MILANO - Fabio Geda, lo scrittore torinese di 42 anni, torna nelle librerie con Se la vita che salvi è la tua, appena pubblicato da Einaudi. Dopo il best seller (tradotto in venti paesi) Nel mare ci sono i coccodrilli, sulla storia vera di un bambino in fuga all'Afghanistan, il nuovo libro racconta di un'umanità fragile con una prospettiva inusuale. Quella di un migrante irregolare italiano. Geda spiega che "il romanzo è nato da un incontro casuale a New York con un ragazzino napoletano che faceva il cameriere ed era un "clandestino". Ho scoperto che in questa metropoli vivono e lavorano 500mila immigrati senza permesso. Per l'ex sindaco Bloomberg, un decimo della forza lavoro, senza il quale la città collasserebbe". Tra i settori di impiego, al primo posto c'è la ristorazione (cuochi, camerieri, lavapiatti) e subito dopo gli addetti alle pulizie. Secondo alcune stime, gli italiani senza documenti nella Grande Mela arrivano a 2000.
Da insegnante precario a clochard nella Grande Mela. Andrea Luna ha 37 anni, fa l'insegnante di arte ed educazione tecnica, ma non ha una cattedra fissa. Dopo l'aborto spontaneo della moglie, la loro relazione va in crisi e Andrea si convince che sia colpa sua, perché incapace di essere padre. Il malessere si somma alla precarietà lavorativa, fino alla decisione di "riprendere fiato" con una vacanza solitaria a New York. Spiega il protagonista: "Come sto? Mettiamola così: nell'ultimo secolo abbiamo avuto due conflitti mondiali, la Guerra Fredda, la paura del nucleare, eppure la gente pensava al futuro. Aveva fiducia nel futuro. E io... io proprio non ci riesco. Ecco come sto". Arrivato nella Grande Mela, rimanda una, due, tre volte il ritorno in Italia. Andrea si perde e perde tutto, inizia a frequentare le mense per i senza fissa dimora e a dormire per strada.
Dalla pulizia dei gabinetti alla nuova fuga. Il protagonista sembra iniziare una risalita quando, grazie alla rete di italiani a New York, ottiene un lavoro, ovviamente in nero perché senza documenti. Lo istruisce il connazionale Vincenzo: "Dieci dollari l'ora, turni di notte, cinque piani di uffici da spazzare, cestini da svuotare e bagni da lavare. In questa zona di solito non fanno troppo casino. Niente merda nei cessi e hamburger sotto le sedie". Intanto, Andrea inizia una nuova relazione con Ary, una donna che ha due figli gemelli di tredici anni. Ma all'improvviso, ancora una volta, decide di tornare a casa, scoprendo però che quello che ha lasciato non esiste più, la moglie si è rifatta una vita. Andrea finisce nuovamente per strada, poi ospite nel garage di una famiglia cinese che aveva aiutato anni prima. Fino a quando capisce che "casa" ormai è altrove. Per raggiungerla, non ha altra scelta se non quella dell'immigrazione clandestina.
Affidarsi a un trafficante di uomini messicano. E così, l'ultima parte del romanzo racconta la scelta di Andrea di cruzar, affidarsi a un pollero, un trafficante d'uomini che dal Messico permette l'ingresso negli Stati Uniti attraverso il deserto. Dall'Italia trova i soldi per recarsi all'aeroporto di Hermosillo e "lì in Messico - lo rassicura un conoscente che ha contatti con i trafficanti - il modo di guadagnare dei soldi lo si trova sempre". Tra scommesse sui combattimenti tra galli drogati con stricnina e anfetamina e religiosi che aiutano i migranti ("A volte cercano di cruzar anche cinquemila persone al giorno" racconta un sacerdote), Reymundo, il boss che controlla la zona, gli dà la possibilità di non pagare il viaggio. A patto di trasformarsi in mulos: "La proposta è passare la frontiera con uno zaino da trenta chili sulle spalle. Non ci vorranno più di otto o nove ore, ma otto o nove ore di cammino nel deserto con uno zaino da trenta chili sulle spalle non sono uno scherzo per nessuno".
"Il deserto è un bastardo". Nel romanzo, è il deserto l'ultimo ambiente di quest'odissea moderna in cui Itaca è la felicità ma il protagonista non sa dov'è. Geda racconta le leggi che illusoriamente tentano di fermare l'immigrazione senza riuscirci: "Vedi quel cartello? - dice Antonio, il contatto di Andrea con i trafficanti - Quello è il modo con cui il governo messicano finge di contrastare l'emigrazione clandestina. I soldati fanno finta di vigilare. Molti sono sul libro paga dei trafficanti che hanno molti più soldi dei politici che piantano i cartelli per pulirsi la coscienza e fare felici gli americani". Intanto, il loro viaggio prosegue tra donne stuprate in mezzo alle dune e zaini carichi di droga portati in cambio dell'American dream, tra barrette energetiche, prugne secche e pillole celesti di efedrina inghiottite per resistere alla fatica. Passando per il Border fence, la barriera costruita dagli Stati Uniti per proteggere il confine messicano, dove sono attaccate migliaia di croci, una per ogni migrante morto. Perché, come dice un compagno di viaggio di Andrea, "il deserto è un bastardo".
