PerugiAssisi, la lunga catena umana per la pace e contro le nuove ingiustizie da Covid
di MARINO BISSOSarà un grande abbraccio, lungo 25 chilometri, formato da migliaia di donne, uomini e bambini e "legherà" simbolicamente la città di Aldo Capitini e quella di San Francescole. L'appuntamento è per domenica 11 ottobre, le persone saranno distanziate almeno due metri, nel rispetto delle norme anti virus, ma saranno unite dal filo che ciascuno porterà e annoderà a quello degli altri
"Staremo fermi per muovere le coscienze. Sarà un gesto di grande civiltà e responsabilità. Staremo fermi, nel nostro metro, per prenderci cura gli uni degli altri, evitare altri contagi e rispettare le regole anti- Covid". E sono migliaia le adesioni già arrivate. Sì perché neppure il Covid può cancellare la PerugiAssisi. Non sarà un marcia, come gli altri anni, ma una lunga catena umana ( che si svolgerà domenica 11 ottobre dalle 10 alle 14) nel nome della pace, della fraternità e del contrasto alle nuove povertà e diseguaglianze generate dalla crisi da coronavirus. E per l'Italia sarà la prima volta. La Catena Umana avrà la forma di un grande abbraccio formato da migliaia di donne, uomini e bambini, sarà lungo 25 chilometri e "legherà" simbolicamente Perugia ad Assisi. Le persone saranno distanziate almeno due metri, nel rispetto delle norme anti Covid, ma…
"Staremo fermi per muovere le coscienze. Sarà un gesto di grande civiltà e responsabilità. Staremo fermi, nel nostro metro, per prenderci cura gli uni degli altri, evitare altri contagi e rispettare le regole anti- Covid". E sono migliaia le adesioni già arrivate. Sì perché neppure il Covid può cancellare la PerugiAssisi. Non sarà un marcia, come gli altri anni, ma una lunga catena umana ( che si svolgerà domenica 11 ottobre dalle 10 alle 14) nel nome della pace, della fraternità e del contrasto alle nuove povertà e diseguaglianze generate dalla crisi da coronavirus. E per l'Italia sarà la prima volta. La Catena Umana avrà la forma di un grande abbraccio formato da migliaia di donne, uomini e bambini, sarà lungo 25 chilometri e "legherà" simbolicamente Perugia ad Assisi. Le persone saranno distanziate almeno due metri, nel rispetto delle norme anti Covid, ma saranno unite dal filo che ciascuno porterà e annoderà a quello degli altri.
Il Comitato PerugiAssisi lancia un appello a tutti: "Ti chiediamo di iscriverti sul sito www.perugiassisi.org e venire per riannodare il tuo filo a quello degli altri. Ciascuno di noi è un filo. E ogni filo conta per ritessere rapporti nuovi che ci consentano di vivere non come in una "giungla" ma in una autentica "società". Per questo ci devi essere anche tu. Se manca un filo, se un filo si rompe, ne soffrirà l'intero tessuto. Ogni metro conta perché se mancherà un solo metro non potremo unire la città di Aldo Capitini e quella di San Francesco ". La Catena Umana sarà preceduta dal Meeting nazionale "Time for Peace - Time to care" che si svolgerà a Perugia e in tante altre città italiane il 9 e 10 ottobre.
"E' un momento difficile ma il Covid non può e non deve fermare l'impegno per la pace" spiega Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore della PerugiAssisi - Dal 1961, la Marcia PerugiAssisi è una chiamata all'impegno per la pace, ha proseguito Lotti. E così sarà anche quest'anno, nonostante le forti restrizioni imposte dalle norme sanitarie. Abbiamo grandi sfide da affrontare (dalle guerre al cambiamento climatico, dalla crisi economica alla salute del pianeta) e non possiamo rinviare l'appuntamento con le nostre responsabilità. La Catena Umana è necessaria perché dobbiamo ritornare ad occuparci della pace prima di perdere anche quel poco che ci è rimasto".
"Domenica 11 ottobre formeremo una catena di donne e uomini che vogliono e credono nella pace e perciò sono disponibili a fare un grande sforzo anche di fronte alle difficoltà legate al coronavirus. Dobbiamo impedire che a pagare il conto di questa nuova emergenza siano sempre i soliti. Dobbiamo esigere che le cure e il vaccino siano garantiti a tutti e tutte. Tutti insieme per dire che è tempo di fare pace e di prenderci cura gli uni degli altri e tutti assieme della terra in cui viviamo. Diciamo forte e chiaro che tra la vita e le bombe noi scegliamo la vita. Che i nostri soldi devono essere spesi per garantire la salute, l'educazione, il lavoro e un ambiente sano a tutte e tutti. Non più per la guerra e per le armi", scrivono i promotori.
E ancora: "Domenica 11 ottobre diciamo insieme a Papa Francesco che dobbiamo costruire una nuova economia "che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda". Un'economia della cura, di pace e fraternità, fondata sulla giustizia, il disarmo e la sostenibilità, che assicuri un futuro a tutti. Dobbiamo investire sull'educazione e costruire un nuovo patto educativo globale per dare ai giovani la consapevolezza e la capacità di affrontare da protagonisti le sfide aperte e "costruire un mondo non dico migliore... ma almeno un po' meno schifoso".
"E' una iniziativa che stimiamo molto - spiega padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di San Francesco d'Assisi - L'idea di convertire la marcia in una catena umana è una metafora di quello che oggi ci è richiesto nella società: mettere in moto una resilienza che non ceda allo sconforto, alla tentazione di richiudersi, di mollare e che continui a perseguire obiettivi che sono alti e importanti. Sono molto contento anche perché la Catena Umana della pace e della fraternità, seppur pensata da tempo, si iscrive nell'orizzonte che papa Francesco ci indicherà con l'Enciclica "Fratelli tutti". O prenderemo la direzione di un nuovo sviluppo oppure il mondo cadrà nella barbarie sociale".
