BUENOS AIRES - Elena ha cinque anni e non ha una casa. Alle otto di sera di un venerdì come tanti altri, arriva con i genitori e i suoi tre fratellini a Plaza di Mayo, nel centro di Buenos Aires. Si fermano davanti a una piccola postazione dipinta con colori vivaci che si trova tra il palazzo di Governo e la Cattedrale, dove Papa Francesco celebrava messa quando era ancora il Cardinal Bergoglio. Elena guarda con interesse un frigorifero su cui è appeso un cartello che non può leggere perché non ha ancora cominciato la scuola (e non si sa se potrà cominciarla). Così chiede cosa c’è scritto. E Marcelo, un volontario che fa parte di una delle organizzazioni che compongono l’associazione di beneficenza Red Solidaria, le spiega di cosa si tratta. Le racconta che quello è un frigorifero "magico", da dove può prendere la cena per lei e per la sua famiglia senza pagare: è, afferma, un frigorifero sociale.
Tutte le umiliazioni anche le involontarie. "L’idea del frigorifero sociale è di rispettare la dignità delle persone dando loro la possibilità di scegliere - racconta Marcelo mentre aiuta a preparare una minestra calda e cerca un paio di pantaloni da dare a un ragazzo che si è appena affacciato sulla porta - ed è la stessa idea alla base dell’appendiabiti sociale. Invece di dare loro i vestiti in una busta nera della spazzatura, li appendiamo e cerchiamo di creare un ambiente simile a quello di un negozio, dove le persone possano scegliere". "Troppo spesso chi vive per strada deve accettare umiliazioni, anche involontarie, per il solo fatto di essere povero. Mangiare gli avanzi da un piatto lasciato in un angolo di nascosto o accontentarsi di una maglietta data in una busta di plastica nera - continua Marcelo - Quello che noi cerchiamo di fare è rispettare la dignità dell’essere umano presentando le donazioni in una forma più 'normale' ".
Prendere solo ciò di cui si ha bisogno. L’idea del frigorifero sociale è nata poco meno di due mesi fa a Tucumán, città nel nord-est dell’Argentina, su iniziativa di Fernando Ríos, proprietario di un ristorante. Un giorno, dopo avere visto un’intera famiglia cercare il cibo tra i rifiuti e mettere il figlio più piccolo nel cassonetto affinché potesse cercare meglio, Fernando ha deciso che aveva visto abbanstanza. Dopo avere informato tutti i suoi dipendenti e detto loro cosa fare, ha messo sul marciapiede accanto al ristorante un frigorifero pieno di tutto quel cibo non consumato del ristorante e ha appeso il cartello: “Prendi solo ciò di cui hai bisogno”. Pochi giorni dopo, gli abitanti del quartiere hanno cominciato a contribuire. Poi altri ristoranti hanno seguito l’esempio e, nel giro di appena un mese, molte altre città argentine da nord a sud hanno ripreso l’idea.
Per superare l'inverno in arrivo. Adesso, il frigorifero sociale è arrivato anche nella capitale Buenos Aires attraverso appunto Red Solidaria, un’associazione a cui partecipano decine di organizzazioni di beneficenza e che ogni giorno, dalle otto alle dieci di sera, aiuta centinaia di persone con cibo e vestiti. Il frigorifero sociale è stato inserito nella campagna FrioCero2016 - freddo zero 2016 - che da cinque anni in vari punti della città cerca di aiutare i poveri a superare l’inverno. La postazione di Plaza de Mayo non è casuale. «Siamo qui tutti i giorni per ricordare al governo, qualsiasi esso sia - conclude Marcelo - che le persone hanno bisogno d’aiuto e che le istituzioni non possono continuare fare finta di niente».
Tutte le umiliazioni anche le involontarie. "L’idea del frigorifero sociale è di rispettare la dignità delle persone dando loro la possibilità di scegliere - racconta Marcelo mentre aiuta a preparare una minestra calda e cerca un paio di pantaloni da dare a un ragazzo che si è appena affacciato sulla porta - ed è la stessa idea alla base dell’appendiabiti sociale. Invece di dare loro i vestiti in una busta nera della spazzatura, li appendiamo e cerchiamo di creare un ambiente simile a quello di un negozio, dove le persone possano scegliere". "Troppo spesso chi vive per strada deve accettare umiliazioni, anche involontarie, per il solo fatto di essere povero. Mangiare gli avanzi da un piatto lasciato in un angolo di nascosto o accontentarsi di una maglietta data in una busta di plastica nera - continua Marcelo - Quello che noi cerchiamo di fare è rispettare la dignità dell’essere umano presentando le donazioni in una forma più 'normale' ".
Prendere solo ciò di cui si ha bisogno. L’idea del frigorifero sociale è nata poco meno di due mesi fa a Tucumán, città nel nord-est dell’Argentina, su iniziativa di Fernando Ríos, proprietario di un ristorante. Un giorno, dopo avere visto un’intera famiglia cercare il cibo tra i rifiuti e mettere il figlio più piccolo nel cassonetto affinché potesse cercare meglio, Fernando ha deciso che aveva visto abbanstanza. Dopo avere informato tutti i suoi dipendenti e detto loro cosa fare, ha messo sul marciapiede accanto al ristorante un frigorifero pieno di tutto quel cibo non consumato del ristorante e ha appeso il cartello: “Prendi solo ciò di cui hai bisogno”. Pochi giorni dopo, gli abitanti del quartiere hanno cominciato a contribuire. Poi altri ristoranti hanno seguito l’esempio e, nel giro di appena un mese, molte altre città argentine da nord a sud hanno ripreso l’idea.
Per superare l'inverno in arrivo. Adesso, il frigorifero sociale è arrivato anche nella capitale Buenos Aires attraverso appunto Red Solidaria, un’associazione a cui partecipano decine di organizzazioni di beneficenza e che ogni giorno, dalle otto alle dieci di sera, aiuta centinaia di persone con cibo e vestiti. Il frigorifero sociale è stato inserito nella campagna FrioCero2016 - freddo zero 2016 - che da cinque anni in vari punti della città cerca di aiutare i poveri a superare l’inverno. La postazione di Plaza de Mayo non è casuale. «Siamo qui tutti i giorni per ricordare al governo, qualsiasi esso sia - conclude Marcelo - che le persone hanno bisogno d’aiuto e che le istituzioni non possono continuare fare finta di niente».