici, colpito da un grave tumore allo stomaco, la rete Donatori di Musica ha organizzato 300 concerti in otto oncologie italiane. Ingredienti: musicisti di alto livello, discrezione, relazione e abbracci, coinvolgimento attivo dei pazienti e delle loro famiglie. Ne parliamo con Maurizio Cantore. Quando la musica diventa un fertilizzante per una medicina fatta di scienza, carne e cuore. È questa la sintesi di Donatori di Musica, una rete di musicisti, medici, infermieri, volontari, pazienti e familiari, che dal 2009 ha organizzato 300 concerti in otto oncologie italiane. Tutti di alto livello, con musicisti del calibro di Stefano Bollani, Renzo Arbore, Elio delle Storie Tese, Stefano Allevi, Andrea Oliva e tanti altri. E tutti con un forte scopo terapeutico.
Tutto è nato da un incontro. Lo racconta il presidente dell'associazione, l'oncologo Maurizio Cantore: "Nel giugno 2007, Gian Andrea Lodovici, critico musicale e famoso produttore di musica classica, entrava nel mio studio di Carrara per fare l'ultimo piacere alla moglie e al figlio: sentire un'ulteriore opinione sul trattamento del proprio cancro allo stomaco. Aveva 42 anni ed erano 12 mesi che eseguiva chemioterapie, perdeva capelli, faceva esami, stava sempre peggio e la musica era stata cancellata dai suoi pensieri, proprio quella musica che per lui era stata sempre motivo ed ispirazione di vita. Ho deciso di non parlare degli otto etti di cancro, ma di guardare agli 80 chili della persona..."
La storia di un "dramma fantastico". Cantore non gli propone nuove terapie, ma gli chiede aiuto per organizzare dei concerti nel reparto che dirige: "Subito i suoi occhi hanno cambiato orizzonte, prima mi passavano attraverso con indifferenza, ora si posavano sui miei, accesi però da un dubbio: perché lui, mio possibile salvatore, chiede aiuto a me che ho il cancro? La sua risposta è la storia di un dramma fantastico: gli ultimi mesi della sua vita sono stati con gioia trascorsi a creare concerti e poi stagioni musicali nella nostra oncologia". Poi Gian Andrea ha ceduto il testimone a Roberto Prosseda, uno dei più noti pianisti italiani: nasceva così l'idea di "Donatori di Musica".
La musica come concime relazionale. Da Carrara, i concerti hanno raggiunto le oncologie di Brescia, Bolzano, Conegliano Veneto, Mantova, Roma, Saronno, Sondrio e Vicenza. "La musica - spiega Cantore - permette di essere concime relazionale, un dialogo orizzontale e non formale è l'occasione per confidare le paure più profonde e far rianimare i desideri cancellati da qualche etto di tumore". Aggiunge: "Non è la formula, talvolta retorica, del paziente al centro, che può tendere a spegnere il suo essere persona, cioè che parla solo al passato, cancella il futuro dal suo immaginario e si trasforma nella sua malattia. Piuttosto, al centro c'è la costruzione di una relazione con lui, che può anche dare ed offrire". Sì, perché i pazienti e i loro familiari sono attivamente coinvolti nella preparazione dei concerti, dall'attaccare i manifesti nei corridoi dell'ospedale ad organizzare il buffet.
Il format. Agli artisti si chiede, insieme all'eccellenza professionale, sensibilità e riserbo: nessun turismo umanitario, nessuna autopromozione o ritorno di immagine. Il format prevede quattro fasi: la preparazione, il concerto, il buffet insieme e quella di "tutti i giorni dopo". I concerti, sempre gratuiti e che si ripetono con la periodicità di una vera stagione, durano 40-50 minuti, con il musicista che spiega i pezzi che esegue ad un pubblico non esperto, senza essere protetto dal palco e dall'irraggiungibilità del grande maestro. Segue quello che l'oncologo chiama "rito cannibalico dell'unione", cioè mangiare insieme: "Ognuno porta qualcosa, spesso il cibo che sa cucinare meglio, e questo crea squadra e collettività indipendentemente dal ruolo". Ma delle varie fasi, la più importante è quella di "tutti i giorni dopo". Spiega Cantore: "Non servirebbe a niente avere assistito al più grande ed emozionante concerto del secolo se nei giorni successivi non venisse mantenuta quella magica relazione che si è creata durante l'ascolto delle note. Si deve vedere nella quotidianità ospedaliera fatta di vittorie e di sconfitte, di lacrime ed abbracci".
Pigiami, camici e frac riposti negli armadi. I cinque anni di "Donatori di Musica" sono anche gli 8000 pigiami lasciati negli armadi dei reparti perché al concerto si va ben vestiti anche se è in ospedale, i tanti frac che i musicisti si sono tolti per abbracciare gli ascoltatori e i camici lasciati in studio dai medici. È una vera e propria "filiera del dono", in cui la musica trasforma anche i luoghi: "A Carrara - racconta Cantore - i concerti si tengono nella sala d'attesa del day hospital, cioè dove i malati siedono in attesa di essere chiamati per la chemioterapia. In altri ospedali, i pazienti faticano a tornare in questo luogo perché viene associato solo ad ansia e ricordi negativi, spesso avvertono una sensazione di vomito". Invece, dove è presente "Donatori di Musica", non succede: i pazienti tornano addirittura ad ascoltare la musica anche quando hanno finito il percorso terapeutico e non ne avrebbero più motivo.
