Napoli, la scuola di cucina per immigrati e richiedenti asilo
di VALERIA PARRELLA *Negli spazi dell'Istituto alberghiero "Duca di Buonvicino". La preside: “Per fare crescere gli studenti come cittadini, serve gente che racconti la sua provenienza”. I progetti di INTERSOS e UNHCR
NAPOLI - Certe volte, per capire dove si è, bisogna cambiare prospettiva, proprio nel senso che riposizionarsi serve a posizionarsi. Stavolta gli occhi me li ha prestati INTERSOS, e per andare a vedere è bastata una linea di tram. Assieme a UNHCR, INTERSOS ha aperto un bando di sostegno a iniziative di inclusione dal nome significativo PartecipAzione, a cui hanno risposto tante realtà e per il quale ha vinto Tobilì uno “spin-off” dell’associazione LESS, che gestisce lo Sprar di Napoli. Così Tobilì e PartecipAzione hanno creato un protocollo d’intesa affinché i richiedenti asilo, ospitati nello Sprar di Napoli, potessero iniziare percorsi di formazione concreti.
Lo sportello dell'accoglienza. Da un lato c’è bisogno che i giovanissimi ospiti dello Sprar siano accompagnati negli annosi iter della nostra burocrazia, gli stessi che non risparmiano neppure noi cittadini, con la differenza che per loro…
Lo sportello dell'accoglienza. Da un lato c’è bisogno che i giovanissimi ospiti dello Sprar siano accompagnati negli annosi iter della nostra burocrazia, gli stessi che non risparmiano neppure noi cittadini, con la differenza che per loro…
NAPOLI - Certe volte, per capire dove si è, bisogna cambiare prospettiva, proprio nel senso che riposizionarsi serve a posizionarsi. Stavolta gli occhi me li ha prestati INTERSOS, e per andare a vedere è bastata una linea di tram. Assieme a UNHCR, INTERSOS ha aperto un bando di sostegno a iniziative di inclusione dal nome significativo PartecipAzione, a cui hanno risposto tante realtà e per il quale ha vinto Tobilì uno “spin-off” dell’associazione LESS, che gestisce lo Sprar di Napoli. Così Tobilì e PartecipAzione hanno creato un protocollo d’intesa affinché i richiedenti asilo, ospitati nello Sprar di Napoli, potessero iniziare percorsi di formazione concreti.
Lo sportello dell'accoglienza. Da un lato c’è bisogno che i giovanissimi ospiti dello Sprar siano accompagnati negli annosi iter della nostra burocrazia, gli stessi che non risparmiano neppure noi cittadini, con la differenza che per loro un sì o un no detto a uno sportello determina una intera esistenza. Dall’altro lato, ci sono le giornate da passare, un tempo da impiegare, in cui bisogna imparare l’italiano e mettere a frutto quante più competenze si hanno. A questo servono lo sportello di accoglienza e tutte quelle che in gergo si chiamano le “aree trasversali”, cioè la tutela legale, e l’assistenza psicosociale: a riconoscere queste competenze, e attivarle, modellarle su ciò che il paese di arrivo, o di transito, offre davvero.
Un passaggio delicatissimo. LESS già da tempo ha capito che questo passaggio è delicatissimo e fondamentale, e da questa consapevolezza è nata Tobilì che è la prima cooperativa di catering e ristorazione interamente diretta e gestita da rifugiati e richiedenti asilo del comune di Napoli. Tobilì aprirà presto anche un piccolo ristorante dalle parti del Teatro Bellini, in pienissimo centro, ed è proprio Tobilì, che ha vinto il bando di PartecipAzione. A questo punto, però, serviva una cucina. Un luogo fisico dove tutte queste persone potessero mettersi a fare: è proprio una cucina che io ho raggiunto in tram: quella dell’IPSAR Duca di Buonvicino.
Il ruolo della scuola in una zona "cerniera". La scuola non vive in una zona facile, tutt’altro: la sua platea viene dai quartieri di cerniera che per definizione, in un mondo come Napoli, sono quartieri difficili, sovraffollati, con pochissime infrastrutture e tanta delinquenza. È qui che la scuola svolge un ruolo cruciale. È qui che quel ruolo cruciale la scuola ha scelto di incarnarlo con le “testimonianze”. “A noi servono i testimoni”, mi ha detto la Preside, Carmela Musello, “per fare crescere gli studenti come cittadini, ci serve gente che ci racconta da dove viene”. È per questo che l’istituto ha aperto le sue porte ai progetti di Intersos e UNHCR. A partire dallo chef, che è il docente di cucina dell’istituto e che ha curato il corso di formazione professionale di 90 ore.
