ROMA - La Comunità di Sant’Egidio riunisce imam, vescovi, rabbini, monaci buddisti, esponenti delle religioni asiatiche, personalità laiche della cultura e della politica a Roma. All’incontro “Il grido della pace” (23-25 ottobre) partecipano anche i presidenti francese e italiano Macron e Mattarella. Il capo dell'Eliseo ha poi avuto un colloquio informale sulla terrazza di un albergo a Trastevere. Dall’Ucraina alla Siria, dal Corno d’Africa al Nord del Mozambico: non si eternizzino i conflitti, rilanciare orizzonti di pace. Partecipano rappresentanti ortodossi sia russi sia ucraini.
“Difendere l’Ucraina è anche superare questo conflitto. Il primo passo è il cessate il fuoco e risparmiare il sangue. Rilanciare un orizzonte di pace, far sentire che l’Europa è per la pace”. Con queste parole Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, rilancia “Il grido della pace” che titola la tre giorni internazionale a Roma “Religioni e Culture in dialogo” (23-25 ottobre), insieme a rappresentanti del pensiero laico e delle istituzioni, provenienti da oltre 40 nazioni. Le bombe tornate in Europa sono al centro del trentaseiesimo incontro nello “spirito di Assisi”, nato dall’iniziativa interreligiosa di Giovanni Paolo II nella città di San Francesco nel 1986.
"Stiamo soffocando senza dialogo". Insiste Riccardi: “Occorre vivere il dialogo esplorativo ogni giorno, stiamo soffocando senza dialogo. Oggi più che alla diplomazia ci si affida ai messaggi bellicosi. Mai siamo stati in una situazione così drammatica dal dopoguerra”. Lo dice di fronte ai presidenti Mattarella e Macron, oltre a centinaia di leader cristiani delle diverse confessioni, rabbini ebrei, musulmani sunniti e sciiti, esponenti buddisti e di altre religioni asiatiche. Un significativo esempio di quel “dialogo esplorativo” da tenere aperto è la presenza di esponenti delle differenti Chiese ortodosse, tra cui quella russa con il metropolita Antonij e alcuni rappresentanti di quelle ucraine, dilaniate dalla guerra.
Il realismo impone una lettura non scontata del presente. “Una politica realista - ha aggiunto il fondatore della Comunità di Sant'Egidio - rifiuta una lettura scontata del presente”. La paura per l’Ucraina è rassegnarsi alla logica della guerra, come avvenuto in Siria, Corno d’Africa, Nord del Mozambico: “Questo nostro mondo globale, per configurazione, pluralità di attori e potenza degli armamenti, favorisce che le guerre si eternizzino senza finire, com’è oggi in Siria, dove ci sono ragazzi che sono nati con la guerra e cresciuta con i colpi dei cannoni. Questo non è realismo, è follia”. Il “grido della pace” che titola l’incontro significa che “una politica realista ha bisogno di una visione più ampia alla luce della quale muoversi. La speranza comincia con il rifiuto di una lettura scontata del presente, senza guardare oltre. Il vero realismo ha bisogno di questa visione”.
Continuare lo “spirito di Assisi”. Al centro congressi La Nuvola realizzata da Fuksas interviene anche Sergio Mattarella, mentre papa Francesco concluderà l’incontro martedì pomeriggio al Colosseo. Nel ricordare l’intuizione di Giovanni Paolo II nel 1986, quando riunì i capi religiosi gli uni accanto agli altri e non contro gli altri, il presidente italiano incoraggia chi “come la Comunità di Sant’Egidio opera quotidianamente, anche con una azione preziosa di mediazione per la pace: non incontri casuali, ma tenace perseguimento di sentieri di pace. Si tratta di un lavoro faticoso, che richiede cura e opera paziente, perché la pace è tale soltanto se porta con sé l’antidoto contro l’insorgere di nuove guerre”. Lo ascoltano, tra gli altri, i rifugiati giunti con i corridoi umanitari di Sant’Egidio dalla Libia e dall’Afghanistan, arrivati nei mesi scorsi.
Costruire la pace sotto le bombe. Costruire la pace e non rassegnarsi all’odio è quanto Sant’Egidio vive anche sotto le bombe. Olga Makar porta la voce dell’Ucraina: “Ci svegliamo al mattino e andiamo subito a controllare cosa sia esploso durante la notte. Poi risuonano le sirene degli allarmi antiaereo e ci ripariamo nei corridoi interni dei nostri appartamenti o nei rifugi. Abbiamo fatto scorte di acqua e cibo. A cena discutiamo di come prepararsi all’eventualità di un’esplosione atomica”. Eppure, non ci si rassegna: “Sono stata a Irpin, ferita dalla guerra, con i boschi minati; le case e le scuole sono state distrutte, le persone in strada ti raccontano come hanno perso i loro cari. Ma proprio a Irpin abbiamo ora aperto una nuova Scuola della Pace: per molti bambini è diventata il primo luogo dove hanno riso di nuovo, hanno giocato, hanno trovato amici”. Molti trovano risposta alla guerra nell’aiuto agli altri: “Abbiamo distribuito cibo per strada ai senza dimora anche nei giorni in cui Kiev era sotto attacco, quando stare in strada era pericoloso. Abbiamo aperto centri per i rifugiati, dove diamo loro cibo, che ci viene inviato con cura e generosità dall’Europa”.
Come aprire orizzonti di pace. Capi religiosi e politici riflettano come aprire orizzonti di pace. Alla riflessione inaugurale intervengono altri autorevoli esponenti: il presidente francese Emmanuel Macron, che sottolinea l’importanza del multilateralismo e la critica all’imperialismo di Putin, il presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi, insieme al rabbino capo di Francia, Haim Korsia e il segretario generale della Muslim World League, Abdul Karim Al-Issa. Aprire orizzonti di pace: se ne continua a parlare nei 14 forum previsti lungo tutto il 24 ottobre e la mattina del 25, sempre alla Nuvola, prima di unirsi nel pomeriggio della stessa giornata a Papa Francesco nella Preghiera per la Pace delle religioni al Colosseo.
La voce dei centroamericani in marcia verso gli Usa. Si ascolta la voce di chi costruisce la pace in contesti a volte colpevolmente dimenticati, dal padre Solalinde, che in Messico accoglie i migranti centramericani in cammino verso gli Usa, al beninese Grégoire Ahongbonon, che si batte per la dignità e la cura dei malati di mente in Africa, liberandoli dalle catene. Tanti temi: dialogo interreligioso, ambiente, hate speech online, migrazioni. E ancora, la pace come orizzonte da costruire, tessendo tele di dialogo in un mondo lacerato. Dice il cardinal Zuppi: “Nessuno qui è disoccupato nell’impegno per la pace: è affare troppo importante per essere di qualcuno e ci riguarda tutti.