Mondo Solidale

Terremoto, una raccolta fondi per i giovani imprenditori: “Se ce ne andiamo noi, il cuore d’Italia muore”

Grazie all’iniziativa “La Rinascita ha il cuore giovanie” sono stati assegnati 80 mila euro ad aziende gestite da under 40 che sono rimaste all’interno del cratere sismico

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ROMA – Sono giovani, testardi e soprattutto coraggiosi perché restare quando tutti se ne vanno e sfidare solitudine fisica e psicologica pur di portare avanti un progetto è un’impresa che solo chi ha vissuto il dramma del sisma può capire. E proprio per premiare questo coraggio e aiutare a far ripartire una parte dell’economia del cratere sismico Legambiente, Libera, Altromercato, Alleanza Cooperative Italiane Giovani, Federparchi, Alce Nero e Symbola stanno promuovendo la raccolta fondi “La rinascita ha il cuore giovane” con lo scopo di assegnare cinque mila euro alle imprese guidate da under 40. “A sette mesi dalla prima forte scossa di terremoto, nel mezzo di un sciame sismico che non conosce tregua, non possiamo dimenticare i bisogni delle persone. E tra i bisogni c’è anche il lavoro, l’attività economica. Con questa campagna - affermano i promotori - vogliamo aiutare e sostenere i giovani produttori e imprenditori locali a far ripartire le proprie attività, evitando nuovi danni ad un territorio già drammaticamente provato”.

Qui nonostante la paura. “La paura c’è sempre, tantissima, però uno cerca di farsi forza, andare avanti e magari lavorando ti passa anche il pensiero”. A parlare è Federica Angelucci, 25 anni, che tiene aperta la pizzeria storica di famiglia ‘Il Ponticello di Noè’ a Trisungo, frazione di Arquata del Tronto. I fondi ricevuti sono destinati a coprire le spese per la riparazione del tetto e della cappa del forno fortemente lesionati. “Dopo i due terremoti siamo stati chiusi un mesetto più o meno – continua – ma per fortuna gli arquatani non ci hanno lasciati soli e sono venuti ogni volta che potevano. Anche loro ci hanno dato la forza per riiniziare”.

Un aiuto per gli agricoltori. A beneficiare dei fondi stanziati dalla campagna è anche Emiliano Stecconi, un giovane allevatore di 20 anni di Santa Giusta, piccola frazione di Amatrice. Lui insieme con la famiglia gestisce un allevamento di bovini e ovini da latte; prima del terremoto i maggiori guadagni erano dati dalla vendita diretta di formaggi di alta qualità, ma in seguito alle scosse che hanno distrutto la stalla, l’azienda si dedica solo alla produzione di latte. “Adesso siamo un po’ in crisi – spiega -  il sisma ci ha messo inginocchio. Ma è importante che i giovani rimangano qui perché se ce ne andiamo anche noi questa zona morirebbe, non resterebbe nessuno a portare avanti queste attività. Per tornare alla normalità passeranno dai dieci ai quindici anni, ma bisogna cercare di non pensare troppo al terremoto e guardare al futuro”.

Come le api. Rimanere sui luoghi del sisma e tornare a lavoro dopo aver perso tutto può esorcizzare la paura per il domani. Così Valentina Capone, 32 anni di Bagnolo vicino Amatrice ha deciso assieme al suo compagno di riaprire l’azienda agricola dei genitori e riprendere la produzione di miele dopo aver perso due case in seguito al sisma del 24 agosto. “Se fossimo organizzati come le api – ironizza Valentina – sicuramente dopo sette mesi non staremmo nelle condizioni in cui siamo ora”. La sensazione che prevale tra gli sfollati del cratere è quella di abbandono da parte delle istituzioni, tanto che il sostegno di privati e associazioni spesso sono fondamentali per portare avanti le attività. “Qui non è rimasto nulla- sottolinea - ma se se ne vanno pure i giovani il cuore d’Italia muore. È fondamentale far ripartire le attività commerciali perché è tutto collegato, ma qui ancora siamo in alto mare, ci sentiamo abbandonati da tutti: dal sindaco al governo. Chi poteva andare via è andato via, ma chi deve rimanere come fa?”