Mondo Solidale

L'ex bodyguard della Pausini che in Ghana aiuta i bambini disabili, i "suoi" "Chicchi di caffè"

La Onlus fondata da due coniugi nel paese africano. I 20 bimbi che vivono nella comunità di Simona e Luca e i 54 assistiti non solo disabili fisici, ma vittime di violenze e abbandonati

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GENOVA - Cosa c’è di più teoricamente lontano e difficilmente conciliabile dal mondo dorato del jet set e dei suoi bodyguard rispetto alla solidarietà e al mondo della Cooperazione internazionale? Nella narrazione tradizionale, sembrerebbero due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai, praticamente un ossimoro. E invece. Invece, c’è la storia di Simona Branca, una ragazza piemontese di Arona, fisioterapista di talento, che a diciannove anni lascia la casa dei suoi e inizia a dedicarsi al volontariato.

L'incoraggiamento di Laura Pausini. Brasile, India, Nigeria, Kosovo, è una storia di un personalissimo giro del mondo della solidarietà quella di Simona. E di Luca Ricci, suo marito, milanese, che nella vita fa il bodyguard, per gente del mondo dello spettacolo o per aziende private. E proprio da una dei suoi clienti, Laura Pausini, nasce lo stimolo a iniziare a raccontare questa splendida storia: “E’ lei che mi ha incoraggiato e spinto, con donazioni, entusiasmo, sostegno, aiuto”. Ma la Pausini è solo l’inizio di una storia alla quale collaborano in molti, ad esempio anche l’azienda attuale dove Ricci lavora, datori di lavoro e colleghi che permettono a Luca turni e rotazioni per cui ogni minuto libero, ogni secondo di turnazione è modellato sui suoi viaggi in Africa per raggiungere sua moglie e i suoi bimbi.

Cure mediche, scuola, sostegno psicologico. E soprattutto su “Chicchi di caffè”, la onlus che Simona ha fondato e che gestisce in Ghana per aiutare soprattutto bambini disabili. I venti bimbi ghanesi che vivono fissi nella comunità di Simona e Luca – i “chicchi” per l’appunto – e i 54 assistiti a vario titolo non sono solo disabili fisici, ma spesso vittime di violenze in famiglia, abbandonati, violati, sofferenti in qualsiasi modo, che grazie alla onlus italiana trovano la loro seconda casa e spesso la loro salvezza. E “Chicchi di caffè” è quasi un’esperienza totale, che va dalle cure mediche all’assistenza scolastica, dal sostegno psicologico alle pratiche burocratiche: una delle battaglie (vinte) recentemente è stata quella per ridurre i tempi di percorrenza delle strade, per raggiungere l’ospedale e l’aeroporto più vicini, la cui distanza può essere spesso quella che separa la vita dalla morte, fra le casette sparse nella giungla e lo sterrato pieno di buche.

Il ruolo dell'ambasciata italiana in Ghana. In tutto questo, Simona e Luca si sono scoperti anche in qualche modo diplomatici, riuscendo a creare un ottimo rapporto con l’ambasciata italiana e anche con le autorità locali. “La nostra ambasciata in Ghana – raccontano, con gli occhi che brillano di entusiasmo e passione – ci dà una grossa mano per i visti, sia in entrata per i volontari, sia in uscita e sempre più spesso, grazie all’Italia, riusciamo a curare bimbi che in Africa non sarebbero curabili”. L’album dei ricordi dei bimbi che non sarebbe stato possibile assistere in Africa e che hanno avuto una nuova vita in Italia racconta della ricostruzione del volto di un bambino al San Paolo di Milano, di particolari interventi di fisioterapia a Treviso, della cura per il morbo di Moebius…

L'integrazione con le istituzioni ghanesi. Tutto questo, in qualche modo, riesce anche ad essere perfettamente integrato con le istituzioni locali ghanesi: il Tribunale dei Minori che spesso dà i bimbi in affido proprio a “Chicchi di caffè”, la polizia, gli assistenti sociali. Insomma, la onlus italiana in Africa diventa una sorta di social welfare, con un ruolo di supplenza per interventi che le istituzioni non potrebbero fare, ma che permettono di fare riconoscendo il grande valore sociale. In Ghana, come spesso avviene in Africa, quando cambia chi è al governo a volte travolge tutto, con un’epurazione di chi collaborava con i precedenti governanti.

Sopravvissuti ad ogni epurazione. Ecco, “Chicchi di caffè Onlus” è sopravvissuta ad ogni epurazione, più forte di ogni amministrazione e di ogni colore di governanti, perché tutti hanno riconosciuto il suo ruolo vitale per il Paese africano, ad esempio collaborando con il tribunale dei minori, con le forniture degli abiti ai bimbi, con il materiale didattico fornito a tutti i piccoli alunni delle scuole. E, davvero, vedere queste facce felici, questi sorrisi o questi bronci che sono quelli di tutti i bimbi del mondo, riconcilia con la vita, persino con la vita precedente di Luca, fatta di riflettori, ore piccole, alberghi a cinque stelle e voli rigorosamente in business, quando non su aerei privati.

Le donazioni e il volontariato. Anzi, il fatto che lui tuttora faccia la guardia del corpo è l’ennesima prova che tutto questo non è alternativo, ma semplicemente è il completamento di una storia, che la vita non si taglia con l’accetta. E l’attenzione di Simona e Luca alle disabilità, tutte, è il vero valore aggiunto di Chicchi di caffè Onlus. Che vive solo di finanziamenti privati: donazioni anche di grandi imprenditori, che danno a patto di rimanere anonimi, piccoli e grandi contributi di centinaia di persone che conoscono il lavoro di Simona e Luca e se ne innamorano, i soldi del cinque per mille, un finanziamento della Chiesa Valdese con un progetto sposato grazie all’otto per mille, le adozioni a distanza. E poi il volontariato, che è l’altro valore aggiunto di chi sceglie le casette in mezzo alla giungla del Ghana e il sostegno ai bimbi di Simona e Luca.