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Cinema, come dare ai ragazzi palestinesi gli strumenti per raccontare ciò che vedono

Mancano ormai due settimane alla chiusura della raccolta fondi per “Land”, la scuola di “Cinema ambientale per studenti palestinesi”
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ROMA – Se per i palestinesi è difficile, anzi impossibile, studiare, c'è solo da immaginare quanto può essere temibile e letale poter raccontare ciò che accade in quelle terre. Mancano ormai due settimane alla chiusura della raccolta fondi per Land, la scuola di “Cinema ambientale per studenti palestinesi”. Molte persone hanno già contribuito, ma l’obiettivo non è stato ancora raggiunto .

Faranno documentari partendo dalle storie che hanno vissuto e vivono. Land è una scuola di cinema per dodici studenti e studentesse palestinesi. Saranno accompagnati in Italia per un corso intensivo di formazione audiovisiva. Assieme a professionisti e docenti, realizzeranno i loro primi documentari partendo dalle storie che li attraversano. Ma questo progetto non riguarda solo l’accesso a competenze tecniche: vuole essere uno spazio sicuro di racconto, dove la possibilità di avere voce viene protetta e rafforzata.

Oggi, nei territori palestinesi, quella possibilità è minacciata.

L’irruzione dell’Idf contro gli studenti. “Perché mentre si parla di ‘tregua’ a Gaza, in Cisgiordania si diffondono violenza e limitazioni”, si legge in una nota di Cinema Verde.Il 6 gennaio scorso le forze israeliane hanno fatto irruzione nel campus dell’Università di Birzeit – città palestinese a 25 km a Nord di Gerusalemme, alla periferia di Ramallah – durante un evento a cui partecipavano oltre ottomila studenti. Sono stati usati gas lacrimogeni e proiettili. Più di 40 i feriti, molti i colpiti da arma da fuoco. Secondo i docenti è una delle azioni più gravi degli ultimi vent’anni.

Uccisi almeno 249 giornalisti. Secondo il Committee to Protect Journalists, nei territori palestinesi sono stati uccisi almeno 249 giornalisti e operatori dei media. Si tratta del periodo più letale per la stampa da quando esistono rilevazioni sistematiche. Vengono colpiti fotoreporter, conduttrici radio, operatori freelance, intere redazioni locali. La memoria del conflitto si sta scrivendo a prezzo della vita di molti.

Intanto si chiudono anche gli spazi umanitari. Alla fine dello scorso dicembre – come è ormai noto – 37 organizzazioni internazionali hanno ricevuto l’ordine di interrompere le attività a Gaza e in Cisgiordania, come Medici Senza Frontiere, Oxfam, Norwegian Refugee Council. Le Nazioni Unite e diversi governi europei hanno espresso forte preoccupazione per l’effetto che questo avrà sull’accesso all’acqua, al cibo e all’assistenza medica.

Una forma di resistenza umana, un atto di civiltà. Land nasce insieme a realtà radicate sul campo per sostenere la cultura come forma di resistenza umana e come strumento per creare le condizioni per la giustizia e la pace. “Perché quando le università vengono colpite – si legge ancora nella nota di Cinema Verde – creare uno spazio di formazione e narrazione è un atto di civiltà. Significa dire: le storie di tutti contano, nessuno sguardo sul mondo può essere cancellato”. Per donare

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