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Roma, quell'albergo che sprizza arte

Quattro artisti e quattro scrittori davanti a uno storico hotel di Roma: il Locarno, da sempre meta di artisti, attori e intellettuali

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Ci sono hotel che non sono soltanto hotel, ma punti di incontro, pezzi di storia, parti di città in cui la vita accade dentro e fuori dalle camere da letto. Ne potremmo elencare un bel po' ma non sono tanti quelli che lasciano il segno in una città. E non c'entra il lusso, è solo questione di atmosfera giusta. L'hotel Locarno, nel centro di Roma, a due passi da piazza del Popolo, è uno questi, con una storia quasi magica, ricca di  episodi da raccontare. L'hanno frequentato - e lo fanno ancora - artisti, intellettuali, scrittori, attori, premi nobel. Colazioni di lavoro per direttori di passaggio, rifugi di poeti all'orario dell'aperitivo, improvvisati tavoli di accordi tra registi, letture di giornali davanti al caminetto, incontri fugaci - e a volte anche clandestini - di cui a essere testimoni spesso sono soltanto le mura dell'albergo e lo sguardo discreto e complice di qualche addetto alla concergie che in questo caso preferisce farsi chiamare "anfitrione".

All'Hotel Locarno Alain Elkann, anni fa, ha intitolato un libro. Ed è solo uno dei tanti esempi delle connessioni dell'hotel con la parola scritta, un legame la cui prova più recente ne è una mostra ora in corso, proprio lì. O meglio: nella strada di fronte all'albergo, a via della Penna.

È su quella strada che immagini e parole, arte visiva e letteratura si incontrano per essere vissuti da tutti, non soltanto dagli ospiti del Locarno e dagli addetti ai lavori. Il progetto O. Z., infatti, è un programma di quattro mostre della galleria Otto Zoo di Milano, realizzato in collaborazione con l'Hotel Locarno di Roma e con la cura di Ilaria Gianni, che prevede quattro mostre in due finestre- vetrine in via della Penna, messe a disposizione dall'albergo partner. Le vetrine sui vecchi muri si sono trasformate così in cornici per opere create apposta per essere esposte lì da quattro artisti, insieme a testi inediti di altrettanti scrittori.

Si è iniziato con il lavoro di Sebastiano Mauri e il testo di Elena Stancanelli. Fino al 15 dicembre passando per la capitolina via della Penna, negli spazi a vetri, tutti potranno vedere i pezzi della serie "Gods versus Aliens", concepiti da Mauri per questo progetto: dentro campane di vetro sono rinchiusi - o forse sarebbe meglio dire "preservati" ed "esposti" per usare le stesse parole che Stancanelli ha scritto nel suo testo- coloratissime divinità ed alieni che si incontrano un pantheon-gioco in cui piccoli esseri molto diversi tra di loro - e dalla norma- mettono ludicamente in discussione assolutismi e dogmi, etica e politica, conformismo e diversità. L'artista, che tra l'altro, è anche lui scrittore, è il primo a credere nel valore di portare l'arte contemporanea in strada, tra la gente e per la gente, come ha dimostrato anche con le sue opere ora esposte al foyer del Macro di Roma, nella parte del museo ad ingresso gratuito, dove tutti hanno accesso anche senza biglietto. Per "Art in the Lobby" Mauri espone (fino a gennaio) al museo di via Nizza "The God MachineTM"  una rilettura della geografia spirituale e mentale in chiave pop.

L'atipica mostra di Mauri con il testo di Stancanelli è solo la prima puntata di una sinergia tra arte e letteratura che proseguirà nel corso di nove mesi con altre tre coppie: Serena Vestrucci e Vincenzo Latronico i prossimi a gennaio, poi Maria Morganti e Matteo Nucci e, infine, T-yong Chung e Francesco Pacifico, tutti sulla strada che porta all'hotel Locarno.