Burkina Faso, Fespaco: "Fièvres" vince a sorpresa il più importante festival del cinema africano
di STEFANO PASTA"Fièvres" del francomarocchino Hicham Ayouch è il vincitore della 24^ edizione del Fespaco, il festival cinematografico che si è appena concluso nella capitale del Burkina Faso. È la storia di un tredicenne in guerra con il mondo, che trova la via per riappacificarsi in uno strano incontro poetico nella banlieu parigina. Il caso di "Timbuktu" di Sissako, prima cancellato dal programma per le minacce di Boko Haram e poi reinserito.
MILANO - Tutti pensavano che il vincitore della 24^ edizione del Festival di Ouagadougou (Fespaco), il principale appuntamento del cinema africano, sarebbe stato "Timbuktu" del mauritano Abderrahmane Sissako, candidato all'Oscar come miglior film straniero e vincitore di sette César francesi. E invece no, tra le 134 opere in gara dal 28 febbraio al 7 marzo, il prestigioso Stallone d'oro è andato a "Fièvres" del regista francomarocchino Hicham Ayouch, uscito nelle sale francesi ad ottobre.
La trama. "Fièvres" è la storia di Benjamin, tredicenne in guerra contro la vita, gli adulti e anche se stesso. Ragazzino tormentato, fa dentro e fuori dalle comunità da quando ha cinque anni, finché un giorno, sua madre viene arrestata e gli rivela che ha un padre. Per Benjamin l'obiettivo diventa semplice: andarsene dalla comunità. Quando gli assistenti sociali gli danno la possibilità di scegl…
La trama. "Fièvres" è la storia di Benjamin, tredicenne in guerra contro la vita, gli adulti e anche se stesso. Ragazzino tormentato, fa dentro e fuori dalle comunità da quando ha cinque anni, finché un giorno, sua madre viene arrestata e gli rivela che ha un padre. Per Benjamin l'obiettivo diventa semplice: andarsene dalla comunità. Quando gli assistenti sociali gli danno la possibilità di scegl…
MILANO - Tutti pensavano che il vincitore della 24^ edizione del Festival di Ouagadougou (Fespaco), il principale appuntamento del cinema africano, sarebbe stato "Timbuktu" del mauritano Abderrahmane Sissako, candidato all'Oscar come miglior film straniero e vincitore di sette César francesi. E invece no, tra le 134 opere in gara dal 28 febbraio al 7 marzo, il prestigioso Stallone d'oro è andato a "Fièvres" del regista francomarocchino Hicham Ayouch, uscito nelle sale francesi ad ottobre.
La trama. "Fièvres" è la storia di Benjamin, tredicenne in guerra contro la vita, gli adulti e anche se stesso. Ragazzino tormentato, fa dentro e fuori dalle comunità da quando ha cinque anni, finché un giorno, sua madre viene arrestata e gli rivela che ha un padre. Per Benjamin l'obiettivo diventa semplice: andarsene dalla comunità. Quando gli assistenti sociali gli danno la possibilità di scegliere, lui va a vivere con il padre sconosciuto, Karim Zeroubi, un magazziniere quarantenne che vive con i suoi genitori nella periferia parigina. È un uomo fallito, che vive attendendo la morte e non si è mai allontanato dalla sua città. L'arrivo sconvolge la vita del padre e dei nonni, impauriti dalla violenza e insieme dalla fragilità dell'adolescente.
La poesia tra il cemento e una roulotte abbandonata. Intanto, nei suoi giri senza meta per la città, Benjamin conosce per caso Claude, un poeta che abita in una roulotte su un terreno abbandonato; gli scambi poetici che nascono dall'incontro permettono al ragazzino di aprirsi, poco a poco, al mondo e alla sua famiglia, ma soprattutto di scoprire se stesso e la sua arte. Sullo sfondo, ci sono poi tutti gli altri abitanti del quartiere che ruotano attorno a questa famiglia: Nounours, il guardiano della torre, amico di Karim, che anche lui non ha mai lasciato la città e porta con sé un pesante segreto; Monsieur Teddy, anziano antillano razzista che non ama gli africani. E infine c'è un altro personaggio molto presente, la Città, con i pilastri di cemento che portano su di sé le speranze svanite, le dolci cantilene, ma anche le risate e i sogni di tutti i suoi abitanti.
