MILANO - Tra le vittime dei due terroristi suicidi della Jamaat ul Ahrar, la scheggia del movimento talebano, responsabile dell'attentato ai cristiani di Lahore, c'era Abish, un bambino che frequentava la Scuola della Pace della Comunità di Sant'Egidio. "Tutta la sua famiglia partecipava alle nostre attività", dice la responsabile per l'Asia, Valeria Martano, mentre mostra la foto scattata lo scorso 25 dicembre in uno dei pranzi di Natale organizzati dall'associazione. "È il terzo da destra, aveva dieci anni", indica.
Abish era sul prato davanti alla chiesa. Martano, che si reca regolarmente in Pakistan, ha appena parlato con la famiglia di Abish e racconta: "È stato ferito dall'esplosione, perché si trovava sul prato davanti alla chiesa cattolica di Yohannabad, forse stava giocando oppure aspettava di entrare a messa. Poco dopo è morto in ospedale, ucciso solamente perché cristiano". Nello stesso quartiere si trova la sede di Sant'Egidio, dove tutte le settimane Abish partecipava al doposcuola di Sant'Egidio.
Abitava nel sobborgo cristiano di Lahore. Entrando a Yohannabad si passa sotto una grande porta con una croce: ci vivono 100mila cristiani protestanti e cattolici, che hanno preferito concentrarsi qui alla ricerca di maggiore sicurezza. Continua Martano: "È un ex villaggio missionario dedicato a San Giovanni; in urdu, il suo nome vuol dire città di Giovanni. Con la crescita di Lahore, è stato inglobato nella periferia urbana, ma è la zona più povera. Oggi una speranza di sviluppo viene dalla metrò leggera che lo collega al centro della città e quindi a maggiori possibilità di sviluppo".
Il poliziotto musulmano salvatore di moltissimi cristiani. I due terroristi appartenevano a un movimento islamista responsabile di altri attentati contro i cristiani. In Pakistan, però, il mondo musulmano è complesso. "Insieme a loro - ricorda la responsabile di Sant'Egidio - è esploso anche un terzo musulmano, il poliziotto di guardia all'entrata della chiesa". Non è servito a salvare Abish, ma ha fatto da scudo ai cristiani già all'interno, costringendo gli attentatori a farsi esplodere prima. "Altrimenti sarebbe stata una strage, dato che quella chiesa era sovraffollata, con fedeli seduti per terra, senza panche. La figura di questo poliziotto musulmano, salvatore di moltissimi musulmani, serve a ribadire che in Pakistan i cristiani sono sotto attacco, ma che la convivenza è possibile".
Le Scuole della Pace. La convivenza tra persone di religioni et etnie diverse è il modello educativo proposto proprio dalle Scuole della Pace che frequentava anche Abish. Sono doposcuola che Sant'Egidio organizza in tante parti del mondo, tra gite e feste, per sostenere l'istruzione e far crescere una generazione di bambini aperti e solidali verso gli altri. Anche in Pakistan, per esempio, si insegna ai ragazzini ad andare a trovare gli anziani. Aggiunge Martano: "Tutte le nostre attività, con i bambini come con gli anziani, sono svolte in modo totalmente gratuito da membri pakistani della Comunità. Alle Scuole della Pace, inoltre, vengono sia bambini musulmani, sia cristiani".
Una minoranza sotto tiro, povera e poco scolarizzata. In Pakistan, tuttavia, i quattro milioni di cristiani (2% della popolazione) rappresentano la minoranza più povera e marginalizzata, con un tasso di istruzione molto basso. Sono un facile bersaglio, sempre sotto minaccia: lo mostra la morte di Abish, ucciso solo perché cristiano. A novembre, sempre nel Punjab, a 65 chilometri da Lahore, il ventiseienne Shahzad Masih e la moglie di 24 anni Shama Bibi sono stati torturati e poi arsi vivi per blasfemia. Sono stati messi nella fornace per cuocere argilla della fabbrica di mattoni in cui lavoravano per l'accusa, tutta da dimostrare, di aver bruciato delle pagine del Corano. Secondo il Centro per la ricerca e gli studi di sicurezza di Islamabad, dal 1990 ad oggi sono 60 le persone uccise per questo reato di opinione, introdotto nel 1986 dal dittatore Zia-ul-haq per compiacere i partiti islamisti. Si tratta di cristiani e indù, ma anche giudici musulmani accusati di aver assolto presunti blasfemi.
L'istruzione per uscire dalla povertà. "Una via di riscatto - dice Valeria Martano - può essere l'istruzione. Ci sono stati progressi nell'alfabetizzazione di base, ma soprattutto i cristiani dopo i 14-15 anni lasciano gli studi per lavoretti precari e malpagati". Il sistema di istruzione pachistano, infatti, prevede una scuola di base di otto classi, poi un biennio che permette l'accesso all'università. È proprio in questi due anni che i costi per l'iscrizione e la frequenza scolastica diventano molto alti, precludendosi per sempre la possibilità di accedere ad un buon livello professionale. Inoltre, gli studi superiori richiedono una buona conoscenza non solo dell'urdu, ma dell'inglese, che difficilmente è parlato negli ambienti più poveri. Per questo, da un anno Sant'Egidio ha lanciato il programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro" per aiutare i ragazzi cristiani di tre città a proseguire gli studi, addirittura fino alla laurea.
