ROMA - Undici ragazzi tra i 18 e i 24 anni, provenienti da diverse località d’Italia e d’Europa, hanno deciso di ritirarsi a fare volontariato in un luogo isolato nelle Alpi, a 1600 metri, in mezzo alla neve. Si trovano a Prali, in provincia di Torino, e vivono qui tutto l’anno. Olga Ithurburu è una di loro. Ha venti anni e viene da Roma ed ha idee molto chiare: “Penso di restare a fare volontariato a Prali almeno due anni. Finito qui mi dedicherò alle scienze forestali: sogno un lavoro scientifico a contatto con la natura. Mi piacerebbe anche fare la ricercatrice all’università, ma sempre nel campo delle scienze naturali”.
La scelta post diploma. Ad Olga piace studiare. “Nel mio futuro – spiega – immagino un lavoro che coinvolga una lunga serie di studi. Dato che mi sono diplomata al liceo, dopo anni di studio molto teorico, ho sentito la necessità di fare qualcosa di diverso prima di iniziare l’università ed entrare poi nel binario studio ricerca. E cosi, a 18 anni, ho inviato domanda di residenza ad Agape”. La richiesta di Olga fu però rifiutata: “c’erano troppe domande e non fui ammessa quindi mi iscrissi alla facoltà di chimica, a Roma. L’anno dopo ci ho riprovato, ho rifatto richiesta e questa volta mi hanno preso. Ed eccomi qui!”
Fiducia ai giovani. Olga sembra molto contenta dell’esperienza di gestione che sta vivendo assieme ai suoi dieci amici. “Arriviamo da contesti diversi, anche religiosi: una ragazza viene dalla Serbia, un’altra dalla Svezia e un’altra ancora dalla Germania. A parte la direzione e la vicedirezione, abbiamo tra i 18 e i 24 anni: è bello è che diano fiducia e responsabilità per gestire tutto da soli. Questa è una cosa importante per noi, non è facile trovare persone che si fidano cosi tanto dei giovani”. Ma perché proprio ad Agape? “I miei – spiega ancora Olga - facevano volontariato qui in diversi ruoli ed io ho partecipato, da piccola, a vari campi di lavoro quindi conoscevo bene la struttura”. Nei periodi di maggiore affluenza arrivano altri volontari a dare man forte agli undici ragazzi che ci vivono tutto l’anno.
La quotidianità. E’ una dimensione comunitaria di vita quella che vivono gli undici ragazzi ad Agape, uno stile di vita ben lontano da quello “classico” dei loro coetanei: “Questo è uno dei pochi posti in cui anche chi non ha esperienza riesce a fare esperienza: anche in questo senso si dà fiducia ai giovani. Noi siamo qui per gestire la struttura. Facciamo colazione verso le 9 – 9.30 e poi iniziamo a lavorare. Pranziamo tutti insieme, poi riprendiamo il lavoro di pomeriggio. La sera viviamo e lavoriamo insieme: si fa vita di comunità, organizziamo cose come si fa in un gruppo di amici”.
Il lavoro. In pratica, cosa fanno questi undici ragazzi in alta montagna? “Tutto quello che c’è da fare: Agape è nata nel dopoguerra, fondata da un pastore valdese, ed ha come sua caratteristica primaria quella di essere uno spazio di incontro tra persone di vari Paesi. Non importa che siano religiosi o meno: è una struttura aperta a tutti, è stata una delle prime a proporre campi per le femministe e per gli omosessuali. Abbiamo un’organizzazione di lavoro molto precisa, siamo divisi in vari settori. Io sono in ufficio e mi occupo di corrispondenza e dei turni. Abbiamo una cucina, c’è una ragazza che gestisce le pulizie, un ragazzo che fa il manutentore, ecc.”-
Cosa si trova a Prali e non a Roma? Olga, sebbene giovane, ha vissuto molte esperienze, compreso un intero periodo, lungo quanto il suo quarto liceo, in Finlandia, ospite di una famiglia. “A Prali ho trovato due cose: la possibilità concreta di dare un contributo ad un progetto più grande che non sia necessariamente lavorativo e la dimensione comunitaria della vita. Qui se qualcuno è in difficoltà tutti gli altri lo aiutano. E’ una condizione di vita che non ho incontrato a Roma, ma neanche in Finlandia né altrove: è davvero difficile trovare, sia in Italia che all’estero, fuori dalla famiglia un clima comunitario dove tutti si aiutano l’un l’altro. Qua a Prali è cosi. Questo mi piace. E mi piace molto”.
