Mondo Solidale

"Caro ministro Speranza: c'è rimpallo tra istituzioni e nessun progresso nell’accoglienza umanitaria dei migranti"

La lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza dell'Associazione Baobab Experience. L'emergenza-virus ha divaricato opinioni sulll'aiuto da dare agli ultimi

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Questa è la lettera che l'Associazione Baobab Experience ha inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza. Va ricordato che "Baobab Experience" nel 2016 è stata fondata da un gruppo di volontari per fronteggiare un’emergenza migratoria, gestendo più di 35.000 migranti transitanti, all’interno del centro Baobab di via Cupa a Roma. Dopo il primo sgombero della struttura, avvenuta il 6 dicembre 2015, in assenza di una sede (di cui il Comune aveva promesso di occuparsene), continuano a dare una prima accoglienza in strada, supportati da Associazioni mediche e legali e dalla rete costituita con attivisti dei diritti umanitari nazionali ed europei. Ad oggi, più di 85.000 persone sono passate dai campi informali, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale.

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ROMA - Scriviamo a Lei, in quanto Ministro della Salute e perché conosciamo la sua sensibilità e attenzione nei confronti dei più deboli. In cinque anni di vita di Baobab Experience, non c’è stato modo di far comprendere alle Istituzioni la necessità di proteggere e supportare migranti e transitanti, con le ragioni della dignità della persona, invocando l’inviolabilità dei diritti umani, del diritto alla vita e alla felicità, il principio della libertà di movimento, quello di sopravvivenza. In cinque anni di appelli, testimonianze e impegno solidale in cui Baobab Experience ha provato a colmare un grave vuoto istituzionale, non abbiamo assistito a nessun passo in avanti nel riconoscimento dell’importanza umana e sociale dell’accoglienza, della messa in sicurezza e dell’integrazione dei migranti e del danno umano e sociale che derivano invece dall’ignorare, dal rendere invisibili e dal trascinare ai margini esseri umani già duramente provati.

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha cambiato tutto. Con una velocità impressionante, ha tolto ogni spazio e respiro alla divaricazione di opinioni sul dovere di aiutare gli ultimi, ha sconfessato ogni legittimità alla pretesa prelazione degli uni sugli altri sancita sulla base del colore della pelle o della nazionalità, ha dimostrato come sia generale e globale ogni questione relativa alla sicurezza della persona. Ora che la responsabilità individuale e la solidarietà traversale sono d’obbligo per ragioni di salute pubblica, abbiamo interpellato le Istituzioni – le stesse che, con misure straordinarie, esortano a restare a casa, a mantenere il distanziamento sociale, ad adottare cautele igienico-sanitarie - affinché intervenissero nel mettere in sicurezza gli individui senza fissa dimora, a tutela dell’integrità psico-fisica di chi vive in strada e della collettività tutta. Il virus impone anche a noi volontari, di utilizzare argomentazioni e azioni diverse, di fare appello alla credibilità dell’impegno di Stato, Regioni e Comuni nel combattere la pandemia  e nel tutelare la vita umana.

L'insopportabile rimpallo di responsabilità. Non possiamo continuare ad assistere inerti a un rimpallo di responsabilità tra i diversi livelli di governo, nazionale e locali, come quello di questi giorni tra Comune di Roma e Regione Lazio, in cui l’uno invita l’altra ad attivare screening sui senza fissa dimora di Tiburtina, senza impegnarsi nell’identificazione immediata di luoghi di accoglienza, e l’altra risponde dichiarando di provvedere già a un’assistenza alla quale Baobab Experience, presente tutti giorni sul territorio, non ha mai avuto la fortuna di accedere. Abbiamo ricevuto molte rassicurazioni e promesse, soprattutto sull’onda dell’attenzione mediatica (l’ultima proprio ieri notte) ma al di là della battaglia di rivendicazioni, a oggi, dopo 2 esposti e quotidiane interlocuzioni con le amministrazioni competenti, siamo riusciti a mettere in sicurezza solo 10 persone.

Il virus colpisce tutti, indiscriminatamente. E il contagio di ogni persona aumenta il rischio per tutte le altre; la risposta di contrasto non può non coinvolgere tutti, nessuno escluso dal momento che ciascuno deve essere messo nella condizione di proteggersi e proteggere. Mai come adesso è necessario riconoscere l’interdipendenza gli uni dagli altri, considerato che la nostra salute e sopravvivenza sono condizionate dai comportamenti altrui.

Chiediamo con urgenza:

- di individuare locali presso i quali le 120 persone che vivono e dormono a Piazzale Spadolini e tutti i senza fissa dimora a Roma possano essere accolti;

- garantire agli stessi la distribuzione di ogni utile presidio medico-sanitario;

- provvedere alla verifica delle loro condizioni di salute, a partire dalle migliaia di migranti che non hanno accesso alla sanità pubblica perché privi del permesso di soggiorno e che vivono nel terrore di rivolgersi a un ospedale per il rischio di controlli e, quindi, di provvedimenti di espulsione o peggio ancora di reclusione in un CPR.

Insomma: il Covid-19 si sconfigge anche attraverso l’abrogazione dei Decreti Sicurezza. Ma questa è un’altra storia. O no?