Abish era sul prato davanti alla chiesa. Martano, che si reca regolarmente in Pakistan, ha appena parlato con la famiglia di Abish e racconta: "È stato ferito dall'esplosione, perché si trovava sul prato davanti alla chiesa cattolica di Yohannabad, forse stava giocando oppure aspettava di entrare a messa. Poco dopo è morto in ospedale, ucciso solamente perché cristiano". Nello stesso quartiere si trova la sede di Sant'Egidio, dove tutte le settimane Abish partecipava al doposcuola di Sant'Egidio.
Abitava nel sobborgo cristiano di Lahore. Entrando a Yohannabad si passa sotto una grande porta con una croce: ci vivono 100mila cristiani protestanti e cattolici, che hanno preferito concentrarsi qui alla ricerca di maggiore sicurezza. Continua Martano: "È un ex villaggio missionario dedicato a San Giovanni; in urdu, il suo nome vuol dire città di Giovanni. Con la crescita di Lahore, è stato inglobato nella periferia urbana, ma è la zona più povera. Oggi una speranza di sviluppo viene dalla metrò leggera che lo collega al centro della città e quindi a maggiori possibilità di sviluppo".
Il poliziotto musulmano salvatore di moltissimi cristiani. I due terroristi appartenevano a un movimento islamista responsabile di altri attentati contro i cristiani. In Pakistan, però, il mondo musulmano è complesso. "Insieme a loro - ricorda la responsabile di Sant'Egidio - è esploso anche un terzo musulmano, il poliziotto di guardia all'entrata della chiesa". Non è servito a salvare Abish, ma ha fatto da scudo ai cristiani già all'interno, costringendo gli attentatori a farsi esplodere prima. "Altrimenti sarebbe stata una strage, dato che quella chiesa era sovraffollata, con fedeli seduti per terra, senza panche. La figura di questo poliziotto musulmano, salvatore di moltissimi musulmani, serve a ribadire che in Pakistan i cristiani sono sotto attacco, ma che la convivenza è possibile".
Le Scuole della Pace. La convivenza tra persone di religioni et etnie diverse è il modello educativo proposto proprio dalle Scuole della Pace che frequentava anche Abish. Sono doposcuola che Sant'Egidio organizza in tante parti del mondo, tra gite e feste, per sostenere l'istruzione e far crescere una generazione di bambini aperti e solidali verso gli altri. Anche in Pakistan, per esempio, si insegna ai ragazzini ad andare a trovare gli anziani. Aggiunge Martano: "Tutte le nostre attività, con i bambini come con gli anziani, sono svolte in modo totalmente gratuito da membri pakistani della Comunità. Alle Scuole della Pace, inoltre, vengono sia bambini musulmani, sia cristiani".
Una minoranza sotto tiro, povera e poco scolarizzata. In Pakistan, tuttavia, i quattro milioni di cristiani (2% della popolazione) rappresentano la minoranza più povera e marginalizzata, con un tasso di istruzione molto basso. Sono un facile bersaglio, sempre sotto minaccia: lo mostra la morte di Abish, ucciso solo perché cristiano. A novembre, sempre nel Punjab, a 65 chilometri da Lahore, il ventiseienne Shahzad Masih e la moglie di 24 anni Shama Bibi sono stati torturati e poi arsi vivi per blasfemia. Sono stati messi nella fornace per cuocere argilla della fabbrica di mattoni in cui lavoravano per l'accusa, tutta da dimostrare, di aver bruciato delle pagine del Corano. Secondo il Centro per la ricerca e gli studi di sicurezza di Islamabad, dal 1990 ad oggi sono 60 le persone uccise per questo reato di opinione, introdotto nel 1986 dal dittatore Zia-ul-haq per compiacere i partiti islamisti. Si tratta di cristiani e indù, ma anche giudici musulmani accusati di aver assolto presunti blasfemi.
L'istruzione per uscire dalla povertà. "Una via di riscatto - dice Valeria Martano - può essere l'istruzione. Ci sono stati progressi nell'alfabetizzazione di base, ma soprattutto i cristiani dopo i 14-15 anni lasciano gli studi per lavoretti precari e malpagati". Il sistema di istruzione pachistano, infatti, prevede una scuola di base di otto classi, poi un biennio che permette l'accesso all'università. È proprio in questi due anni che i costi per l'iscrizione e la frequenza scolastica diventano molto alti, precludendosi per sempre la possibilità di accedere ad un buon livello professionale. Inoltre, gli studi superiori richiedono una buona conoscenza non solo dell'urdu, ma dell'inglese, che difficilmente è parlato negli ambienti più poveri. Per questo, da un anno Sant'Egidio ha lanciato il programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro" per aiutare i ragazzi cristiani di tre città a proseguire gli studi, addirittura fino alla laurea.