Tutto è nato da un incontro. Lo racconta il presidente dell'associazione, l'oncologo Maurizio Cantore: "Nel giugno 2007, Gian Andrea Lodovici, critico musicale e famoso produttore di musica classica, entrava nel mio studio di Carrara per fare l'ultimo piacere alla moglie e al figlio: sentire un'ulteriore opinione sul trattamento del proprio cancro allo stomaco. Aveva 42 anni ed erano 12 mesi che eseguiva chemioterapie, perdeva capelli, faceva esami, stava sempre peggio e la musica era stata cancellata dai suoi pensieri, proprio quella musica che per lui era stata sempre motivo ed ispirazione di vita. Ho deciso di non parlare degli otto etti di cancro, ma di guardare agli 80 chili della persona..."
La storia di un "dramma fantastico". Cantore non gli propone nuove terapie, ma gli chiede aiuto per organizzare dei concerti nel reparto che dirige: "Subito i suoi occhi hanno cambiato orizzonte, prima mi passavano attraverso con indifferenza, ora si posavano sui miei, accesi però da un dubbio: perché lui, mio possibile salvatore, chiede aiuto a me che ho il cancro? La sua risposta è la storia di un dramma fantastico: gli ultimi mesi della sua vita sono stati con gioia trascorsi a creare concerti e poi stagioni musicali nella nostra oncologia". Poi Gian Andrea ha ceduto il testimone a Roberto Prosseda, uno dei più noti pianisti italiani: nasceva così l'idea di "Donatori di Musica".
La musica come concime relazionale. Da Carrara, i concerti hanno raggiunto le oncologie di Brescia, Bolzano, Conegliano Veneto, Mantova, Roma, Saronno, Sondrio e Vicenza. "La musica - spiega Cantore - permette di essere concime relazionale, un dialogo orizzontale e non formale è l'occasione per confidare le paure più profonde e far rianimare i desideri cancellati da qualche etto di tumore". Aggiunge: "Non è la formula, talvolta retorica, del paziente al centro, che può tendere a spegnere il suo essere persona, cioè che parla solo al passato, cancella il futuro dal suo immaginario e si trasforma nella sua malattia. Piuttosto, al centro c'è la costruzione di una relazione con lui, che può anche dare ed offrire". Sì, perché i pazienti e i loro familiari sono attivamente coinvolti nella preparazione dei concerti, dall'attaccare i manifesti nei corridoi dell'ospedale ad organizzare il buffet.
Il format. Agli artisti si chiede, insieme all'eccellenza professionale, sensibilità e riserbo: nessun turismo umanitario, nessuna autopromozione o ritorno di immagine. Il format prevede quattro fasi: la preparazione, il concerto, il buffet insieme e quella di "tutti i giorni dopo". I concerti, sempre gratuiti e che si ripetono con la periodicità di una vera stagione, durano 40-50 minuti, con il musicista che spiega i pezzi che esegue ad un pubblico non esperto, senza essere protetto dal palco e dall'irraggiungibilità del grande maestro. Segue quello che l'oncologo chiama "rito cannibalico dell'unione", cioè mangiare insieme: "Ognuno porta qualcosa, spesso il cibo che sa cucinare meglio, e questo crea squadra e collettività indipendentemente dal ruolo". Ma delle varie fasi, la più importante è quella di "tutti i giorni dopo". Spiega Cantore: "Non servirebbe a niente avere assistito al più grande ed emozionante concerto del secolo se nei giorni successivi non venisse mantenuta quella magica relazione che si è creata durante l'ascolto delle note. Si deve vedere nella quotidianità ospedaliera fatta di vittorie e di sconfitte, di lacrime ed abbracci".
Pigiami, camici e frac riposti negli armadi. I cinque anni di "Donatori di Musica" sono anche gli 8000 pigiami lasciati negli armadi dei reparti perché al concerto si va ben vestiti anche se è in ospedale, i tanti frac che i musicisti si sono tolti per abbracciare gli ascoltatori e i camici lasciati in studio dai medici. È una vera e propria "filiera del dono", in cui la musica trasforma anche i luoghi: "A Carrara - racconta Cantore - i concerti si tengono nella sala d'attesa del day hospital, cioè dove i malati siedono in attesa di essere chiamati per la chemioterapia. In altri ospedali, i pazienti faticano a tornare in questo luogo perché viene associato solo ad ansia e ricordi negativi, spesso avvertono una sensazione di vomito". Invece, dove è presente "Donatori di Musica", non succede: i pazienti tornano addirittura ad ascoltare la musica anche quando hanno finito il percorso terapeutico e non ne avrebbero più motivo.