Oltre gli stereotipi sulla banlieu. "Fièvres - dice il regista Ayouch - potrebbe svolgersi in qualsiasi città, in un quartiere popolare della periferia. Il film rompe alcuni stereotipi, mostrando un'immagine più moderna e più contrastata di questo universo. Qui, tutto è esacerbato, estremo, vissuto con violenza ma anche con poesia e con un'immensa voglia di vivere. L'umanità che ci abita, poi, è un bel materiale cinematografico, carico di emozioni".
Il premio Sankara per festeggiare la cacciata di Compaoré. Al Fespaco, tra le novità di quest'anno c'era il Premio Thomas Sankara, omaggio del nuovo corso politico del Burkina Faso, dopo la caduta del regime di Blaise Compaoré. Quest'ultimo, costretto a dimettersi dalle manifestazioni dello scorso ottobre (almeno 30 morti), aveva infatti preso il potere nel 1987 uccidendo proprio l'allora presidente Sankara, che esortava i paesi africani a rendersi autonomi dagli interventi della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Il riconoscimento è stato assegnato alla tunisina Leyla Bouzid, regista e produttrice di "Zakaria", un film sul ritorno in Algeria di una famiglia da anni in Francia.
A "Timbuktu" solo premi minori. Al superfavorito, invece, sono andati i premi per la miglior scenografia e musiche originali. "Timbuktu", già diventato il film africano più visto nella storia del cinema, è ambientato nella città maliana patrimonio dell'Unesco e famosa per le sue biblioteche, occupata dagli jihadisti nel 2012 e poi liberata dalle truppe francesi. Racconta i divieti assurdi dei fondamentalisti (cantare e giocare a calcio), il loro scontro con i musulmani locali, la resistenza degli abitanti della città e, anche, i tratti umani e le debolezze degli stessi jihadisti. Sissako infatti è bravissimo a mostrare come gli islamisti non siano solamente dei "pazzi scatenati", ma indaga i meccanismi alla base della loro trasformazione e presa del potere.
Le minacce di Boko Haram al Fespaco. Proprio attorno alla proiezione di "Timbuktu" al Fespaco c'erano state non poche polemiche. Inizialmente in programma, gli organizzatori ne avevano annunciato la cancellazione "per ragioni di sicurezza". I militanti di Boko Haram ("Ci stanno con il fiato sul collo", ha detto monsignor Dabiré, vescovo di Dori, al confine con Niger e Mali) avevano infatti minacciato il Festival, puntando il dito contro il film di Sissako. Dopo le proteste del regista, il Ministero della cultura ne aveva poi deciso il reinserimento in scaletta. E la risposta degli abitanti di Ouagadougou? In centinaia si sono messi in fila per entrare a vederlo, con biglietti esauriti varie ore prima della proiezione.
La trama. "Fièvres" è la storia di Benjamin, tredicenne in guerra contro la vita, gli adulti e anche se stesso. Ragazzino tormentato, fa dentro e fuori dalle comunità da quando ha cinque anni, finché un giorno, sua madre viene arrestata e gli rivela che ha un padre. Per Benjamin l'obiettivo diventa semplice: andarsene dalla comunità. Quando gli assistenti sociali gli danno la possibilità di scegliere, lui va a vivere con il padre sconosciuto, Karim Zeroubi, un magazziniere quarantenne che vive con i suoi genitori nella periferia parigina. È un uomo fallito, che vive attendendo la morte e non si è mai allontanato dalla sua città. L'arrivo sconvolge la vita del padre e dei nonni, impauriti dalla violenza e insieme dalla fragilità dell'adolescente.