Ed è inevitabile il riferimento alla tragedia legata all'emergenza sanitaria. "Il coronavirus ci impedisce di fare tante cose ma non ci impedisce di unire le nostre voci per rispondere alla domanda di cure, di pace e di giustizia che viene da tante persone, dentro e fuori il nostro paese - afferma ancora gli organizzatori - Il coronavirus è un problema che si aggiunge a tutti gli altri che abbiamo trascurato in decenni di incuria e individualismo, competizione, devastazione e indifferenza. Il cambiamento climatico, la distruzione dei beni comuni e la devastazione ambientale, l'aumento vertiginoso delle disuguaglianze, delle discriminazioni e dell'illegalità, la moltiplicazione del numero di persone costrette a migrare, la crescita della disoccupazione femminile e maschile, le vecchie e nuove povertà, le guerre senza fine, la nuova corsa agli armamenti, l'incessante competizione selvaggia, l'attacco alla partecipazione civile, alla democrazia e alle istituzioni democratiche".
Il Comitato PerugiAssisi lancia un appello a tutti: "Ti chiediamo di iscriverti sul sito www.perugiassisi.org e venire per riannodare il tuo filo a quello degli altri. Ciascuno di noi è un filo. E ogni filo conta per ritessere rapporti nuovi che ci consentano di vivere non come in una "giungla" ma in una autentica "società". Per questo ci devi essere anche tu. Se manca un filo, se un filo si rompe, ne soffrirà l'intero tessuto. Ogni metro conta perché se mancherà un solo metro non potremo unire la città di Aldo Capitini e quella di San Francesco ". La Catena Umana sarà preceduta dal Meeting nazionale "Time for Peace - Time to care" che si svolgerà a Perugia e in tante altre città italiane il 9 e 10 ottobre.
"E' un momento difficile ma il Covid non può e non deve fermare l'impegno per la pace" spiega Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore della PerugiAssisi - Dal 1961, la Marcia PerugiAssisi è una chiamata all'impegno per la pace, ha proseguito Lotti. E così sarà anche quest'anno, nonostante le forti restrizioni imposte dalle norme sanitarie. Abbiamo grandi sfide da affrontare (dalle guerre al cambiamento climatico, dalla crisi economica alla salute del pianeta) e non possiamo rinviare l'appuntamento con le nostre responsabilità. La Catena Umana è necessaria perché dobbiamo ritornare ad occuparci della pace prima di perdere anche quel poco che ci è rimasto".
"Domenica 11 ottobre formeremo una catena di donne e uomini che vogliono e credono nella pace e perciò sono disponibili a fare un grande sforzo anche di fronte alle difficoltà legate al coronavirus. Dobbiamo impedire che a pagare il conto di questa nuova emergenza siano sempre i soliti. Dobbiamo esigere che le cure e il vaccino siano garantiti a tutti e tutte. Tutti insieme per dire che è tempo di fare pace e di prenderci cura gli uni degli altri e tutti assieme della terra in cui viviamo. Diciamo forte e chiaro che tra la vita e le bombe noi scegliamo la vita. Che i nostri soldi devono essere spesi per garantire la salute, l'educazione, il lavoro e un ambiente sano a tutte e tutti. Non più per la guerra e per le armi", scrivono i promotori.
E ancora: "Domenica 11 ottobre diciamo insieme a Papa Francesco che dobbiamo costruire una nuova economia "che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda". Un'economia della cura, di pace e fraternità, fondata sulla giustizia, il disarmo e la sostenibilità, che assicuri un futuro a tutti. Dobbiamo investire sull'educazione e costruire un nuovo patto educativo globale per dare ai giovani la consapevolezza e la capacità di affrontare da protagonisti le sfide aperte e "costruire un mondo non dico migliore... ma almeno un po' meno schifoso".
"E' una iniziativa che stimiamo molto - spiega padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di San Francesco d'Assisi - L'idea di convertire la marcia in una catena umana è una metafora di quello che oggi ci è richiesto nella società: mettere in moto una resilienza che non ceda allo sconforto, alla tentazione di richiudersi, di mollare e che continui a perseguire obiettivi che sono alti e importanti. Sono molto contento anche perché la Catena Umana della pace e della fraternità, seppur pensata da tempo, si iscrive nell'orizzonte che papa Francesco ci indicherà con l'Enciclica "Fratelli tutti". O prenderemo la direzione di un nuovo sviluppo oppure il mondo cadrà nella barbarie sociale".
Ed è inevitabile il riferimento alla tragedia legata all'emergenza sanitaria. "Il coronavirus ci impedisce di fare tante cose ma non ci impedisce di unire le nostre voci per rispondere alla domanda di cure, di pace e di giustizia che viene da tante persone, dentro e fuori il nostro paese - afferma ancora gli organizzatori - Il coronavirus è un problema che si aggiunge a tutti gli altri che abbiamo trascurato in decenni di incuria e individualismo, competizione, devastazione e indifferenza. Il cambiamento climatico, la distruzione dei beni comuni e la devastazione ambientale, l'aumento vertiginoso delle disuguaglianze, delle discriminazioni e dell'illegalità, la moltiplicazione del numero di persone costrette a migrare, la crescita della disoccupazione femminile e maschile, le vecchie e nuove povertà, le guerre senza fine, la nuova corsa agli armamenti, l'incessante competizione selvaggia, l'attacco alla partecipazione civile, alla democrazia e alle istituzioni democratiche".