ROMA - Amal for Education e una associazione non profit che da anni sostiene educazione e formazione nelle aree di conflitto. I progetti si concentrano su Turchia e Siria e permettono a bambini e bambine di proseguire il percorso scolastico interrotto o mai iniziato a causa della guerra. Nella città di Kilis, al confine con la Siria, è attivo anche il laboratorio Amal’Art che coinvolge le donne siriane rifugiate in attività artigianali e sociali, ed è qui che nasce l’idea delle mascherine solidali.
Come nasce un progetto solidale: uno scambio tra Siria e Italia. Isabella Chiari, presidentessa di Amal, racconta i primi passi: “In Turchia abbiamo chiuso i centri a metà marzo e sospeso molte attività impossibili da realizzare a distanza. Allora abbiamo deciso di unire due esigenze: dare continuità al lavoro delle donne del laboratorio di Amal’Art, colpite dalla chiusura dei centri, e donare mascherine all’Italia”. Fino a poco tempo fa, infatti, le mascherine in Italia scarseggiavano. L’idea era quella di uno scambio. “L’Italia ha sostenuto le donne siriane tramite i progetti di Amal e adesso c’era per loro la possibilità di aiutare l’Italia. Da qui il nome, il nostro turno. Ho scelto un modello di mascherina da replicare, cotone 100% lavabile e riutilizzabile, ho inviato le istruzioni alla capolaboratorio di Kilis, Maysaa, che ha accolto con entusiasmo l’idea dello scambio e si è attivata immediatamente. È stata preziosa”, racconta Chiari. #ilnostroturno in Italia
Non poteva mancare l’intoppo burocratico. Una volta prodotte le prime 200 mascherine nel laboratorio di Kilis, la Turchia ne ha vietato l’esportazione perché i contagi interni erano in aumento. “A quel punto le mascherine potevano essere distribuite in Turchia e in Siria, nei campi profughi e nelle strutture sanitarie. Ma non volevamo rinunciare al versante italiano, e così abbiamo costituito un gruppo di lavoro a Roma, convinte di voler produrre e distribuire mascherine anche qui”, afferma Chiari. La produzione italiana è stata affidata alle volontarie di Little dresses for Africa, con cui Amal collabora da anni e che ha donato le macchine da cucire del laboratorio.
Obiettivo 3.000 mascherine. Assieme alla produzione è stato attivato un crowdfunding per sostenere le spese dei materiali e la coordinazione logistica del lavoro volontario di Amal e dei suoi partner. “L’idea è di arrivare a 3.000 mascherine, e con una piccola donazione si può fare la differenza e proteggere chi è esposto al rischio, chi non è informato o non sa come fare a procurarsi una protezione o ha altro a cui pensare”, come chi vive in un campo profughi, in Turchia, o chi vive in strada, in Italia.
La distribuzione e l’importanza delle reti solidali. Le prime centinaia di mascherine sono state già prodotte e distribuite. Quelle realizzate in Turchia saranno in gran parte destinate alla Siria e arriveranno alla popolazione tramite le strutture sanitarie. In Italia la distribuzione avviene grazie all’aiuto di volontari e volontarie di Amal e dell’associazione RomAmoR, che da oltre dieci anni offre pasti a chi è in difficoltà. “Li abbiamo contattati proponendo di distribuire anche le mascherine a chi ne avesse bisogno e hanno accettato subito”. Associazioni e reti territoriali hanno giocato un ruolo cruciale in questi mesi. Donazioni e distribuzione di cibo, indumenti e protezioni ai nuovi poveri, quelli creati dalla crisi sanitaria e dalle falle strutturali presenti da tempo nel sistema economico e sociale, persone che le istituzioni di qualunque livello non riescono a sostenere adeguatamente. Per gli aggiornamenti sulla campagna: la pagina del crowdfunding e la pagina Facebook di Amal
Come nasce un progetto solidale: uno scambio tra Siria e Italia. Isabella Chiari, presidentessa di Amal, racconta i primi passi: “In Turchia abbiamo chiuso i centri a metà marzo e sospeso molte attività impossibili da realizzare a distanza. Allora abbiamo deciso di unire due esigenze: dare continuità al lavoro delle donne del laboratorio di Amal’Art, colpite dalla chiusura dei centri, e donare mascherine all’Italia”. Fino a poco tempo fa, infatti, le mascherine in Italia scarseggiavano. L’idea era quella di uno scambio. “L’Italia ha sostenuto le donne siriane tramite i progetti di Amal e adesso c’era per loro la possibilità di aiutare l’Italia. Da qui il nome, il nostro turno. Ho scelto un modello di mascherina da replicare, cotone 100% lavabile e riutilizzabile, ho inviato le istruzioni alla capolaboratorio di Kilis, Maysaa, che ha accolto con entusiasmo l’idea dello scambio e si è attivata immediatamente. È stata preziosa”, racconta Chiari. #ilnostroturno in Italia
Non poteva mancare l’intoppo burocratico. Una volta prodotte le prime 200 mascherine nel laboratorio di Kilis, la Turchia ne ha vietato l’esportazione perché i contagi interni erano in aumento. “A quel punto le mascherine potevano essere distribuite in Turchia e in Siria, nei campi profughi e nelle strutture sanitarie. Ma non volevamo rinunciare al versante italiano, e così abbiamo costituito un gruppo di lavoro a Roma, convinte di voler produrre e distribuire mascherine anche qui”, afferma Chiari. La produzione italiana è stata affidata alle volontarie di Little dresses for Africa, con cui Amal collabora da anni e che ha donato le macchine da cucire del laboratorio.
Obiettivo 3.000 mascherine. Assieme alla produzione è stato attivato un crowdfunding per sostenere le spese dei materiali e la coordinazione logistica del lavoro volontario di Amal e dei suoi partner. “L’idea è di arrivare a 3.000 mascherine, e con una piccola donazione si può fare la differenza e proteggere chi è esposto al rischio, chi non è informato o non sa come fare a procurarsi una protezione o ha altro a cui pensare”, come chi vive in un campo profughi, in Turchia, o chi vive in strada, in Italia.
La distribuzione e l’importanza delle reti solidali. Le prime centinaia di mascherine sono state già prodotte e distribuite. Quelle realizzate in Turchia saranno in gran parte destinate alla Siria e arriveranno alla popolazione tramite le strutture sanitarie. In Italia la distribuzione avviene grazie all’aiuto di volontari e volontarie di Amal e dell’associazione RomAmoR, che da oltre dieci anni offre pasti a chi è in difficoltà. “Li abbiamo contattati proponendo di distribuire anche le mascherine a chi ne avesse bisogno e hanno accettato subito”. Associazioni e reti territoriali hanno giocato un ruolo cruciale in questi mesi. Donazioni e distribuzione di cibo, indumenti e protezioni ai nuovi poveri, quelli creati dalla crisi sanitaria e dalle falle strutturali presenti da tempo nel sistema economico e sociale, persone che le istituzioni di qualunque livello non riescono a sostenere adeguatamente. Per gli aggiornamenti sulla campagna: la pagina del crowdfunding e la pagina Facebook di Amal