"Un po' a gesti, un po' con l'esempio". “Abbiamo parlato come si poteva, un po' in italiano - ha aggiunto la dirigente scolastica - un po' a gesti, molto con l’esempio… E poi ci ha aiutato il francese!” È lui che mi spiega che il francese è la lingua di koinè delle cucine: dal francese derivano i termini della brigata di cucina, delle attrezzature, di tagli e coltelli. Ma c’è un’altra lingua che li ha molto aiutati: è la passione. Il professore sostiene che tutti i ragazzi coinvolti nel progetto si sono impegnati, ma di aver riconosciuto tra di essi dei veri talenti, proprio come gli succede con i suoi allievi curriculari nelle classi “se c’è una predisposizione nella manualità, se quello che fai è davvero tuo, lo vedi”.
Il giro fra i fornelli. Nel giro fatto tra i fornelli mi ha accompagnato Abdoul Atchakpari, che viene dal Benin, vive in Italia da 4 anni (ne ha 35) parla francese, arabo, inglese e cinque lingue africane. Oltre all’italiano, ovviamente, che ha perfezionato all’Orientale. Oggi fa il mediatore culturale, che è la cosa più difficile di tutti: far credere a chi arriva, solo, con dolore e lutti alle spalle e un mondo attorno che non comprende, che ce la farà. Che ce la si può fare. Ma anche che non bisogna farcela a condizioni degradanti, né disumane, né poco dignitose. La cosa più difficile è questa: è su questi percorsi che incide davvero PartecipAzione e la possibilità di fare un cammino completo e vero, nel rispetto delle leggi del luogo e di quelle umane.
Il senso profondo di Tobilì. Perché Napoli non è una città come le altre, né per i napoletani, né per chiunque altro vi ci si trovi. A Napoli la differenza non sta affatto nel luogo di provenienza quanto nella possibilità o meno di garantirti il minimo per vivere, nella capacità di dire dei no, quando dire sì (a chi ti fa lavorare subito senza garanzie, a chi ti sfrutta, a chi ti mette in giri malavitosi) è così a portata di mano. E forse il senso più profondo che ho visto emergere dal progetto di Tobilì è proprio quello della consapevolezza: imparando a cucinare, mischiando le proprie spezie con il ragù, gli ospiti dello Sprar sono stati contrattualizzati come aiuto-cuoco, hanno fatto tirocinii, hanno avuto il loro primo libretto sanitario, i loro primi contratti di apprendistato.
La formula della dignità. La dignità in fondo ha una formula unica, che è quella di una vita sostenibile e accogliente, e quando un percorso di inclusione funziona davvero ce ne si torna a casa con lo stesso tram ma con una prospettiva diversa. Si ha meno paura, ma non solo per gli altri: pure per sé. Meno paura della malattia, della disabilità, della povertà e della solitudine, perché l’inclusione funziona così: si stende su tutto come tiepido sole. Valeria Parrella è una scrittrice a autrice italiana *PartecipAzione è un programma di capacity building ed empowerment realizzato da INTERSOS in partenariato con UNHCR, che ha l’obiettivo di promuovere la protezione e la partecipazione attiva dei rifugiati alla vita economica, sociale e culturale in Italia. Tobilì è una delle 16 associazioni selezionate dal programma nel 2019.
* Valeria Parrella, scrittrice
Lo sportello dell'accoglienza. Da un lato c’è bisogno che i giovanissimi ospiti dello Sprar siano accompagnati negli annosi iter della nostra burocrazia, gli stessi che non risparmiano neppure noi cittadini, con la differenza che per loro un sì o un no detto a uno sportello determina una intera esistenza. Dall’altro lato, ci sono le giornate da passare, un tempo da impiegare, in cui bisogna imparare l’italiano e mettere a frutto quante più competenze si hanno. A questo servono lo sportello di accoglienza e tutte quelle che in gergo si chiamano le “aree trasversali”, cioè la tutela legale, e l’assistenza psicosociale: a riconoscere queste competenze, e attivarle, modellarle su ciò che il paese di arrivo, o di transito, offre davvero.
