Anteprima alla Settimana milanese della moda, tanto per affermare la irrinunciabile vocazione glamour, e poi lo stand del Salone di Ginevra: questa la passerella per una nuova concept Mini, la Rocketman. E, come molte delle proposte futuribili che l'hanno preceduta, anche la neo debuttante prefigura un prossimo modello di serie, magari non proprio imminente ma probabilmente in arrivo entro il 2014.
La Rocketman svela dunque i possibili connotati di una city-car, dalle dimensioni molto compatte, destinata ad offrire l'interpretazione della mobilità urbana da parte del marchio britannico del gruppo BMW. Un'auto più corta di una trentina di centimetri rispetto alla attuale berlinetta classica e che in qualche modo riannoda, naturalmente in chiave contemporanea, il filo con la tradizione della mitica creatura di Alec Issigonis, prima a fregiarsi del nome Mini nel 1959 e protagonista di una autentica rivoluzione nella categoria delle vetture più piccole.
La Rocketman, d'altra parte, propone una strada diversa, sotto il profilo sia formale che tecnico, rispetto a potenziali rivali come la Smart o la Toyota IQ: lunga 3,42 metri, al livello quindi di una C1 o di una Aygo, offre una spazio interno modulabile in grado di ospitare fino a quattro persone, richiama sul piano stilistico i tratti tipici delle sorelle maggiori e non rinuncia ad una certa intonazione sportiveggiate, sottolineata nella concept dalla generosa gommatura con cerchi da 18 pollici. Numerose, inoltre, le soluzioni originali, che non necessariamente potranno tutte essere trasferite nella normale produzione: dalla raffinata e costosa struttura spaceframe in carbonio, al sistema di apertura delle due portiere laterali con cerniere in vista (citazione della antesignana Mini), al vano bagagli con doppia apertura a sollevamento e a cassetto. Nell'abitacolo, inoltre, strumento centrale con grafica tridimensionale, comandi concentrati sul volante e presenza dei sistemi interattivi più avanzati.
Dal punto di vista meccanico, la Rocketman dichiara la stretta parentela con il caratteristico feeling di guida dei modelli del marchio, centrato sulla estrema maneggevolezza, mentre in tema di motori si parla di unità capaci di limitare i consumi a 3 l/100 km. Del resto, è noto che il gruppo BMW, anche in collaborazione con Peugeot-Citroen, ha allo studio nuove unità a due e tre cilindri, nonché componenti ibride per le quali è nata una specifica joint venture con i francesi.
Se la concept si concretizzerà nell'arco dei prossimi anni, sarà elemento importante nello sviluppo di una gamma che già oggi si articola in quattro linee di prodotto (berlinetta tre porte, Cabrio, giardinetta Clubman e crossover Countryman) e che presto verrà integrata in sequenza dalla compatta Suv-coupè Paceman e dalle Coupè e Roadster due posti. Una gamma forte, nonostante la collocazione di nicchia e i prezzi "fuori serie", di un notevole successo, che ha permesso di stabilire nel pur contrastato 2010 un anno record di vendite (oltre 230 mila unità, delle quali 140 mila in Europa) e risultati di livello anche in Italia (18 mila unità nella passata stagione e 1.138 a gennaio con trend in crescita del 15%).
La Rocketman svela dunque i possibili connotati di una city-car, dalle dimensioni molto compatte, destinata ad offrire l'interpretazione della mobilità urbana da parte del marchio britannico del gruppo BMW. Un'auto più corta di una trentina di centimetri rispetto alla attuale berlinetta classica e che in qualche modo riannoda, naturalmente in chiave contemporanea, il filo con la tradizione della mitica creatura di Alec Issigonis, prima a fregiarsi del nome Mini nel 1959 e protagonista di una autentica rivoluzione nella categoria delle vetture più piccole.
La Rocketman, d'altra parte, propone una strada diversa, sotto il profilo sia formale che tecnico, rispetto a potenziali rivali come la Smart o la Toyota IQ: lunga 3,42 metri, al livello quindi di una C1 o di una Aygo, offre una spazio interno modulabile in grado di ospitare fino a quattro persone, richiama sul piano stilistico i tratti tipici delle sorelle maggiori e non rinuncia ad una certa intonazione sportiveggiate, sottolineata nella concept dalla generosa gommatura con cerchi da 18 pollici. Numerose, inoltre, le soluzioni originali, che non necessariamente potranno tutte essere trasferite nella normale produzione: dalla raffinata e costosa struttura spaceframe in carbonio, al sistema di apertura delle due portiere laterali con cerniere in vista (citazione della antesignana Mini), al vano bagagli con doppia apertura a sollevamento e a cassetto. Nell'abitacolo, inoltre, strumento centrale con grafica tridimensionale, comandi concentrati sul volante e presenza dei sistemi interattivi più avanzati.
Dal punto di vista meccanico, la Rocketman dichiara la stretta parentela con il caratteristico feeling di guida dei modelli del marchio, centrato sulla estrema maneggevolezza, mentre in tema di motori si parla di unità capaci di limitare i consumi a 3 l/100 km. Del resto, è noto che il gruppo BMW, anche in collaborazione con Peugeot-Citroen, ha allo studio nuove unità a due e tre cilindri, nonché componenti ibride per le quali è nata una specifica joint venture con i francesi.
Se la concept si concretizzerà nell'arco dei prossimi anni, sarà elemento importante nello sviluppo di una gamma che già oggi si articola in quattro linee di prodotto (berlinetta tre porte, Cabrio, giardinetta Clubman e crossover Countryman) e che presto verrà integrata in sequenza dalla compatta Suv-coupè Paceman e dalle Coupè e Roadster due posti. Una gamma forte, nonostante la collocazione di nicchia e i prezzi "fuori serie", di un notevole successo, che ha permesso di stabilire nel pur contrastato 2010 un anno record di vendite (oltre 230 mila unità, delle quali 140 mila in Europa) e risultati di livello anche in Italia (18 mila unità nella passata stagione e 1.138 a gennaio con trend in crescita del 15%).