PARIGI - Difficile immaginare una vittoria più giusta, rotonda, meritata, perfetta. L'Italia è stata superiore dal primo all'ultimo secondo, dal primo all'ultimo pallone. Ha vinto per 2-0 ma potevano essere 4. Ha costretto il portiere spagnolo a svariati miracoli. Ha chiuso tutti gli spazi ma senza distruggere, con un'applicazione feroce, assoluta, qualcosa che nei meccanismi e nei cervelli azzurri ha ricordato l'Italia dell''82: quando bisognava essere perfetti per andare avanti e così fu.
La grande Spagna l'abbiamo ridotta a un ricordo, a un reperto archeologico. Un avversario poverissimo, stremato e senza più nulla di quello che l'aveva reso mondiale, galattico. Altro che tiqui taca: la Spagna è "tiqui niente", non riesce neppure più a imbastire un merletto a centrocampo, un ricamo qualunque. Altra stoffa l'Italia, altro spessore: cuore ma anche piedi, agonismo ma pure tattica e tecnica. E' stata quasi la replica della vittoria contro il Belgio, favoriti gli altri, magnifici noi. Ancora una volta Conte ha preparato il piano alla perfezione: ha spento la Spagna, ha isolato Morata e ha lanciato i suoi cursori micidiali. Che poi il gol del vantaggio l'abbia segnato uno dei "bastardi" della difesa, un gregario/campione come Chiellini, è un ulteriore marchio di fabbrica.
Urla, imprecazioni e gioia sfrenata: la partita di Conte
Ora arriva la Germania, sabato a Bordeaux, e la suggestione è infinita. Italia-Germania 4-3, Italia-Germania con Paolo Rossi al Bernabeu. Italia-Germania, stavolta, con Pellé e Bonucci, Eder e De Sciglio. Generazioni azzurre non baciate dagli dei e forse, proprio per questo, ancora più divine.