La poesia tra il cemento e una roulotte abbandonata. Intanto, nei suoi giri senza meta per la città, Benjamin conosce per caso Claude, un poeta che abita in una roulotte su un terreno abbandonato; gli scambi poetici che nascono dall'incontro permettono al ragazzino di aprirsi, poco a poco, al mondo e alla sua famiglia, ma soprattutto di scoprire se stesso e la sua arte. Sullo sfondo, ci sono poi tutti gli altri abitanti del quartiere che ruotano attorno a questa famiglia: Nounours, il guardiano della torre, amico di Karim, che anche lui non ha mai lasciato la città e porta con sé un pesante segreto; Monsieur Teddy, anziano antillano razzista che non ama gli africani. E infine c'è un altro personaggio molto presente, la Città, con i pilastri di cemento che portano su di sé le speranze svanite, le dolci cantilene, ma anche le risate e i sogni di tutti i suoi abitanti.
Oltre gli stereotipi sulla banlieu. "Fièvres - dice il regista Ayouch - potrebbe svolgersi in qualsiasi città, in un quartiere popolare della periferia. Il film rompe alcuni stereotipi, mostrando un'immagine più moderna e più contrastata di questo universo. Qui, tutto è esacerbato, estremo, vissuto con violenza ma anche con poesia e con un'immensa voglia di vivere. L'umanità che ci abita, poi, è un bel materiale cinematografico, carico di emozioni".
Il premio Sankara per festeggiare la cacciata di Compaoré. Al Fespaco, tra le novità di quest'anno c'era il Premio Thomas Sankara, omaggio del nuovo corso politico del Burkina Faso, dopo la caduta del regime di Blaise Compaoré. Quest'ultimo, costretto a dimettersi dalle manifestazioni dello scorso ottobre (almeno 30 morti), aveva infatti preso il potere nel 1987 uccidendo proprio l'allora presidente Sankara, che esortava i paesi africani a rendersi autonomi dagli interventi della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Il riconoscimento è stato assegnato alla tunisina Leyla Bouzid, regista e produttrice di "Zakaria", un film sul ritorno in Algeria di una famiglia da anni in Francia.
A "Timbuktu" solo premi minori. Al superfavorito, invece, sono andati i premi per la miglior scenografia e musiche originali. "Timbuktu", già diventato il film africano più visto nella storia del cinema, è ambientato nella città maliana patrimonio dell'Unesco e famosa per le sue biblioteche, occupata dagli jihadisti nel 2012 e poi liberata dalle truppe francesi. Racconta i divieti assurdi dei fondamentalisti (cantare e giocare a calcio), il loro scontro con i musulmani locali, la resistenza degli abitanti della città e, anche, i tratti umani e le debolezze degli stessi jihadisti. Sissako infatti è bravissimo a mostrare come gli islamisti non siano solamente dei "pazzi scatenati", ma indaga i meccanismi alla base della loro trasformazione e presa del potere.
Le minacce di Boko Haram al Fespaco. Proprio attorno alla proiezione di "Timbuktu" al Fespaco c'erano state non poche polemiche. Inizialmente in programma, gli organizzatori ne avevano annunciato la cancellazione "per ragioni di sicurezza". I militanti di Boko Haram ("Ci stanno con il fiato sul collo", ha detto monsignor Dabiré, vescovo di Dori, al confine con Niger e Mali) avevano infatti minacciato il Festival, puntando il dito contro il film di Sissako. Dopo le proteste del regista, il Ministero della cultura ne aveva poi deciso il reinserimento in scaletta. E la risposta degli abitanti di Ouagadougou? In centinaia si sono messi in fila per entrare a vederlo, con biglietti esauriti varie ore prima della proiezione.