Mondo Solidale

Impresa sociale, un viaggio tra tecnologie e innovazioni: l'incontro tra chi mette assieme energie a favore delle comunità

Impresa sociale, un viaggio tra tecnologie e innovazioni: l'incontro tra chi mette assieme energie a favore delle comunità
Si è appena conclusa la terza edizione del Social Enterprise Open Camp, appuntamento di formazione internazionale dedicato all’imprenditoria sociale che si è tenuto a Bari e a Matera
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ROMA - L'incontro dei più importanti protagonisti delle imprese sociali, che conoscono il valore delle sinergie utili a risolvere i problemi delle comunità ha dato vita alla terza edizione del Social Enterprise Open Camp, appuntamento di formazione internazionale dedicato all’imprenditoria sociale che quest’anno si è tenuto a Bari e a Matera. Sessanta tra speaker, esperti di imprenditoria consulenti e imprenditori sociali da diversi paesi del Mondo, 12 leader di laboratorio e oltre 250 partecipanti italiani e stranieri sono stati i protagonisti di un’esperienza formativa intensiva, immersiva e residenziale caratterizzata da un programma ricco di momenti di conoscenza, di casi da tutto il mondo e tavole rotonde. Numerosi i relatori provenienti da tutto il mondo che hanno affrontato il tema attorno alla domanda: la tecnologia e l’innovazione digitale possono essere generatori di impatto sociale e ambientale? Si è così discusso su quanto la tecnologia possa diventare un veicolo di impatto sociale e ambientale, non solo nelle grandi metropoli, ma anche nelle aree rurali e periurbane.

L'esperienza del parlamentare britannico. Lord Victor Adebowale, parlamentare inglese e imprenditore sociale, ha aperto l'incontro con la sua testimonianza: “L’azione sociale rappresenta le persone che si mettono insieme per risolvere i problemi della comunità, oppure individui che sono in relazione con altri individui o gruppi. La definizione riguarda la vostra esperienza: questa è l’azione sociale”. Parlando della sua esperienza di imprenditore sociale: “Ho iniziato a costruire degli alloggi economici per i meno abbienti: dalla Gran Bretagna, questa mia iniziativa si è poi diffusa in tutta Europa. Le opportunità richiedono l’empatia: per agire per gli altri, bisogna interessarsi a queste tematiche. Perché l’impresa sociale è importante?” si domanda Adebowale.  Perché “L’impresa sociale è un’impresa che cerca di gestire relazioni sociali in tutte le fasi. Non pensate di essere eroi - ha aggiunto - ma dovete chiedere aiuto, voi siete il futuro dell’impresa in tutto il mondo".

Le molte esperienze in Africa. Tra i relatori che hanno contribuito al dibattito, molti sono imprenditori che lavorano nel mercato africano. Andia Chakava, direttore della Graca Machel Trust, ha esposto ai presenti l’impegno della sua azienda che vuole eliminare il gap di genere che colpisce le donne nell’ambito della finanza. “Noi viviamo una sfida continua, tra cui quella del gender gap. I gap sono così sottili e così forti che possono cambiare il flusso dei capitali. Abbiamo una piattaforma che può cambiare questa situazione: il gender lens investement. Quando valutiamo l’impatto e la gestione del portfolio noi consideriamo anche questa tipologia di barriere, in modo da rendere il settore più equo. Lottiamo per l’inclusione finanziaria. Tante donne hanno deciso di auto escludersi dalla finanza perché sanno che le banche non concederanno loro un prestito. Molte hanno deciso di mettersi in comune, scegliendo di finanziarsi tra loro”.

I droni usati per aumentare le informazioni. Christian Onyando, co-fondatore di AfricanDrone, si occupa di giornalismo per immagini grazie alla tecnologia dei droni. “La nostra organizzazione nasce perché molti giornalisti volevano andare in alcune zone dell’Africa per monitorare le aree non coperte dai media tradizionali. Grazie alla nostra rete di giornalisti - ha detto - e con i nostri droni abbiamo aumentato la le possibilità di essere informati attraverso la diffusione delle notizie provenienti da tutto il territorio. In poche parole, con le immagini abbiamo deciso di raccontare delle storie per rendere tutto molto più equo”.
 
Quando la tecnologia genera cambiamenti. Mark Kamau, Direttore dell’User Experience BRCK, ha raccontato la sua esperienza e su quanto la tecnologia sia un generatore di cambiamento. “Il mio lavoro nasce dalla voglia di essere parte di una soluzione: per cambiare l’Africa è necessario capire i bisogni reali del territorio: le soluzioni devono corrispondere alle aspirazioni e ai bisogni dei locali. Ci sono tante associazioni che hanno buone iniziative e cercano di raccogliere le sfide del mercato africano, ma è necessario contestualizzare, capire i veri bisogni della popolazione. Ci sono buone intenzioni ma non sempre viene considerata le necessità specifiche delle persone. Per colmare i divari sociali e culturali è necessario avviare un’innovazione coraggiosa, che però necessita di un investimento altrettanto coraggioso.”

Le promesse mancate e mantenute. Il professore Mario Calderini del Politecnico di Milano ha posto al centro della sua riflessione le promosse mancate e mantenute dalla tecnologia. Per Calderini: “Abbiamo bisogno di cambiare i nostri paradigmi. Per trovare soluzioni e aiutare qualcuno da qualche parte del mondo, dobbiamo capire che l’innovazione è stata molto utile, ma dall’altro lato ci sono delle conseguenze delle tecnologie che non sono state considerate. Dobbiamo fare i conti con qualcosa che è andato storto, in quanto l’innovazione può creare qualcosa di vizioso, se vogliamo generare un impatto e non avere conseguenze impreviste”. Per il docente del Politecnico “In questa fase bisogna riflettere sul rapporto tra sostenibilità e obiettivo. La tecnologia ci aiuta a vivere meglio, ma la verità è che ci sono tante innovazioni senza senso. Dobbiamo ripensare l’innovazione, dobbiamo dare un mercato al futuro. Amplificare la tecnologia porta a spogliare tutta la natura sociale della relazione. La transizione dall’inefficienza all’efficienza quando questa è determinata dalla tecnologia deve essere gestita in maniera appropriata. Nel nuovo paradigma dobbiamo riconsiderare l’inefficienza, e dobbiamo considerare innovazione solo quella che considera tutti gli effetti della transizione.  Tra inefficienza a efficienza”.

La grande forza della creatività. Adama Sanneh, co-fondatrice e amministratrice delegata di Moleskine Foundation, ha concentrato la sua riflessione sulla creatività, un’abilità che sta diventando sempre più rara all’interno della nostra società e che può rappresentare, invece, uno strumento necessario per trasformare le imprese sociali. “Oggi la creatività è un valore estremamente centrale, è considerata una delle cinque abilità importanti per cercare il lavoro. Ma cos’è la creatività?” si domanda Sanneh “La creatività è un concetto che sfugge. Per accoglierla dobbiamo iniziare un viaggio esplorativo. Si fonda su quattro elementi; autoconsapevolezza, l'"ubuntu", cioè un pensiero che si rifà ad una tradizione filosofica africana basata sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle personeil, infine: l'amore e il coraggio”. Sannah ha chiuso il suo discorso con una provocazione: “Questi valori non possono restare teorici, devono diventare pratica. La creatività richiede un percorso che deve essere esplorato. Dobbiamo stimolare l’intelligenza collettiva per risvegliare la saggezza collettiva".