Mondo Solidale

Buenos Aires, la scuola per modelle cresciute nelle baraccopoli

La possibilità offerta da un cittadino boliviano arrivato nella capitale argentina 24 anni fa, Guido Fuentes e fondatore della Guido Models, una scuola gratuita creata dopo mille vicissitudini. Un documentario che ha ottenuto l'appoggio dell'Istituto Nazionale di Cinema Argentino e che uscirà alla fine del 2015

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BUENOS AIRES
- Il ponte numero 5 della stazione di Retiro di Buenos Aires porta in un altro mondo, dove i treni passano accanto alle case, ma non trasportano i loro abitanti e gli autobus diretti verso destinazioni esotiche sono un ottimo bersaglio per vedere chi tira le pietre più lontano. Qui, ai margini della Villa 31, la baraccopoli più popolosa della capitale, abitata da 30mila persone (almeno quelle censite), c'è il Barrio Guemes "che già non è una villa, perché ci sono gli edifici, hai visto?", racconta il giornalaio all'ingresso della via ricoperta da bancarelle, per la fiera del mercoledì. Di fronte, uno dei quartieri più esclusivi di  Buenos Aires, Recoleta, alle spalle, il fiume.

L'incontro con Guido. Delia vive in fondo alla prima strada, ha appena compiuto 18 anni, è riuscita a non essere una madre adolescente e sta cercando di costruirsi un futuro tra studi e lavoro. E per la stessa ragione, Sonia, che vive in provincia, si fa quattro ore di viaggio tre volte alla settimana: divertite dall'idea di una scuola di modelle, e consapevoli che la loro bellezza potrebbe aiutarle, hanno deciso di afferrare la possibilità offerta da un uomo boliviano arrivato a Buenos Aires 24 anni fa, Guido Fuentes. Fondatore, appunto, della Guido Models, una scuola gratuita creata dopo mille vicissitudini di una vita che non ama raccontare per intero, ma che in qualche modo lo ha avvicinato al mondo della moda.

La frequentazioni con le grandi boutique. "La mia famiglia era di origini molto umili, vivevamo in sei in una stanza, a 11 anni facevo il giro dei bar per vendere una sigaretta alla volta", racconta. "Poi questa famiglia, una delle più facoltose di Cochabamba (nel centro della Bolivia, ndr.) decise di prendermi in casa. Mia madre non voleva, però io ho insistito: da non avere nulla sarei passato ad avere tutto quello che volevo, soldi, macchine, viaggi". E così fu, Guido non solo in quel periodo ha vissuto nel lusso, ma si è anche avvicinato al mondo della moda e della sartoria. Lo portavano nelle grandi boutique dove passavano le miss e i tessuti erano importati da Miami - la città che per molti latinoamericani rappresenta allo stesso tempo l'agognata meta e il principale negriero - e lui, piano piano, cominciò a imparare. Senza scordarsi da dove veniva Guido ha continuato ad alimentare la sua passione per la moda e per il contrasto estremo (e a volte classico) tra i due mondi che lui stesso ha vissuto in prima persona: il poverissimo e il ricchissimo. A 17 anni cominciò a viaggiare allontanandosi da questa seconda famiglia per ragioni di cui non vuole parlare, e rinunciò al lusso.

L'avvio della scuola. Arrivato a Buenos Aires a 21 anni, cuciva vestiti e li andava a vendere alla "Salada", un'enorme fiera di prodotti di marca, falsi. Però l'idea di fare qualcosa nella moda continuava ad essere presente. Poi, nel 2008, ha deciso di organizzare la prima sfilata in un campetto di calcio ai confini della baraccopoli, che ha come sfondo alcuni edifici di Recoleta. I media accorsero per coprire l'evento, e la speranza di Guido e delle sue ragazze era che potesse servire a qualcosa per il loro futuro. La scuola di modelle venne messa in piedi, le ragazze un po' alla volta cominciarono ad avvicinarsi vincendo la diffidenza e la paura: paura che si trattasse di un traffico di esseri umani, paura che fosse una copertura per un bordello, paura che lui stesso volesse allungare le mani. Con il tempo, le madri si resero conto che questo non accadeva e che anzi, Guido, forse anche per il suo passato, tendeva a proteggere le ragazze, come se fossero sue figlie o sorelle.

Le richieste scabrose.
La scuola per modelle è nella casa di Guido, con un corridoio che conduce alla porta d'ingresso usato come passerella per le lezioni. Molti dei vestiti li cuce lui stesso, che spesso compra anche le scarpe. "Al piano di sopra ho diverse stanze che affitto, così posso mantenere gratuita la scuola" afferma. Un po' alla volta è riuscito a portare le ragazze fuori dai confini delle baraccopoli, a organizzare sfilate in altri punti della città. Non sempre però questo è stato un vantaggio. Se, da un lato, l'aspetto della solidarietà richiama l'attenzione di media e programmi, che non perdono occasione per sottolineare l'importanza dell'impegno sociale del progetto, dall'altro le origini delle ragazze finiscono per pregiudicare l'impresa. "Che le modelle siano della baraccopoli abbassa la qualità dei tuoi vestiti", dissero una volta a Roberto Piazza, uno stilista famoso argentino che aveva assunto le ragazze per un servizio fotografico. E troppo spesso arrivano richieste scabrose, tanto che lo stesso Guido periodicamente deve chiarire sulla pagina di Facebook che si tratta "solo di una scuola di modelle, che le ragazze lavorano come tali e basta".

"Cinquemila pesos per ogni ragazza". Questo tipo di richieste però non arrivano solo attraverso internet. "Una volta erano state prese per un lavoro per una grossa casa produttrice argentina, una di quelle da cui sono uscite negli anni moltissime famose, ed erano contente. Stavamo portando avanti la produzione, quando uno degli addetti ai lavori mi ha preso da parte: "a noi piacciono le ragazze dai 16 ai 19, abbiamo un gruppo di senatori e deputati internazionali che arrivano questa settimana - ha detto - dammi le ragazze, a te pago 5mila pesos per ogni ragazza più 5mila pesos per lei". Guido disse di no. Non vennero più chiamati per alcun lavoro.

Il documentario. Intanto però, un'argentina residente a Londra è venuta a sapere, grazie a un articolo di un noto network inglese, della scuola "Guido Models" e ha cominciato a interessarsi al progetto e a pensare di girare un documentario. Per due anni ha seguito la scuola ed è riuscita anche a ottenere l'appoggio dell'INCAA, l'Istituto Nazionale di Cinema Argentino. Il documentario, girato tra Argentina e Bolivia, sarà lanciato a fine 2015. "È stato bello realizzarlo, speriamo serva anche a qualcosa - dice Guido - mi chiamano in tanti e forse adesso otterrò uno spazio a Flores (il quartiere di Buenos Aires dove cresciuto Papa Francesco) per continuare a dare le lezioni. Sarebbe bello avere un luogo più grande dove lavorare. E anche per le ragazze sarebbe un'occasione in più per uscire dalla baraccopoli e dal pregiudizio che la circonda".