Un passaggio delicatissimo. LESS già da tempo ha capito che questo passaggio è delicatissimo e fondamentale, e da questa consapevolezza è nata Tobilì che è la prima cooperativa di catering e ristorazione interamente diretta e gestita da rifugiati e richiedenti asilo del comune di Napoli. Tobilì aprirà presto anche un piccolo ristorante dalle parti del Teatro Bellini, in pienissimo centro, ed è proprio Tobilì, che ha vinto il bando di PartecipAzione. A questo punto, però, serviva una cucina. Un luogo fisico dove tutte queste persone potessero mettersi a fare: è proprio una cucina che io ho raggiunto in tram: quella dell’IPSAR Duca di Buonvicino.
Il ruolo della scuola in una zona "cerniera". La scuola non vive in una zona facile, tutt’altro: la sua platea viene dai quartieri di cerniera che per definizione, in un mondo come Napoli, sono quartieri difficili, sovraffollati, con pochissime infrastrutture e tanta delinquenza. È qui che la scuola svolge un ruolo cruciale. È qui che quel ruolo cruciale la scuola ha scelto di incarnarlo con le “testimonianze”. “A noi servono i testimoni”, mi ha detto la Preside, Carmela Musello, “per fare crescere gli studenti come cittadini, ci serve gente che ci racconta da dove viene”. È per questo che l’istituto ha aperto le sue porte ai progetti di Intersos e UNHCR. A partire dallo chef, che è il docente di cucina dell’istituto e che ha curato il corso di formazione professionale di 90 ore.
"Un po' a gesti, un po' con l'esempio". “Abbiamo parlato come si poteva, un po' in italiano - ha aggiunto la dirigente scolastica - un po' a gesti, molto con l’esempio… E poi ci ha aiutato il francese!” È lui che mi spiega che il francese è la lingua di koinè delle cucine: dal francese derivano i termini della brigata di cucina, delle attrezzature, di tagli e coltelli. Ma c’è un’altra lingua che li ha molto aiutati: è la passione. Il professore sostiene che tutti i ragazzi coinvolti nel progetto si sono impegnati, ma di aver riconosciuto tra di essi dei veri talenti, proprio come gli succede con i suoi allievi curriculari nelle classi “se c’è una predisposizione nella manualità, se quello che fai è davvero tuo, lo vedi”.
Il giro fra i fornelli. Nel giro fatto tra i fornelli mi ha accompagnato Abdoul Atchakpari, che viene dal Benin, vive in Italia da 4 anni (ne ha 35) parla francese, arabo, inglese e cinque lingue africane. Oltre all’italiano, ovviamente, che ha perfezionato all’Orientale. Oggi fa il mediatore culturale, che è la cosa più difficile di tutti: far credere a chi arriva, solo, con dolore e lutti alle spalle e un mondo attorno che non comprende, che ce la farà. Che ce la si può fare. Ma anche che non bisogna farcela a condizioni degradanti, né disumane, né poco dignitose. La cosa più difficile è questa: è su questi percorsi che incide davvero PartecipAzione e la possibilità di fare un cammino completo e vero, nel rispetto delle leggi del luogo e di quelle umane.
Il senso profondo di Tobilì. Perché Napoli non è una città come le altre, né per i napoletani, né per chiunque altro vi ci si trovi. A Napoli la differenza non sta affatto nel luogo di provenienza quanto nella possibilità o meno di garantirti il minimo per vivere, nella capacità di dire dei no, quando dire sì (a chi ti fa lavorare subito senza garanzie, a chi ti sfrutta, a chi ti mette in giri malavitosi) è così a portata di mano. E forse il senso più profondo che ho visto emergere dal progetto di Tobilì è proprio quello della consapevolezza: imparando a cucinare, mischiando le proprie spezie con il ragù, gli ospiti dello Sprar sono stati contrattualizzati come aiuto-cuoco, hanno fatto tirocinii, hanno avuto il loro primo libretto sanitario, i loro primi contratti di apprendistato.
La formula della dignità. La dignità in fondo ha una formula unica, che è quella di una vita sostenibile e accogliente, e quando un percorso di inclusione funziona davvero ce ne si torna a casa con lo stesso tram ma con una prospettiva diversa. Si ha meno paura, ma non solo per gli altri: pure per sé. Meno paura della malattia, della disabilità, della povertà e della solitudine, perché l’inclusione funziona così: si stende su tutto come tiepido sole. Valeria Parrella è una scrittrice a autrice italiana *PartecipAzione è un programma di capacity building ed empowerment realizzato da INTERSOS in partenariato con UNHCR, che ha l’obiettivo di promuovere la protezione e la partecipazione attiva dei rifugiati alla vita economica, sociale e culturale in Italia. Tobilì è una delle 16 associazioni selezionate dal programma nel 2019.
* Valeria Parrella, scrittrice