TOLOSA - Anche l'Italia si iscrive all'Europeo delle vittorie estreme, specialità della Francia (due volte), dell'Inghilterra e di qualcun altro. Preziosa e noiosa, la partita contro la Svezia ci manda agli ottavi e risolve un garbuglio che si era formato lentamente, come un tappo nel lavandino. L'ha sturato Eder, uno di quelli che Conte difenderebbe fino alla morte, colui che si è eclissato all'Inter (succede) dopo tutti quei gol nella Sampdoria. Bello che sia stato proprio l'oriundo a risolvere una gara in cui gli azzurri sono apparsi piuttosto involuti rispetto al debutto gassato contro il Belgio. Eder ha segnato un gol assai virtuoso, infilandosi tra quattro svedesi dopo una sponda di Zaza, entrato per sostituire Pellè e capace di smuovere il fondo del minestrone. Ci voleva.
Nulla di spettacolare, ma questo è un torneo adatto a personaggi ruvidi e tenaci: gli azzurri lo sono, e anche parecchio orgogliosi. Eppure l'Italia è partita moscia, come devitalizzata. Ha lasciato a lungo l'iniziativa alla Svezia che ha portato avanti palloni come macigni, pietre da far rotolare in qualche modo. Nulla, della fresca aggressività mostrata contro il Belgio, si è visto in uno schema azzurro che ha badato a pressare altissimo Ibrahimovic, anche nella sua metà campo, e a dirottare confusi palloni verso Pellè, quanto mai sbilenco. Il gioco d'attacco dell'Italia, in pratica, non è esistito: rifornite poco e male, le nostre punte hanno girato a vuoto, compreso Eder che ha tentato solo qualche manovra di sponda. Gli unici, sporadici palloni verso la porta di Isaksson li hanno spinti Candreva e Florenzi, senza però creare veri pericoli.
Italia-Svezia, il film della partita
La Svezia è una squadra compatta e legnosa, si sapeva. Per lunghi tratti l'Italia ha però evitato di offenderla. Lo spauracchio Ibra se lo sono passati Bonucci, Barzagli e Chiellini come il sale a tavola, e il campione ha provato a mettere un po' di paura anche se gli sarebbe servito almeno un altro se stesso per farsi passare la palla. La prima mezza partita è stata insomma noiosissima, Conte si è molto sbracciato per dare la carica agli azzurri, ma le corse più vive le hanno mostrate gli svedesi Ekdal e Olsson. Il possesso/palla, dato non assoluto ma un buon indicatore per comprendere il flusso del gioco, è stato nettamente giallo: 59 per cento contro 41. A gioco lungo, ma non rapido, l'Italia ha provato a pressare di più, togliendo con più ardore l'iniziativa all'avversario. Nel frattempo, Conte ha levato prima Pellè (il nostro "inglese" non ne ha azzeccata una) e poi De Rossi, inserendo Zaza e Thiago Motta. Non è aumentato l'ordine, soltanto un poco l'intensità, ma era proprio quella che serviva per resuscitare Eder l'oriundo, italiano forse per sbaglio ma non per caso.