La scelta post diploma. Ad Olga piace studiare. “Nel mio futuro – spiega – immagino un lavoro che coinvolga una lunga serie di studi. Dato che mi sono diplomata al liceo, dopo anni di studio molto teorico, ho sentito la necessità di fare qualcosa di diverso prima di iniziare l’università ed entrare poi nel binario studio ricerca. E cosi, a 18 anni, ho inviato domanda di residenza ad Agape”. La richiesta di Olga fu però rifiutata: “c’erano troppe domande e non fui ammessa quindi mi iscrissi alla facoltà di chimica, a Roma. L’anno dopo ci ho riprovato, ho rifatto richiesta e questa volta mi hanno preso. Ed eccomi qui!”
Fiducia ai giovani. Olga sembra molto contenta dell’esperienza di gestione che sta vivendo assieme ai suoi dieci amici. “Arriviamo da contesti diversi, anche religiosi: una ragazza viene dalla Serbia, un’altra dalla Svezia e un’altra ancora dalla Germania. A parte la direzione e la vicedirezione, abbiamo tra i 18 e i 24 anni: è bello è che diano fiducia e responsabilità per gestire tutto da soli. Questa è una cosa importante per noi, non è facile trovare persone che si fidano cosi tanto dei giovani”. Ma perché proprio ad Agape? “I miei – spiega ancora Olga - facevano volontariato qui in diversi ruoli ed io ho partecipato, da piccola, a vari campi di lavoro quindi conoscevo bene la struttura”. Nei periodi di maggiore affluenza arrivano altri volontari a dare man forte agli undici ragazzi che ci vivono tutto l’anno.
La quotidianità. E’ una dimensione comunitaria di vita quella che vivono gli undici ragazzi ad Agape, uno stile di vita ben lontano da quello “classico” dei loro coetanei: “Questo è uno dei pochi posti in cui anche chi non ha esperienza riesce a fare esperienza: anche in questo senso si dà fiducia ai giovani. Noi siamo qui per gestire la struttura. Facciamo colazione verso le 9 – 9.30 e poi iniziamo a lavorare. Pranziamo tutti insieme, poi riprendiamo il lavoro di pomeriggio. La sera viviamo e lavoriamo insieme: si fa vita di comunità, organizziamo cose come si fa in un gruppo di amici”.
Il lavoro. In pratica, cosa fanno questi undici ragazzi in alta montagna? “Tutto quello che c’è da fare: Agape è nata nel dopoguerra, fondata da un pastore valdese, ed ha come sua caratteristica primaria quella di essere uno spazio di incontro tra persone di vari Paesi. Non importa che siano religiosi o meno: è una struttura aperta a tutti, è stata una delle prime a proporre campi per le femministe e per gli omosessuali. Abbiamo un’organizzazione di lavoro molto precisa, siamo divisi in vari settori. Io sono in ufficio e mi occupo di corrispondenza e dei turni. Abbiamo una cucina, c’è una ragazza che gestisce le pulizie, un ragazzo che fa il manutentore, ecc.”-
Cosa si trova a Prali e non a Roma? Olga, sebbene giovane, ha vissuto molte esperienze, compreso un intero periodo, lungo quanto il suo quarto liceo, in Finlandia, ospite di una famiglia. “A Prali ho trovato due cose: la possibilità concreta di dare un contributo ad un progetto più grande che non sia necessariamente lavorativo e la dimensione comunitaria della vita. Qui se qualcuno è in difficoltà tutti gli altri lo aiutano. E’ una condizione di vita che non ho incontrato a Roma, ma neanche in Finlandia né altrove: è davvero difficile trovare, sia in Italia che all’estero, fuori dalla famiglia un clima comunitario dove tutti si aiutano l’un l’altro. Qua a Prali è cosi. Questo mi piace. E mi piace molto”.