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Ferrara-Murano e ritorno. Rinascono i "vetri" distrutti dal sisma

L'iniziativa “Una luce per l’Emilia Romagna” riporta in vita lampadari d'epoca: manufatti artistici che erano parte del Palazzo del Comune di Sant'Agostino ai tempi del sisma del 2012. Seriamente danneggiati, ritrovano l'antico splendore, grazie alla solidarietà degli artigiani veneti

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Un vigile del fuoco, degli artigiani di sapienza invidiabile, due città italiane che, come tutte le località del nostro Paese, sono uniche per il loro patrimonio artistico. Di questi ingredienti è fatta l'operazione culturale “Una luce per l’Emilia Romagna”, voluta dal Consorzio Promovetro Murano, per sostenere il patrimonio dell’Emilia Romagna su invito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Facciamo riferimento al terremoto che ha segnato il 20 maggio 2012 il comune di Sant'Agostino, in provincia di Ferrara dove, alle 4 del mattino, per venti lunghissimi secondi, ha tremato la terra e con essa edifici, abitanti e una intera comunità. Che ora si rialza e dimostra come si può continuare a sperare nella vita anche quando tutto sembra perduto, facendo leva sulla solidarietà e l'amore per l'arte.

LE IMMAGINI

Grazie a un lavoro congiunto delle Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio per le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, infatti, si sono recuperati e restaurati alcuni capolavori in vetro colpiti dal sisma, come i lampadari che si trovavano all’interno del palazzo che ospitava gli uffici e la sala consiliare del Comune di Sant’Agostino. I manufatti sono ora in mostra, dal 23 gennaio al 28 febbraio 2016, al Museo del Vetro di Murano, nello spazio delle Conterie.

Se prima, una delle immagini che più era rimasta impressa nella popolazione di Sant'Agostino era quella del momento in cui, con il fiato sospeso, si guardava, attraverso lo squarcio di una parete distrutta, un lampadario in biblico, che poteva cadere da un momento all'altro, ora è la bellezza che ridà vita al lampadario e accende anche la speranza a entrare dritta nel cuore di tutti.

L’esposizione, che raccoglie 4 lampadari, grazie a un allestimento curato dal Teatro La Fenice, ha ricreato i muri squarciati all'interno del museo dove sono ora visibili - rimessi a nuovo - tre modelli di dimensioni contenute oltre al gigantesco lampadario in cristallo-ambra oro di quasi 5 metri di altezza, con una circonferenza di circa 3 metri, realizzato alla metà degli anni venti del Novecento. Un lavoro di restauro monumentale quanto il lampadario stesso, e anche come la storia che si porta appresso: un' operazione che non sarebbe mai stata possibile senza l'iniziativa dell'ex comandante Vigili del fuoco di Ferrara Cristiano Cusin né senza le maestranze degli artigiani di Murano che, tutti insieme, sotto la guida di Promovetro, si sono messi al lavoro per ridare vita a oltre un migliaio di elementi in vetro di varia dimensione (1.200).

Componenti metalliche, crocette in ferro battuto, vecchie candele in legno e impanti elettrici sostituiti da lampadine a led a risparmio energetico. Un'abilità che proviene “soltanto” dal lavoro pluridecennale imparato lavorando nelle fornaci con impegno, fatica (e anche divertimento), come ricorda il maestro Gianni Seguso, artigiano da generazioni che, in questo caso, ha messo la sua competenza a servizio dei fiori del lampadario, ognuno restaurato dopo prove di colore – tra l'ambra e l'oro- durate ore e giorni a contatto con questo materiale “solido che si comporta da liquido” per usare la definizione che Seguso stesso dà del vetro. Una positiva testimonianza di come fabbrica e museo possano convivere, come ha evidenziato Cristina Gribaudi, Presidente dei Musei Civici di Venezia, nel presentare l'iniziativa a Murano: “credo nelle fabbriche che si contaminano con la cultura: è una fase di inizio di un nuovo rinascimento, in cui la cultura deve necessariamente entrare nelle fabbriche e le fabbriche nei muse, per concepire i musei non solo per rappresentare la tradizione ma per ricreare quell'atmosfera piena di idee e maestranze estremamente importanti per tutta l'Italia che deve riprendere in mano il proprio patrimonio”.

I quattro lampadari sono tutti accomunati da quel riconoscibile stile che si rifa alla grande tradizione veneziana del Settecento: lampadari monumentali, sui modelli di quelli conservati al Museo di Palazzo Mocenigo o a Ca’ Rezzonico. “Il grande lampadario di Sant'Agostino da oggi rappresenta per Murano il simbolo della volontà di andare avanti, della nostra rinascita: nulla è perduto se c’è la buona volontà e l’amore verso il nostro lavoro, le nostre tradizioni e la nostra storia” ha commentato il presidente del Consorzio Promovetro, Luciano Gambaro alla presentazione della mostra di Murano, accompagnata da un libro (Baraldi Editore) curato dallo scrittore e giornalista Alberto Toso Fei che ripercorre la storia dei lampadari di Sant’Agostino e l’intera attività di restauro. “Una luce per l’Emilia Romagna” è stata realizzata col patrocinio di Regione del Veneto, Regione Emilia Romagna, Provincia di Venezia, Provincia di Ferrara, Comune di Venezia, FAI, Università degli Studi di Venezia Ca’ Foscari, ed il sostegno della Camera di Commercio di Venezia Rovigo Delta Lagunare, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, dell’Associazione Amici del Territorio della Comunità di Sant’Agostino.

Info utili
Una luce per l’Emilia Romagna. I lampadari di Sant’Agostino
Murano, Museo del Vetro (Fondamenta Giustinian, 8) 23 gennaio - 28 febbraio 2016
Orari: tutti i giorni, 10.00-18.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero, euro 10,00; ridotto, euro 7,50
Informazioni: Tel. +39 0415274718 email: [email protected] - http://museovetro.visitmuve.it