ROMA – Una luce sul Gianicolo per non dimenticare. A cinquant’anni dal colpo di Stato del 24 marzo 1976 in Argentina, Roma si prepara a ricordare le vittime della dittatura militare con un’iniziativa che unisce memoria storica e impegno civile. L’appuntamento è per lunedì 23 marzo con un convegno istituzionale in Campidoglio e l’accensione straordinaria del Faro degli Argentini.
Evento tra memoria e responsabilità. Promosso da Amnesty Italia e dal Comitato cittadino “Roma ricorda i desaparecidos”, l’evento si inserisce nelle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del golpe e punta a riportare al centro del dibattito una vicenda che riguarda anche l’Italia. Non solo per i legami storici tra le due sponde dell’Atlantico, ma per la presenza, tra le vittime, di numerosi cittadini italiani e italo-discendenti.
Le madrine dell’iniziativa. A fare da filo conduttore sarà il tema della memoria come responsabilità condivisa. Un elemento che emerge anche nella scelta delle madrine: la storica Anna Foa, suor Geneviève Jeanningros – nipote di suor Leonie Duquet, tra le religiose sequestrate e uccise durante la dittatura e poi gettate nell’Oceano Atlantico nei “voli della morte” – e Maria Bonafede, esponente della Chiesa valdese di Torino. Tre figure diverse, accomunate da un impegno costante nella difesa dei diritti e nella trasmissione della memoria.
Il significato del Faro degli Argentini. Il programma prevede, lunedì 23 marzo alle 11, un incontro in Campidoglio presso la Sala della Protomoteca con il liceo spagnolo "Las Salinas " del "Isola di Lanzarote, Canarias, assieme a Mercedes Salado Puerto , antropologa spagnola del "Equipo Argentino de Antropología Forense" sul tema "Cittadini spagnoli assassinati /desaparecidos durante la dittatura militare di Videla"; martedì 24 alle 18,30, presso il Belvedere 5 Febbraio 1849 (passeggiata del Gianicolo) l’accensione del Faro degli Italiani dell" Argentina al Gianicolo.
Il segno della riconoscenza verso la madrepatria. Donato nel 1911 dagli italiani emigrati in Argentina, il faro nasceva come segno di riconoscenza verso la madrepatria. Oggi quella luce assume un significato diverso: diventa simbolo di una memoria che attraversa le generazioni e richiama una delle pagine più drammatiche del Novecento.
Una storia che riguarda anche l’Italia. La dittatura militare argentina ha provocato circa 30mila desaparecidos: persone sequestrate, torturate e fatte scomparire. Tra loro, molti erano legati all’Italia per origine o cittadinanza. È questo elemento a rendere quella vicenda parte integrante anche della storia italiana, non solo per prossimità culturale ma per una responsabilità condivisa.
Il valore delle testimonianze. Al centro dell’iniziativa non c’è solo la ricostruzione storica, ma anche il valore delle testimonianze. Le storie dei familiari dei desaparecidos, che da decenni chiedono verità e giustizia, rappresentano il nucleo più vivo di questa memoria. Una memoria che non si esaurisce nel ricordo, ma si traduce in impegno civile.Memoria come impegno nel presente
Non sarà solo una commemorazione. L’accensione del Faro di Roma non è solo una commemorazione, ma un atto pubblico che invita a interrogarsi sul presente. A cinquant’anni dal golpe, Roma sceglie così di riaccendere quella luce: non per celebrare, ma per continuare a ricordare e per riconoscere, nella memoria, uno strumento necessario per comprendere il nostro tempo.