Da insegnante precario a clochard nella Grande Mela. Andrea Luna ha 37 anni, fa l'insegnante di arte ed educazione tecnica, ma non ha una cattedra fissa. Dopo l'aborto spontaneo della moglie, la loro relazione va in crisi e Andrea si convince che sia colpa sua, perché incapace di essere padre. Il malessere si somma alla precarietà lavorativa, fino alla decisione di "riprendere fiato" con una vacanza solitaria a New York. Spiega il protagonista: "Come sto? Mettiamola così: nell'ultimo secolo abbiamo avuto due conflitti mondiali, la Guerra Fredda, la paura del nucleare, eppure la gente pensava al futuro. Aveva fiducia nel futuro. E io... io proprio non ci riesco. Ecco come sto". Arrivato nella Grande Mela, rimanda una, due, tre volte il ritorno in Italia. Andrea si perde e perde tutto, inizia a frequentare le mense per i senza fissa dimora e a dormire per strada.
Dalla pulizia dei gabinetti alla nuova fuga. Il protagonista sembra iniziare una risalita quando, grazie alla rete di italiani a New York, ottiene un lavoro, ovviamente in nero perché senza documenti. Lo istruisce il connazionale Vincenzo: "Dieci dollari l'ora, turni di notte, cinque piani di uffici da spazzare, cestini da svuotare e bagni da lavare. In questa zona di solito non fanno troppo casino. Niente merda nei cessi e hamburger sotto le sedie". Intanto, Andrea inizia una nuova relazione con Ary, una donna che ha due figli gemelli di tredici anni. Ma all'improvviso, ancora una volta, decide di tornare a casa, scoprendo però che quello che ha lasciato non esiste più, la moglie si è rifatta una vita. Andrea finisce nuovamente per strada, poi ospite nel garage di una famiglia cinese che aveva aiutato anni prima. Fino a quando capisce che "casa" ormai è altrove. Per raggiungerla, non ha altra scelta se non quella dell'immigrazione clandestina.
Affidarsi a un trafficante di uomini messicano. E così, l'ultima parte del romanzo racconta la scelta di Andrea di cruzar, affidarsi a un pollero, un trafficante d'uomini che dal Messico permette l'ingresso negli Stati Uniti attraverso il deserto. Dall'Italia trova i soldi per recarsi all'aeroporto di Hermosillo e "lì in Messico - lo rassicura un conoscente che ha contatti con i trafficanti - il modo di guadagnare dei soldi lo si trova sempre". Tra scommesse sui combattimenti tra galli drogati con stricnina e anfetamina e religiosi che aiutano i migranti ("A volte cercano di cruzar anche cinquemila persone al giorno" racconta un sacerdote), Reymundo, il boss che controlla la zona, gli dà la possibilità di non pagare il viaggio. A patto di trasformarsi in mulos: "La proposta è passare la frontiera con uno zaino da trenta chili sulle spalle. Non ci vorranno più di otto o nove ore, ma otto o nove ore di cammino nel deserto con uno zaino da trenta chili sulle spalle non sono uno scherzo per nessuno".
"Il deserto è un bastardo". Nel romanzo, è il deserto l'ultimo ambiente di quest'odissea moderna in cui Itaca è la felicità ma il protagonista non sa dov'è. Geda racconta le leggi che illusoriamente tentano di fermare l'immigrazione senza riuscirci: "Vedi quel cartello? - dice Antonio, il contatto di Andrea con i trafficanti - Quello è il modo con cui il governo messicano finge di contrastare l'emigrazione clandestina. I soldati fanno finta di vigilare. Molti sono sul libro paga dei trafficanti che hanno molti più soldi dei politici che piantano i cartelli per pulirsi la coscienza e fare felici gli americani". Intanto, il loro viaggio prosegue tra donne stuprate in mezzo alle dune e zaini carichi di droga portati in cambio dell'American dream, tra barrette energetiche, prugne secche e pillole celesti di efedrina inghiottite per resistere alla fatica. Passando per il Border fence, la barriera costruita dagli Stati Uniti per proteggere il confine messicano, dove sono attaccate migliaia di croci, una per ogni migrante morto. Perché, come dice un compagno di viaggio di Andrea, "il deserto è un bastardo".