"Il salone della crisi": da un anno a questa parte il terrore di tutti gli organizzatori di Motor Show dei motori è sempre lo stesso, quello che la propria rassegna venga bollata come quella che sotto i riflettori manda in passerella la terribile crisi dell'auto. Questioni di immagine, ovvio, perché ogni Show è un business a parte. Ma questa forsennata ricerca di andare oltre il momento di difficoltà si traduce sempre in qualcosa di patetico, in qualcosa che alla fine lascia tutti insoddisfatti.
Il problema di questi saloni è infatti doppio: da una parte nascondere la crisi, dall'altra non esagerare nel far finta di niente. Il rischio di dare l'impressione di ballare sul Titanic infatti potrebbe essere ben peggiore perché alla fine lo Show apparirebbe completamente fuori dal mondo. Fino a oggi il 'nostro' Motor Show di Bologna è quello che è riuscito meglio nell'impresa (complici i tanti eventi sportivi e gli altrettanti numerosi convegni), mentre a quello di Detroit va la palma del peggiore: per poco non è stato cancellato dal calendario e l'immagine che ha dato è stata penosa.
Ora, dal 5 al 15 marzo, siamo a Ginevra: sulla carta la presenza delle marche è qualificante ma il risultato di pubblico e critica è tutto da verificare perché le tantissime novità che presentiamo in questo speciale da sole non possono certo reggere l'impatto della crisi. D'altra parte se una volta si confidava ciecamente nell'uscita di un nuovo modello per risollevare le vendite di una marca oggi è fin troppo chiaro che non è più così: una carrellata di novità, grandi e piccole che siano, quindi non basta più. E se non bastano per i clienti è chiaro che non bastano nemmeno per un salone.
Quello che servono, insomma, sono le idee. E un Motor Show ha il (grande) vantaggio di doverle solo presentare, senza la stringente necessità di doverle poi subito proporre sul mercato. Riuscirà il salone di Ginevra in questo difficile compito? Dite la vostra.
Il problema di questi saloni è infatti doppio: da una parte nascondere la crisi, dall'altra non esagerare nel far finta di niente. Il rischio di dare l'impressione di ballare sul Titanic infatti potrebbe essere ben peggiore perché alla fine lo Show apparirebbe completamente fuori dal mondo. Fino a oggi il 'nostro' Motor Show di Bologna è quello che è riuscito meglio nell'impresa (complici i tanti eventi sportivi e gli altrettanti numerosi convegni), mentre a quello di Detroit va la palma del peggiore: per poco non è stato cancellato dal calendario e l'immagine che ha dato è stata penosa.
Ora, dal 5 al 15 marzo, siamo a Ginevra: sulla carta la presenza delle marche è qualificante ma il risultato di pubblico e critica è tutto da verificare perché le tantissime novità che presentiamo in questo speciale da sole non possono certo reggere l'impatto della crisi. D'altra parte se una volta si confidava ciecamente nell'uscita di un nuovo modello per risollevare le vendite di una marca oggi è fin troppo chiaro che non è più così: una carrellata di novità, grandi e piccole che siano, quindi non basta più. E se non bastano per i clienti è chiaro che non bastano nemmeno per un salone.
Quello che servono, insomma, sono le idee. E un Motor Show ha il (grande) vantaggio di doverle solo presentare, senza la stringente necessità di doverle poi subito proporre sul mercato. Riuscirà il salone di Ginevra in questo difficile compito? Dite la vostra.