Rebibbia,è andata in scena la poesia delle detenute
Un volume che contiene una raccolta di poesie scritte dalle detenute che hanno partecipato al "Laboratorio di Poesia", giunto alla sua seconda edizione. Grande successo per "Vedrò dalle sbarre la notte stellata"
ROMA - "Vedrò dalle sbarre la notte stellata". E' il titolo del volume, edito da Licenza Poetica - PAGINE, con il contributo di Fondazione Roma-Arte-Musei, presentato ieri presso la sezione femminile della casa circondariale di Rebibbia. Il volume è una raccolta di poesie scritte dalle detenute che hanno partecipato al "Laboratorio di Poesia", giunto alla sua seconda edizione, tenuto dal poeta Plinio Perilli, la poetessa Nina Maroccolo e la professoressa Antonella Cristofaro, insegnante d'Italiano presso il carcere.
Un grande progetto educativo. E' stato presentato anche il toccante libro "Ero nato errore", scritto a quattro mani da Nina Maroccolo e Anthony Wallace ed edito sempre da PAGINE, che racconta l'incredibile vicenda di un personaggio reale ora detenuto proprio a Rebibbia. "Credo che l'iniziativa sia molto importante - ha detto la direttrice della casa circonadriale Ida Del Grosso - perché la poesia può liberare l…
ROMA - "Vedrò dalle sbarre la notte stellata". E' il titolo del volume, edito da Licenza Poetica - PAGINE, con il contributo di Fondazione Roma-Arte-Musei, presentato ieri presso la sezione femminile della casa circondariale di Rebibbia. Il volume è una raccolta di poesie scritte dalle detenute che hanno partecipato al "Laboratorio di Poesia", giunto alla sua seconda edizione, tenuto dal poeta Plinio Perilli, la poetessa Nina Maroccolo e la professoressa Antonella Cristofaro, insegnante d'Italiano presso il carcere.
Un grande progetto educativo. E' stato presentato anche il toccante libro "Ero nato errore", scritto a quattro mani da Nina Maroccolo e Anthony Wallace ed edito sempre da PAGINE, che racconta l'incredibile vicenda di un personaggio reale ora detenuto proprio a Rebibbia. "Credo che l'iniziativa sia molto importante - ha detto la direttrice della casa circonadriale Ida Del Grosso - perché la poesia può liberare le emozioni e regalare quella libertà che alle detenute manca. La poesia in carcere è uno strumento di crescita". "Dopo il successo ottenuto dal progetto dell'anno scorso - ha spiegato la professoressa Antonella Cristofaro - abbiamo deciso di continuare con una convinzione sempre più forte. Il progetto, infatti, è stato decisamente positivo. Attraverso l'espressione dei propri sentimenti, le detenute hanno la possibilità di migliorare la loro autostima e, soprattutto, prendono parte ad un grande progetto educativo