Francia 2016

Dai Lukaku agli Evans, quanti fratelli all'Europeo

I fratelli belgi Romelu e Jordan Lukaku 
Quattro coppie in campo: oltre ai belgi ed agli irlandesi, i Berezutski e persino due, come gli Xhaka, che giocano in nazionali diverse, Albania e Svizzera. Non è comunque la prima volta, nel passato gli esempi sono numerosi
2 minuti di lettura
MARSIGLIA - Dei molti modi di essere fratelli. Commossi e malinconici come i Lukaku, per esempio. Escono dal campo abbracciati, in lacrime, la riserva Jordan che conforta la stella Romelu, criticato, messo in discussione, poi finalmente di nuovo sazio di gol con la doppietta contro l'Irlanda. Insieme ne hanno passate tante, non solo loro, loro due con la mamma, mollata dal papà dall'oggi al domani dopo essersi rifugiati in Belgio per sfuggire alla dittatura in Congo. Eppure sono vivi, eppure sono qua. "Fu proprio mia madre che mi convinse a dire di sì all'Everton. Io avevo già riattaccato". Tre anni fa Romelu spese il suo buon nome per tirare il padre fuori dal carcere, dove era finito con l'accusa di molestie a una sua ex compagna.

Oppure si può essere come i Berezutski, russi, gemelli, 34 anni compiuti proprio oggi, Alexei e Vasili, cresciuti alla scuola dello sport Smena, a Mosca, e separati solo per un breve tratto della loro carriera, prima di ritrovarsi al Cska e in Nazionale. Alexei di suo fratello dice che "non mi riesce possibile stabilire quanto sia forte in campo, quanto sia in gamba come calciatore, perché stiamo sempre insieme, anche fuori, anche quando la partita finisce, ed è come se in fondo parlassi di un pezzo di me". Non possono conoscere, i Berezutski, la storia che qualche decennio fa raccontavano Mario e Marco Piga, gemelli sardi, capaci di sentire dolore sulla gamba quando l'altro subiva fallo, in un'altra partita, a centinaia di chilometri di distanza. Si può essere solari e gioiosi come gli Evans, Jonny e Corry, uno del West Bromwich Albion, l'altro del Blackburn, fratelli nella Nazionale dell'Irlanda del Nord come un tempo Danny e Jackie Blanchflower, che però non riuscirono a giocare insieme il Mondiale del '58. Jackie era rimasto gravemente ferito nell'incidente aereo che portò via il Manchester United. Dovette lasciare il calcio. Gli Evans sono i primi fratelli nordirlandesi a un grande torneo. Sono quelli che sorridono sempre. "Se siamo qui è per i sacrifici fatti dai nostri genitori, disposti a lasciare casa e seguirci in Inghilterra". Jonny partì a 15 anni, l'estate dopo tutta la famiglia era di nuovo accanto a lui. Sacrifici che papà Evans fece volentieri. Avrebbe voluto giocare lui stesso a calcio, aveva provato con il Chelsea, continuò fra i dilettanti. "Quando ero fra le giovanili dello United, a un certo punto si prestò a guidare il minibus con cui la squadra si spostava".

Degli Xhaka si sa ormai tutto. Fratelli fieri dei loro percorsi diversi. Uniti nella diversità. Kosovari di origine, sono cresciuti in Svizzera. Granit si è tenuto quella maglia, Taulant rivolle appena possibile l'Albania. Quest'Europeo li ha messi contro. Dopo 12 secondi di partita, Albania-Svizzera, la seconda del torneo, si sono fraternamente piantati  i gomiti in faccia e i tacchetti sul collo del piede per prendere un pallone. Mamma in tribuna aveva una maglia per metà albanese e per metà svizzera, già solo l'energia e il tempo impiegati per crearla andrebbero premiati.

I primi fratelli si affacciarono agli Europei nel 1980, per giunta erano gemelli, gli olandesi Willy e Renè van de Kerkhof, finiti dentro la generazione dei belli e perdenti. Giocarono la seconda edizione svolta in Italia, che i tabloid inglesi in questi giorni ricordano appena possono come la più brutta di sempre (stadi vuoti, i loro hooligan, lo scandalo scommesse appena scoppiato). Quattro coppie c'erano già state nel 2000: il Belgio aveva gli Mpenza, l'Inghilterra i Neville, l'Olanda i de Boer, la Svezia gli Andersson. All'Italia capitò nel 1980 di portare al torneo sia Franco sia Beppe Baresi. Al Mundial glorioso di Spagna, due anni dopo, sarebbe andato solo il primo. In Italia ci sono però fratelli che hanno segnato lo stesso giorno con due squadre diverse (i Mancosu, i Rigoni) e quelli che insieme hanno segnato nello stesso giorno alla stessa avversaria nella stessa partita (i Ciofani  e i Filippini). Gelosie? Vasili Berezutski dice che "la rivalità esiste da bambini, non può essere ancora viva a quest'età, altrimenti ci sarebbe qualcosa di strano e di sbagliato". Non sa dei fratelli Sentimenti, 1942, non sa di Lucidio che segnò su rigore ad Arnaldo spezzandogli la serie di imbattibilità, e venne rincorso per la rabbia fino a centrocampo.