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"Il meglio deve ancora venire", l'addio di Antonio Sorrentino

Si tratta di un’esposizione originale progettata dallo stesso artista qualche mese prima della sua scomparsa, avvenuta prematuramente nel 2012. A tre anni di distanza da quella brusca interruzione, prende corpo a Milano l’ultima coraggiosa, ironica - a tratti persino irriverente - sua riflessione

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Aveva scelto l’arte, aveva deciso di fare ciò che più gli veniva naturale nonostante la sua formazione classica, ovvero esprimersi attraverso il disegno, la grafica, la pittura e la fotografia. Milano era la città che poteva aiutarlo a migliorare e a focalizzare il suo linguaggio. Antonio Sorrentino, ragazzo bello e volitivo di Catania era arrivato al nord nei primi anni ‘90 e aveva trovato il clima giusto per coltivare la sua creatività, tra un sistema strutturato d’arte, design, fumetto, pubblicità e un ambiente underground stimolante, con centri sociali e spazi alternativi molto attivi.

LE IMMAGINI

Tra le sue esperienze artistiche più importanti c'è sicuramente l'aver fondato nel 1994 insieme a Dario Arcidiacono, Giordano Curreri e Sandra Virlinzi, il primo gruppo artistico new-pop italiano, gli "Ultrapop", un collettivo che ebbe la grande intuizione di portare una rilettura di immagini pop e splatter su tela, arricchendole quindi dell'energia propria del linguaggio pittorico, ben diverso da quello dell'illustrazione e del fumetto. In questo furono grandi precursori di tutt'ondata di nuovo figurativo, come il new-pop californiano, che ha caratterizzato la scena artistica internazionale nella seconda parte degli anni '90 e nei primi anni del 2000. Antonio Sorrentino era il leader silenzioso di questo gruppo, non solo perchè asciutto e di poche parole come suo atteggiamento, ma perchè sapeva tracciare con le sue ironiche invenzioni seriali e le sue immagini tranchant, vere e proprie prospettive di pensiero, senza imporle.

Antonio Sorrentino non c'è più. Colpito da una malattia rara di cui non si è mai scoperta la natura, dopo giorni e giorni di immesa sofferenza, nell'estate del 2012, a 43 anni, ha salutato questo mondo, nella piena coscienza di compiere un passaggio ineluttabile. Ma l'amore per la speculazione e l'arte sono stati sempre presenti durante la malattia, anche nei momemti più duri, anzi ci si era attaccato come a un credo, erano la sua fede. Da ciò, da un profondo rispetto per il potere dell'immaginazione e della libertà di creare, arriva “The best is yet to come”, ovvero “Il meglio deve ancora venire”, è questo il titolo dell'intensa mostra, in programma a Milano, dal 15 al 21 maggio nelle sale della Galleria dell’Institut Français, alla Fondazione delle Stelline.

 Un'esposizione progettata da lui stesso che presenta una raccolta di opere, dipinti e installazioni, realizzate nel corso degli anni e selezionate con precisione. Opere accomunate dal gusto per l'ironia utilizzata come registro: un modo lieve di affrontare temi complessi e controversi. A Sorrentino piaceva sovvertire l'ordine delle cose, manipolarle e reinventarle, in modo non convenzionale. Si muoveva tra codici e icone del quotidiano rileggendo ad esempio le istruzioni dell'Ikea, in cui inserisce temi universali come la vita ultraterrena, le carte da gioco, che diventano una teoria di icone senza volto che illustrano le nostre paure, oppure la splendida serie "I will survive", che descrive l'angoscia di attraversare territori alieni, in cui l'uomo è costretto a vivere e a sopravvivere sia "nell'al di qua che nell'al di là".  

Ferruccio Giromini, giornalista e storico dell’immagine, nel saggio critico che introduce alla mostra, fa proprie le considerazioni di Antonio Sorrentino e scrive: “Guardatevi intorno, sembra suggerire, o voi mortali che vivete immersi nel mondo delle Ikee e lo credete, a giusto titolo, un mondo ikeale. Ma davvero è tutto qui, gente? Vi crogiolate in peluche fasulli e non capite di agitarvi vacui sotto un cielo che vi schiaccia, circondati da una corte dei miracoli che altro non è che una giostra di dubbi prodigi, eseguiti con prestidigitazione ambigua da giocolieri senza volto, sulle cui fattezze sono calati pesanti i passamontagna degli oscurantismi. Così ci lascia senza fiato”. Grazie Antonio.

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